IL POTERE LOGORA CHI CE L’HA

DI FRANCESCO ERSPAMER

Una volta la si citava spesso ma da quando in Italia si è diffuso il tabù anglosassone nei confronti della sola idea di una ribellione al potere, la frase di Saba non la cita più nessuno. Diceva così: “Vi siete mai chiesti perché l’Italia non ha avuto, in tutta la sua storia – da Roma ad oggi – una sola vera rivoluzione? La risposta – chiave che apre molte porte – è forse la storia d’Italia in poche righe. Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi. Gli italiani sono l’unico popolo (credo) che abbiano, alla base della loro storia (o della loro leggenda), un fratricidio. Ed è solo col parricidio (uccisione del vecchio) che si inizia una rivoluzione. Gli italiani vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli”.

Eppure è una riflessione che davvero apre molte porte. Quella della Lega, in particolare, mostrandoci un Salvini che neanche simbolicamente riesce a uccidere un Berlusconi ormai decrepito e anzi continua a cercarne l’approvazione. Ma apre anche la porta del Pd, ricordandoci che lì da anni i fratelli si pugnalano alle spalle fra loro (memorabile l’“Enrico stai sereno” di Renzi) senza però che si riesca mai a liquidare definitivamente qualcuno, neppure chi come Renzi abbia collezionato solo batoste politiche ed elettorali o chi da decenni non ne azzecchi una, come Scalfari o Napolitano.
Non ho pregiudizi anagrafici (né ormai posso permettermeli): del resto Bernie Sanders ha dimostrato che si può essere innovativi e piacere ai giovani anche ben oltre i settant’anni. Però non credo che si possa consentire a qualcuno di restare al potere o troppo vicino al potere per decenni. Che il potere logori chi non ce l’ha è una balla inventata da Andreotti, padre putativo sia di Renzi che di Berlusconi, per giustificare la propria inamovibilità. Il potere logora soprattutto chi lo esercita. Però effettivamente logora anche chi si rassegni a esso, chi non provi a resistergli o ancor meglio a rovesciarlo, magari neppure nel segreto dell’urna, preferendo il qualunquismo e l’astensione. La giustizia, l’eguaglianza e la democrazia non possono essere ricevute come doni, quasi ci fossero dovute per via di una legge naturale o divina; ce le si deve prendere, ed è la responsabilità del prendersele che le rende dei valori.