NELLA DIREZIONE DEL PD, L’OBBEDIENZA NON SARÀ PIÙ VIRTÙ

DI LUCA SOLDI

 

Mentre Salvini viene accusato da un Di Maio stanco degli attacchi, di essere sodale e vittima politica del pregiudicato Berlusconi altri nervi tesi vengono alla luce in quel Pd devastato più dall’uscita di Renzi da Fazio piuttosto che dai tracolli elettorali.

Le ore che precedono la direzione che avrebbe dovuto chiarire la posizione del Pd prende invece l’occasione di trasformarsi in una conta che viene vista in modo preoccupato da tutti.

Preoccupazione in primo dai renziani stessi che hanno ratificato un documento nel quale semplificando si chiede di lasciar passare il tutto con una pacca sulle spalle.

Ben diverse le posizioni delle altre componenti che hanno visto a vario titolo il passaggio televisivo come un vero e proprio affronto nei confronti di Martina e di quanti stanno cercando di rammendare gli errori del passato.
Le cinque correnti dei Dem capeggiate da Renzi, Franceschini, Orlando, Emiliano, Orfini avevano avevano affrontato il voto ed il dopo tentando di dare la parvenza di un monolite ma ormai tutto sembra essere saltato.

Non solo ad aggiungere nuovi motivi di frizione è anche un sito comparso in rete con il nome di senzadime.it (l’hashtag riconducibile ad esponenti vicini all’ex segretario per dire no all’accordo con il M5S).

Il sito, evidenzia e pubblica nomi e cognomi, di chi è favorevole o contrario o non si è espresso sul dialogo con Di Maio.

Un vero affronto per componenti come quella del ministro della Cultura Dario Franceschini che arriva a dire:”c’è qualcosa di profondo che non va”.

Martina per parte sua ordina che quel sito “va chiuso”.

Provano a farsi avanti i “paceri” come Guerini che in vista della direzione diffonde un documento in cui ci si impegna alla ricerca all’unità del partito che raccoglie larga parte di deputati e senatori ma che in sostanza sono di area renziana.
In Direzione i rapporti di forza sono quelli usciti dall’ultima assemblea, tenutasi nel febbraio 2017. Anche in questa assemblea Renzi aveva voluto dare una forte impronta personale, lo fece in tandem con Maurizio Martina e l’area che all’allora ministro dell’Agricoltura faceva capo, “Sinistra è Cambiamento”. Martina, è divenuto poi segretario del partito lasciando la maggioranza renziana in opposizione alla linea dell’ex segretario. Nella Direzione oggi su 214 componenti, sono 103 i renziani duri e puri. Di questi, 18 sono i millennials giovani nati a cavallo del secolo e nominati direttamente dal segretario e che a lui fanno capo. La maggioranza renziana può contare inoltre su 13 componenti, gli ex giovani turchi, vicini al presidente dell’assemblea, Matteo Orfini.

Una blindatura quella di Renzi, messa in piedi da tempo ma che pare non più ne scontata, né automatica.

Sì, perché ormai l’incantesimo è rotto ed in più di uno sembrano non disposti a dargli ragione facendo proprio il motto del famoso sacerdote di Barbiana: l’obbedienza non è più una virtù!