RENZI HA BUTTATO A MARE LE MIE SPERANZE

DI GIULIA RODANO

Confesso che ci avevo sperato – d’altra parte la speranza è l’ultima a morire e io, come dice Heinrich Boll, sono ottimista fino alla stupidità – che il PD cogliesse l’occasione del confronto con i 5Stelle per fare i conti con la propria sconfitta. Avevo sperato che l’occasione potesse far emergere quanto ancora fosse rimasto in quel partito della esperienza e della cultura politica della sinistra italiana e persino della migliore esperienza degli anni del centrosinistra e che il PD comprendesse la necessità di fare ammenda dei propri errori e si disponesse a cercare di comporre un patto di governo che cominciasse a far uscire il paese dalla morsa mortifera delle politiche di austerità. E comprendesse di poter svolgere un ruolo decisivo costringendo il Movimento 5Stelle a fare i conti con le contraddizioni insite al suo populismo “né di destra, né di sinistra”. Così si sarebbe affermata la necessità che gli elettori hanno creato con il voto del 4 marzo, quella della ricerca della mediazione, del patto tra diversi, non tra vincitori e vinti, ma tra portatori di obiettivi, esigenze e valori differenti, aprendo finalmente la strada alla costruzione di politiche di inclusione.
E invece no. Ancora parla solo Renzi e persiste, diabolicamente, nell’errore. Proprio lui che invita a prendere atto del risultato elettorale è il primo a non tenerne conto. Gli unici che hanno sbagliato, secondo Renzi, sarebbero gli elettori, che si sono permessi di respingere la sua riforma della Costituzione che oggi avrebbe affidato tutto il potere senza condizionamenti e contrappesi alla destra a trazione leghista. E quindi gli elettori devono essere messi in condizione di non poter scegliere, cambiando legge elettorale e Costituzione. Se gli elettori non si adeguano, allora gli elettori non contino.
E se si permettono di non condividere (perché la realtà che vivono è tanto diversa) la narrazione ottimista secondo la quale il jobs act funziona alla grande, il reddito aumenta, la disoccupazione diminuisce e la crisi sta finendo, allora occorre dare torto agli elettori, ridurre la rappresentanza, creare governi sostenuti dalle minoranze che sono d’accordo con Renzi e l’establishment liberista.
Che peccato. Ancora una volta, dopo il 2013, si butta a mare la possibilità di qualche cambiamento. Ma forse era inevitabile.