CAMMINO NEOCATECUMENALE. IL PAPA: CHIESA LIBERA SE RINUNCIA A POTERE E DENARO

DI ANNA LISA MINUTILLO

Sono 150mila membri del movimento provenienti da tutto il mondo giunti a Tor Vergata (Roma) dove ha avuto luogo l’Incontro del Cammino Neocatecumenale, in occasione del 50° anniversario di fondazione. Sentito e partecipato l’incontro con papa Francesco che dopo aver benedetto le croci ha consegnato ai responsabili 34 nuove missio ad gentes che porteranno il Vangelo nelle varie parti del mondo. Il Papa ha inviato alcune comunità delle parrocchie di Roma a portare il loro aiuto e con esso anche la loro missione di fede nelle periferie della città.

L’evento è stato animato dal fondatore Kiko Arguello, ed ha visto la partecipazione di 16 cardinali e di una novantina di vescovi. Un discorso quello tenuto da Francesco che oltre a vederlo felice per questo incontro ha coinvolto i presenti ai quali non ha fatto mancare i ringraziamenti per il loro compito che sarà quello di andare in missione occupandosi di ’evangelizzare che è la priorità della Chiesa oggi”.

Questo un passaggio importante del discorso tenuto oggi da Francesco : “Andate”, dice Gesù. Perché “la missione chiede di partire”, anche se “nella vita è forte la tentazione di restare, di non prendere rischi, di accontentarsi di avere la situazione sotto controllo”. Non è un invito che “autorizza trasferte ridotte o viaggi rimborsati”. Quello di Gesù è “un invito chiaro a essere sempre in uscita, pellegrini nel mondo alla ricerca del fratello che ancora non conosce la gioia dell’amore di Dio”. Ma per andare “bisogna essere agili, non si possono portar dietro tutte le suppellettili di casa”, “bisogna essere leggeri”. Insomma: “per annunciare bisogna rinunciare”. Infatti “solo una Chiesa che rinuncia al mondo annuncia bene il Signore”. Solo una Chiesa “svincolata da potere e denaro, libera da trionfalismi e clericalismi testimonia in modo credibile che Cristo libera l’uomo”.

Non ha mancato neanche di mettere in risalto che è “pienamente missionario non chi va da solo, ma chi cammina insieme”. Importante non dimenticare il valore della condivisione e della disponibilità alla rinuncia.

Un discorso che ha ricevuto apprezzamenti e più volte è stato interrotto dagli applausi e che è proseguito con la seconda parte del versetto di Gesù riportato da Matteo: “Fate discepoli”. “Ecco la missione” – ha commentato – Non dice: conquistate, occupate, ma ‘fate discepoli’, cioè condividete con gli altri il dono che avete ricevuto. Un dono che aumenta il suo valore appunto se condiviso. Avere il coraggio di rinunciare alle cose che condizionano la vita per lasciare il posto al coraggio di servire il prossimo. Discorsi che sembrano scontati ma in effetti complessi da mettere in atto per chi fa di simboli e potere il solo sistema di vita.

Essere amici di tutti, operare per il bene, vivere con umiltà , questi i compiti dei neocatecumenali .

Non dimentica Francesco di sottolineare nel suo discorso l’amore che non deve mai mancare per le altre culture, e per le tradizioni che gli altri popoli hanno, senza perdere di vista le situazioni concrete in cui si troveranno ad operare, senza farsi irretire da schemi prestabiliti.

Un carisma quello dei neocatecumenali che è un grande dono di Dio per la Chiesa del nostro tempo.

Così questo appuntamento importante che ha visto la partecipazione di 134 nazioni e dei cinque continenti dove non sono mancate le chitarre, bandiere, tamburi, striscioni, e bambini di ogni età tenuti in braccio, si è colorato di emozioni e di condivisioni, proprio come lo spirito che un missionario deve avere.

I 50 anni dell’avvio di questa realtà ecclesiale a Roma sono stati ricordati da Kiko Arguello l’iniziatore dell’itinerario neocatecumenale, che dopo una esperienza di preghiera e povertà vissuta tra le baracche di Palomeras Altas tra i reietti più reietti della periferia di Madrid, insieme a Carmen Hernandez scomparsa nel luglio 2016 dopo una lunga malattia, portarono nel bel mezzo del ’68 delle rivoluzioni e dei movimenti studenteschi una nuova forma di evangelizzazione in alcune parrocchie della Capitale.

«Il Cammino Neocatecumenale è una grazia», ha detto Argüello, capace «di portare una predicazione in un mondo che oggi è sordo».

In un mondo dove regna la solitudine esistenziale, farsi portatori di fede e infondere coraggio può servire sicuramente a sentirsi meno isolati e più coinvolti nel viaggio della vita. Un modo per non perdersi ma anche per ritrovarsi, non più succubi di schemi che danno solo l’illusione di essere liberi ma che invece intrappolano .

Ma vediamo nel dettaglio cos’è il cammino neocatecumenale

Si tratta di un itinerario di riscoperta del battesimo e di formazione della fede a servizio dei vescovi e dei parroci. Viene vissuto nelle parrocchie e nelle piccole comunità. Si rivolge ai fedeli che desiderano ravvivare nella loro vita la ricchezza dell’iniziazione cristiana e agli adulti che si preparano a ricevere il battesimo, portandoli fino alla maturità della missione nel mondo.
Il Cammino nasce nel 1964 in Spagna, tra gli emarginati delle baracche di Palomeras Altas (Madrid), dalla collaborazione tra Francisco José Gómez Argüello Wirtz (Kiko) e Carmen Hernández. È in mezzo ai poveri che i due scoprono la forza del Mistero Pasquale e dell’annuncio del kerygma (la buona notizia di Cristo morto e risorto), e vedono nascere la prima comunità.
Questa nuova esperienza, nata nel processo di rinnovamento del Concilio Vaticano II, viene accolta con favore dall’arcivescovo di Madrid, mons. Casimiro Morcillo, che incoraggia gli iniziatori del Cammino a diffonderla prima in altre parrocchie dell’arcidiocesi, successivamente a Zamora ed infine in diverse diocesi spagnole.
Nel 1974, papa Paolo VI riconosce il Cammino come un frutto del Concilio Vaticano II. I successivi pontefici si fanno promotori e accettano il Cammino come frutto ed ispirazione dello Spirito Santo per l’aiuto della Chiesa. Nel 1986, grazie al sostegno di San Giovanni Paolo II, nasce a Roma il primo seminario Redemptoris Mater. Due anni dopo, il pontefice invia in missione in varie parti del mondo le prime 100 famiglie.
Il Cammino Neocatecumenale è attualmente presente in 134 nazioni di tutti i continenti, con 21.300 comunità in 6.270 parrocchie. Le famiglie in missione sono 1.668, tra cui 216 in missio ad gentes in città scristianizzate o non cristiane. I seminari diocesani missionari sono 120 e l’opera evangelizzatrice è sostenuta da un totale di 700 catechisti-itineranti.

La condivisione quindi di un dono ricevuto, 50 anni di esperienze, canti confronti e crescita, il farsi portatori di coraggio in un mondo che sembra averlo perso, l’avvicinarsi non come spettatori ma come parte integrante di una realtà, lo svincolarsi dal potere e dal denaro per tornare a vedere le piccole ma grandi cose che oltre ad infondere speranza potranno forse salvarci da un mondo che tende a dimenticare chi non tiene il passo troppo spesso.

Forse il discorso di Papa Francesco suona come un appello, forse invece è un richiamo, fatto è che lui continua la sua marcia controvento in una Chiesa dove denaro e potere non sono mai mancati, anche se fortunatamente non tutti i preti
si arricchiscono predicando bene e qualche volta razzolando anche.
Una religione che troppo spesso appare caritatevole soltanto sulla carta ha bisogno di persone che smentiscano questa cosa e che si facciano portatori senza dimenticare l’importanza del camminare insieme, una testimonianza forte e fatta della gioia del mettersi al servizio degli altri, perché forse chi non vive per servire, non serve per vivere.