ADAMO ED EVA: ACCIDENTI A QUELLA MELA!

di TINA CAMARDELLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“All’inferno non ti mandano, ci vai tu, perchè scegli di essere lì. L’inferno non è una condanna, ma una scelta” Queste sono le parole di papa Francesco durante la Messa di Santa Marta il 25 Novembre 2016. Questa affermazione è un grande passo in avanti per i cattolici. La nostra vita è la conseguenza di una scelta, non di un peccato! Siamo perfetti e niente e nessuno può dubitare della nostra perfezione. Chiunque tenti di farci sentire difettati e falliti, usando racconti e storielle di colpe, di errori e peccati commessi chissà quando e chissà da chi, ha frainteso tutto!

Adamo ed Eva vivono nell’Eden, felici, nudi, privi di vergogna, ma inconsapevoli di sé. Dio gli ha dato tutto ad un’unica condizione: non mangiare i frutti dell’albero della conoscenza. Loro vivono beati, ma senza saperlo, senza averne consapevolezza, e ciò di cui non si ha consapevolezza, non ha valore. Se un uomo non ha mai avuto problemi, non ha mai sofferto, non ha mai conosciuto il dolore, si può definire felice? No! È solo un uomo ignorante, simile a una pianta.  Così vivono Adamo ed Eva, inconsapevoli e infelici. La conoscenza del bene e del male quindi non è un fatto negativo, ma al contrario è la condizione senza la quale l’uomo sarebbe in balia degli istinti, senza il libero arbitrio (se non conosci come fai a scegliere?). Ciò che apparentemente sembra un grave peccato, diventerebbe in quest’ottica un progresso, un’emancipazione, grazie alla quale l’uomo è diventato un essere dotato di libertà etica.

In ambito ebraico, l’idea che l’anima umana sia stata macchiata a causa del peccato della prima coppia, viene da sempre rigettata. Rabbi Samson Raphael Hirsch, teologo tedesco fondatore della Torah, definisce il peccato originale “una menzogna sconsolante che compromette il futuro morale dell’umanità”. Nel Buddismo non esiste il peccato, ma la scelta di vivere una vita eticamente corretta.  Alcune religioni, liberano dalla schiavitù dei dogmi e delle teorie, altre impongono dogmi e teorie.

Nella mia ricerca interiore, spesso mi interrogo sulle origini di questi condizionamenti mentali ed emotivi, tramandati da generazioni. Quale significato si nasconde fra le parole della metafora di Adamo ed Eva? Perché l’albero della conoscenza del bene e del male è stato proibito? Leggendo, studiando e ascoltando maestri illuminati di ieri e di oggi, ho realizzato, un’interpretazione del peccato originale, che desidero raccontarvi:

I nostri progenitori, dopo essersi svegliati dalla fase creativa, fecero conoscenza con Dio, che presentò loro il Paradiso Terrestre, gli animali e tutte le piante che in esso vivevano. Dio prestò una particolare attenzione a due piante, che crescevano al centro del giardino. La prima, era la Pianta della Vita, maestosa, solida ed eterna, di un profumo inebriante, piena di frutti maturi e dolci come miele. Sui suoi rami si posavano uccellini felici e cinguettanti, con piume folte e colorate. Regnava  amore ed energia positiva. I rami possenti e robusti si protraevano verso l’alto, toccando il cielo e disperdendosi in esso.

Più in disparte c’era un’altra grande pianta, quella della Conoscenza del Bene e del Male. Essa era appartata, isolata dal resto delle piante. Triste e infelice, le sue foglie erano raggrinzite, i rami secchi, il tronco contorto, frastagliato e tagliente come schegge di vetro. I frutti, alcuni acerbi e altri marci, erano pieni di insetti neri. Il suo odore non era affatto gradevole. Era decisamente brutta, ma aveva un fascino misterioso, per certi versi faceva quasi tenerezza e compassione, sembrava bisognevole di cure

Dio spiegò, che queste due non erano semplici piante, ma rappresentavano e stabilivano i due diversi modi di vivere, due filosofie.

Adamo ed Eva, nei giorni successivi si godevano le bellezze del Paradiso Terrestre. Ad ogni passo, potevano ammirare dei bellissimi panorami, potevano mangiare frutti deliziosi senza neanche sbucciarli, era sufficiente allungare la mano. Erano nudi, ma si sentivano a loro agio perché la temperatura era sempre costante e perfetta, non c’era bisogno di vestirsi. Non avevano bisogno di scarpe perché il terreno non dava fastidio ai loro piedi, era morbido e caldo come la sabbia dorata.

Eva passava i giorni a raccogliere mille varietà di fiori e frutti. Poteva parlare e giocare tranquillamente con tutti gli animali, e convivere con loro pacificamente. La tigre e il serpente erano come docili agnellini.

I giorni trascorrevano tranquilli, forse troppo. La monotonia cominciava a farsi sentire. All’alba di ogni giorno, Adamo ed Eva sapevano già, che il resto della giornata sarebbe trascorso senza sorprese, sarebbe andato tutto liscio come al solito. Eva si era stancata di raccogliere i fiori, voleva essere protagonista della sua vita, e poi quell’albero strano, contorto la incuriosiva, voleva prendersene cura e assaggiare quei frutti. La curiosità cresceva e richiedeva una spiegazione.

Adamo si rendeva conto, di possedere delle potenzialità, ma non capiva come potesse esprimerle. Aveva mille idee,  avrebbe voluto fare innesti, sperimentare altre varietà di fiori e frutti. Era certo di poter trasformare l’albero del Bene e del Male, ma non aveva il coraggio di chiedere, di osare. Poteva sembrare ingrato, troppo ambizioso, e poi intorno a lui era tutto perfetto, troppo!. Si sentiva inutile in quella perfezione.

Il Paradiso Terrestre era diventato una gabbia dorata, confortevole e bella, ma pur sempre una gabbia. La pianta del Bene e del Male, nonostante il suo aspetto, li affascinava sempre di più. Chiesero così al serpente dei chiarimenti.

“Tanto tempo fa Dio era un uomo come voi, per diventare puro spirito è vissuto per un lunghissimo periodo in cui si è alternato tra il Bene e il Male, tra  sacrifici e divertimenti, tra dolori e gioie, tra  malattia e salute, tra  morte e  rinascita. Egli è l’insieme di miliardi di anime di uomini morti, che avendo saputo affrontare e superare il male del mondo, sono riusciti a raggiungere l’armonia del corpo con lo spirito. Mentre lottava per questo ideale, ha sempre desiderato per i suoi figli un mondo migliore, dove non sarebbe stato necessario lavorare cosi duramente per vivere. Perciò quando gli è stato possibile, quando finalmente è diventato un Dio, ha creato un ambiente perfetto per le sue creature. Un regno senza morte e senza dolore. Ma forse in un ambiente totalmente perfetto non esiste la felicità, tutto sembra scontato e senza valore”.

Adamo ed Eva, si guardarono e senza alcun bisogno di confrontarsi, decisero e dissero:

“Quindi se scegliamo l’albero del Bene e del Male, potremmo un giorno diventare come Dio?”

“Proprio così” – disse il saggio serpente.

Dio, rimase deluso dalla scelta fatta dai due giovani. Si sentiva come un genitore, che dopo aver curato i propri figli, con tutto il suo amore e dopo avergli dato il meglio, era costretto ad accettare l’idea che andassero via di casa, andando incontro alla sofferenza e alla morte. Non potè impedirglielo, tra l’altro gli aveva donato il libero arbitrio. Capì che i figli potevano realizzarsi solamente affrontando e scegliendo autonomamente la loro vita. Rimanendo a casa sarebbero stati tristi e infelici.

Per evitare future delusioni, ripensamenti,dubbi e insoddisfazioni spiegò le conseguenze della loro scelta. “Partorirai con dolore, dovrai sudare per mangiare ecc.., ma non furono presentate come punizioni o minacce, ma solamente come avvertimenti. Avrebbero vissuto senza la protezione divina.

Li aspettava una vita dura fatta di gioie e di dolori, ma sai che soddisfazione raggiungere l’obiettivo da soli e dire : “ce l’abbiamo fatta Padre, siamo come Te, siamo ritornati a Te e meritiamo il giardino dell’Eden”.

Proprio in quel momento una ventata d’aria fredda soffiò nel Paradiso Terrestre.  Un vento gelido li investì, foglie secche svolazzarono tra i rami delle piante e il cielo cambiò colore. I due giovani si sentirono a disagio, il terreno feriva i loro piedi, le spine delle rose graffiavano le loro gambe. Dio fornì loro dei vestiti, e indicò la strada dell’uscita. Si sentirono soli e indifesi, ma dovevano conoscere e sperimentare, la famosa conoscenza del bene e del male.

Dopo aver fatto pochi passi oltre il confine, i due giovani si girarono per guardare indietro, lacrime calde di gioia e dolore gli rigavano il viso. Quante sensazioni ed emozioni in pochi attimi. Dio con lo sguardo amorevole disse loro:

“Io sarò sempre con voi e un giorno ci riuniremo per sempre. Andate figlioli e amatevi intensamente gli uni gli altri, perché chi ama il suo simile ha adempiuto alla Legge”.

Passarono molti anni, ebbero dei figli, non vissero proprio felici e contenti, come nelle favole, ma noi discendenti stiamo cercando di migliorare il mondo con amore, per adempiere alla Legge e per ricongiungerci al  nostro Creatore.

Il racconto di Adamo ed Eva in realtà è la semplificazione di quel che accade ad ogni essere umano quando nasce su questa terra. Il grembo materno è il paradiso, dal quale veniamo espulsi per vivere. Veniamo al mondo inconsapevoli, poi apprendiamo la conoscenza, prima attraverso le parole di nostra madre, che come Eva ci spinge ad apprendere, a conoscere il mondo, a divenire adulti. Questo implica sofferenza, errori, inganni, mille trappole e mille strade sbagliate, ma è anche l’unica via per poter conquistare consapevolmente quel che in origine ci è stato dato inconsapevolmente. È stato detto: solo chi tornerà “come un bambino” potrà entrare nel regno dei cieli. Perché? Perché il bambino vive nel “qui e ora” non sa niente, non sa chi è, da dove viene e dove andrà, il passato non esiste e il futuro non lo incuriosisce.

Nell’attimo in cui veniamo al mondo, dimentichiamo la nostra vera origine, ma la Sua Voce è sempre dentro di noi, non ci ha mai abbandonato, è la nostra “voce interiore”. Quella voce grida sempre: fra la gente, di notte come di giorno, nelle strade, nelle case, nelle orecchie degli ignoranti come in quelle dei sapienti, riecheggia nella testa dei buoni e dei cattivi, nelle esistenze tristi come in quelle felici. Quella voce ripete sempre la stessa cosa: Risvegliatevi, il tempo della conoscenza del mondo è finito, ora è il momento di tornare a casa, nella casa del Padre, alla sorgente della vita.

Adamo ed Eva e tutti noi da secoli, ascoltiamo inconsapevoli questa voce, non comprendiamo da dove viene; forse stiamo sognando ad occhi aperti, forse stiamo fantasticando, siamo stanchi, stressati. Ma no! quella voce è reale.

Ma quale sorgente di vita? tornare a casa, a casa dove e da chi? e dov’è questo posto? E la voce replica: “è in ogni luogo, è in ogni tempo, è qui e ora, lasciatevi guidare dall’amore, solo il cuore conosce la strada, ascoltatelo!. Smettete di pensare, di calcolare, di valutare attraverso le vostre piccole e povere menti, solo allora ci ricongiungeremo, e sarà per sempre!”