DUEMILA ANNI FA, ROMA DISTRUSSE TARANTO, MA I TARANTINI CONQUISTARONO ROMA CON TARANTA

DI RAFFAELE VESCERA


Uomini e donne di ogni età, ceto e condizione, le giovinette in pubertà, le vedove, le spose infelici, le zitelle degli sfioriti amori, trovavano la possibilità di sfogare nel culto del tarantismo quanto l’ordine sociale ha confinato nelle chiuse della mente.
Questi riti hanno un’origine antichissima. Certamente derivano dai rituali dionisiaci di Grecia e Magna Grecia. Non a caso Dionysos era il dio principe a Taranto. Nel corso delle Dionisie tutta la città versava in uno stato di ebbrezza.
Nel terzo secolo prima di Cristo, il movimento, che là fu chiamato dei Baccanali, conquistò anche Roma. E ciò con l’influenza dei trentamila tarantini che Fabio vi aveva deportato schiavi. Il culto si celebrava nel Lucus Stimulae, alle pendici dell’Aventino che di notte risuonava di timpani, di cimbali e degli ululati delle baccanti in corsa verso le rive del Tevere al lume delle fiaccole.
In seguito, i riti furono osteggiati dalla religione maggiore, il cristianesimo. Per difendere la tradizione dagli attacchi cristiani, presso il popolo nacque il pretesto e la giustificazione della tarantola, del ragno che trasmetteva umori licenziosi. Così si perpetuava il dionisismo per altri mille e cinquecento anni. Infatti, il Panormita soleva ripetere che i pugliesi eran gente felicissima perché mentre gli altri uomini non hanno scuse per le loro pazzie, i pugliesi ne hanno sempre una pronta, la tarantola, al cui morso essi attribuiscono i loro insani desideri, consentendone lo sfogo sotto parvenza di onestà>>
Con l’Uno Maggio Taranto, a distanza di 2.300 anni, i tarantini hanno sfidato nuovamente Roma con la loro musica liberatoria, per un Sud non più colonia di questa nazione matrigna.

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