SI È SPENTO TONY CUCCHIARA, INNOVATORE DEL MUSICAL ITALIANO, OGGI I FUNERALI

DI CLAUDIA SABA

Si svolgeranno oggi i funerali di Salvatore Cucchiara in arte Tony.
Morto mercoledì a Roma, Tony era uno degli artisti più apprezzati negli ultimi 40 anni.
I più giovani non lo ricorderanno.
Eppure il suo nome è tra quelli che hanno fatto la storia del musical italiano: “Caino e Abele”, “Pipino il Breve” e “La Baronessa di Carini” sono soltanto alcuni dei suoi successi più prestigiosi.
Tony si avvicina al mondo dello spettacolo nel 1960 quando ottiene un contratto come ospite fisso nel programma “Il fico d’India”, realizzato da Baudo insieme a Enzo Consoli.
Ma è con altri due artisti, il regista Michele Guardì e il maestro Pippo Flora, che la sua carriera artistica, ottiene una svolta significativa.
Qualche tempo dopo, infatti, la sua firma apparirà in molti programmi televisivi di successo.
Nel 1962 partecipa al Cantagiro, più tardi a Un disco per l’Estate, fino a Sanremo nel 1972 con la canzone “Preghiera”.
Con Nelly Fioramonti, sua compagna di vita, costitui’ un duo folklore molto apprezzato.
Numerose le sue commedie musicali, con temi sempre originali.
“Caino e Abele” del 1973, ne è un esempio.
È qui che affronta il tema della violenza attuato nei secoli, un genere che il pubblico più giovane, mostro’ di apprezzare sin da subito.
Tra i suoi spettacoli di successo “Storie di periferia”, “Tragicomica con musiche”, “La baronessa di Carini”, “Swing” e “Pipino il breve” del 1978 con Tuccio Musumeci nel ruolo del re di Francia.
Prodotto dal teatro Stabile di Catania fu rappresentato anche a Broadway.
Nel ’90, mette in scena Don Chiosciotto di Gigenti, con Lando Buzzanca. Prosegue con
“L’altra Cenerentola” e “Il conte di Montecristo”, scritti insieme al figlio Gianluca.
Da 15 anni era entrato nella rosa degli autori di “Uno mattina” e “In famiglia”.
E proprio il regista della trasmissione Rai, Michele Guardì, si commuove per la scomparsa dell’amico. “E’ stato – dice – uno dei più grandi autori siciliani che va ricordato per l’amore con il quale ha rappresentato in teatro la nostra terra. Un grande artista, ma anche un grande lavoratore. Siamo stati vicini per decine di anni in televisione dove, pur essendo un ‘numero uno’, ha sempre lavorato alla pari e senza montare in cattedra con tutti noi suoi colleghi. Con lui se ne va un pezzo importante della storia dello spettacolo in Italia”.
Aveva dedicato la sua vita al mondo dello spettacolo e questo sarà certamente il luogo in cui più si avvertirà la grave perdita di un uomo che meglio ha rappresentato anche all’estero, la Sicilia e la città dei templi, Agrigento, la terra in cui Salvatore era nato.