SUD, L’EUROPA DECIDE LA SOLUZIONE FINALE: TAGLIATI ALTRI 7 MILIARDI DI EURO

DI RAFFAELE VESCERA

Il Sud è alla canna del gas e l’Unione Europea decide per l’eutanasia, anzi la mala morte, la morte infelice, la soluzione finale, chiamatela come volete, non per suicidio predisposto dai meridionali, come qualcuno ciancia, ma per condanna capitale congiuntamente decisa da Stato italiano e Comunità Europea, dopo un’agonia lunga 157 anni. L’Ue, con il tacito assenso del governo italiano, decide di tagliare altri 7 miliardi di euro di fondi all’Italia, di cui almeno 4 sottratti ai fondi di coesione per le aree svantaggiate, ovvero al nostro Sud, già così penalizzato e depredato dalla politica “coloniale” subita dall’Italia, a sua volta colonia europea. A protestare per tale rovinosa decisione, solo il M5s, per questo tacciato dal Sole 24 ore, di essere una sorta di “Lega Sud”.

Il pretesto per la riduzione del 5% è l’uscita della GB dall’Unione europea. Secondo il comunicato del movimento meridionalista Unione Mediterranea, il risultato sarebbe “Un taglio ai fondi di coesione del 5%, quasi quattro miliardi di tagli, che si aggiungerebbero ai circa 2,5 miliardi che il nostro Paese rischia di perdere per effetto della proposta di dicembre di Bruxelles che li vorrebbe destinare ai Paesi che vogliono attuare le riforme strutturali. La stangata per il Sud sui fondi di coesione si tradurrebbe infatti in un taglio di 1,08 miliardi dei programmi operativi Fse (Fondo sociale europeo) e Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) che penalizzeranno soprattutto Puglia (360 milioni ), Campania (266 milioni) e Sicilia (265 milioni).”

Un Sud che da 25 anni a questa parte sopravvive solo grazie ai fondi europei, visto che, a partire dal 1992, la spesa per le opere pubbliche dello Stato italiano, che prima a un cittadino del Sud dava “solo” il 20% in meno che a uno del Nord, nel 2015, come si evince dalla tabella Svimez, dà il 40% in meno del dovuto, destinando 12 miliardi di euro al Centronord e appena 3 miliardi ai 20 milioni di abitanti del Sud, cui in proporzione sul totale di 15, ne spetterebbero almeno 5. Tutto ciò grazie alla nascita del “partito unico del nord” formato da Lega Nord, punta di diamante dichiaramene antimeridionale, Forza Italia per controllare i voti del Sud con i soliti sistemi, e la stessa ex sinistra, convertita al liberismo selvaggio con il cuore tra Emilia e Toscana, che vede il suo triste epilogo con il renzismo.

Finora, erano gli stessi fondi europei a compensare in parte la mancanza di quelli italiani, nonostante il loro sostanzioso dirottamento per sanare la magagne del Nord, dai fondi Fas usati per le multe miliardarie delle quote latte degli allevatori padani, in epoca Berlusconi- Bossi, a quelli usati per lo “sviluppo tecnologico” delle industrie, vieppiù di stanza al Nord, in epoca Renzi. Fondi utilizzati per meno del 50% dalle regioni meridionali, in parte per assurda burocrazia e incapacità tecnica, ma in gran parte per mancanza di fondi per il cofinanziamento. Già, i fondi europei vanno cofinanziati, difficile da fare per le povere regioni meridionali, cui lo Stato contribuisce per il 25%, mentre cofinanzia per il 50% quelle del Centronord. Il risultato per il Mezzogiorno è che i fondi europei, da destinare secondo legge per l’80% al Sud, alla fine risultano dimezzati.

La conseguenza di tali scellerate discriminazioni verso gli abitanti del Sud è averlo ridotto ad essere tra le regioni più povere d’Europa, con un reddito pro capite inferiore del 40% a quello dei “fratelli” del Nord, come è inferiore del 40% la spesa pubblica, una disoccupazione tripla, un rischio povertà assoluta per un terzo degli abitanti, l’assenza di infrastrutture fondamentali per lo sviluppo, quali ferrovie, strade, aeroporti, porti collegati etc. La prospettiva è, entro il 2050, non la scomparsa della Questione meridionale, ma la scomparsa del Sud, ridotto a un deserto umano, vista la decrescita della popolazione per scarsa natalità e la continua emigrazione di giovani verso nord Italia ed estero. Un Sud in via di estinzione, abitato solo da vecchi, così più facilmente controllabile dalle mafie, per farne una immensa discarica delle deiezioni industriali del Nord come già avviene in Basilicata e Molise? A tutto ciò, al Sud non resta che opporre l’arma della ribellione e dell’alternativa politica, cosa di cui ha dato già prova poderosa di capacità, non solo nelle piazze ma anche nelle urne.