DISMISSIONI IMMOBILI INPS: SPECULAZIONE LEGALIZZATA?

DI PAOLO VARESE

 

Il fatto. Nel 1999 venne varato, con due circolari dell’allora Ministro del Lavoro, Cesare Salvi, il piano di dismissione diretta degli immobili di proprietà degli enti previdenziali pubblici, tra i quali INPDAI, INPDAP, ENPAM ed altri di minore entità . L’impianto normativo di riferimento era contenuto in un Decreto Legislativo, in cui si era convenuto di vendere gli immobili al valore catastale e non di mercato, entro il limite massimo di 5 anni, cristallizzando il prezzo in modo da evitare sperequazioni tra chi avesse acquistato in differimento temporale. La prima tranche delle operazioni di vendita, denominata SCIP1, si svolse velocemente e senza intoppi, con la cessione di 27.251 unità residenziali e 262 interi edifici commerciali. Il problema nacque con l’avvio della SCIP2, per la vendita del restante patrimonio, in quanto cervellotiche decisioni prese dai vari soggetti istituzionali, tra cui la decisione di far confluire i patrimoni di INPDAP ed INPDAI nell’INPS, congelarono la situazione, procedendo a tappe distanti l’una dall’altra, inserendo nel contesto anche grandi gruppi immobiliari per la valutazione degli immobili, in spregio al principio di far riferimento al valore catastale contenuto nelle circolari del 1999. Inoltre la dismissione di molti appartamenti sfitti, e perciò venduti all’asta, ha consentito l’intromissione di studi legali interessati agli acquisti in blocco di intere particelle immobiliari, grazie anche alle operazioni di funzionari della Pubblica Amministrazioni in grado di gestire gli elenchi e le priorità nelle dismissioni stesse. Dal 2009 detti immobili sono tornati ad essere gestiti dagli enti proprietari, per effetto delle disposizioni contenute nel Decreto Legge 351/2001 convertito in legge 410 del 23/11/2001. Già questa anomalia venne notata dalle associazioni di categoria interessate, in quanto non fu rispettato il principio del valore catastale ma invece, stranamente, ci si premurò di ristabilire i criteri di proprietà in tempi molto rapidi, senza rivedere i dispositivi alla base della dismissione. E nel 2009 l’INPS, il cui presidente era all’epoca mister 25 poltrone, Antonio Mastrapasqua, che casualmente è stato anche presidente della IDEA FIMIT, la più grande società immobiliare italiana, al centro di vari scandali immobiliari e soggetto operante nell’ambito delle vendite degli immobili durante la SCIP1, decise di riprendere le vendite degli immobili, sottoponendo il progetto al Ministero Economia e Finanze ed al Ministero del Lavoro. Venne fatto notare che mancava un accordo con le associazioni di categoria, pertanto si istituì un tavolo tecnico tra i soggetti interessati, ma non si pervenne a nessuna conclusione riguardo alle modalità di vendita ed ai prezzi, in quanto venne fatto valere il parere positivo dei ministeri. La vendita venne affidata a diverse società di rilievo nazionale, nel caso di Roma alla Romeo Gestioni, e nel 2018 vennero inviate agli inquilini di circa 3.600 unità immobiliari delle zone Magliana e Don Bosco,lettere in cui veniva richiesto se interessati o no all’acquisto degli immobili, ai prezzi di mercato attuali. 3.600 nuclei familiari che ovviamente hanno protestato, sia perchè le valutazioni sono state effettuate a prezzo di mercato senza perizia tecnica (stato degli immobili, vetustà, manutenzione, etc.), sia perchè quando venne proposto l’acquisto nel 2001,cioè 17 anni prima, i prezzi erano in lire. Inoltre molti degli inquilini hanno, ovviamente, passato i limiti di età consentiti per l’erogazione di un mutuo, trovandosi di fatto impossibilitati all’acquisto. Anche il Comune di Roma è stato sensibilizzato, tanto che la segreteria della Sindaca Raggi ha garantito ausilio economico a chi non potrà permettersi l’acquisto, ma purtroppo la problematica non è stata portata altrove, ovverosia in Parlamento, al fine di comprendere per quale motivo la gestione di tale patrimonio sia stata affidata agli enti stessi, come se si trattasse di immobili privati. Solo a Roma 3.600 nuclei abitativi, valutati come immobili residenziali nonostante siano una tacca al di sopra degli alloggi popolari, e per le zone e per lo stato degli immobili stessi, mentre in tutta Italia le cifre si aggirano intorno alle 8.000 unità. Nelle lettere oltretutto non viene consentita mediazione, o si accetta il prezzo indicato oppure grazie e addio, immobili all’asta, per soddisfare gli appetiti delle società immobiliari più importanti, come appunto la IDEA FIMIT. È interessante poi sottolineare come sia la Romeo Gestioni che l’INPS, si scarichino da ogni responsabilità in merito alla vendita, anche se poi nel novembre 2017, durante un tentativo di accordo, un funzionario INPS definì non mediabili le condizioni di vendita, vanificando ogni altra richiesta. Anche il Municipio 11 Marconi ha firmato una mozione in cui viene richiesto l’intervento degli enti preposti, al fine di risolvere la questione tenendo conto delle motivazioni degli inquilini e della tutela dei soggetti coinvolti, ma senza un intervento diretto del Governo si andrà incontro alla prospettiva già delineata nei ricorsi proposti dagli utenti: vendita diretta e speculazioni immobiliari. Ed a Roma circa la metà degli inquilini interessati dal provvedimento, stime delle associazioni, si troverà senza una casa, mentre chi doveva monitorare la situazione continua a tacere.