GIRO A GERUSALEMME, BENE LE PRIME  TAPPE: FERITI SOLO 1400 PALESTINESI

DI PAOLO DI MIZIO

Cronache sportive da Gerusalemme. L’olandese Tom Dumoulin vince la prima tappa del Giro d’Italia a Gerusalemme, percorrendo i 9,7 km nella città santa di tre religioni in 12 minuti e 2 secondi. Non ci sono atleti israeliani nelle posizioni di testa della classifica, ma in contemporanea con la tappa l’attenzione dei tifosi israeliani è oggi calamitata soprattutto dalle gare preolimpiche dello sport nel quale gli israeliani sono campioni indiscussi, il tiro al palestinese.

Mentre si svolgeva la tappa del Giro, infatti, oltre 1.140 palestinesi sono stati feriti, compresi 149 minorenni e 78 donne, secondo quanto riferisce il Ministero della Sanità di Gaza. È un discreto risultato, ma i tifosi di qui si aspettavano qualcosa di più.

C’è infatti un po’ di stupore negli osservatori poiché gli specialisti israeliani questo venerdì hanno mancato il bottino pieno: non hanno collezionato neppure un morto, a differenza delle decine di colpi mortali andati a segno nei precedenti venerdì della Grande Marcia con tiro al palestinese, una specialità tipicamente israeliana, una sorta di caccia grossa in cui vince chi ammazza più palestinesi, tenendo presente che i colpi che arrivano alla testa o alla faccia valgono il doppio dei punti. I tiratori infatti mirano sempre alla testa o alla faccia, ed è lì che si concentra la maggioranza dei centri effettuati.

I tiratori sono appostati sui terrapieni con fucili di alta precisione dotati di telescopio, mentre nella piana sottostante le prede sono libere di correre sul prato per cercare di evitare i colpi e bruciare pneumatici per nascondersi dietro il fumo. Questo rende lo sport molto mosso e molto godibile soprattutto dal punto di vista spettacolare.

Comunque non mancherà occasione agli atleti israeliani di mettere a segno altri buoni bottini nei prossimi venerdì, quando proseguirà il programma preolimpico del tiro a segno sui manifestanti della Grande Marcia del Ritorno.

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Nei giorni scorsi alcuni rappresentanti del Coni hanno espresso preoccupazioni per il futuro, quando potrebbero venire a mancare i bersagli a causa dell’esaurimento delle scorte di palestinesi. Ma le autorità israeliane hanno manifestato ottimismo, facendo notare che il bacino di Gaza può contate ancora su quasi due milioni e mezzo di prede, bambini compresi, e che comunque, una volta esauriti i palestinesi di Gaza, saranno disponibili ancora alcuni milioni di palestinesi della Cisgiordania e di arabi della Galilea e della Samaria, ai quali potranno in futuro aggiungersi africani di religione ebraica e non, che vengono allevati in Israele con le stesse procedure usate per i palestinesi.

“Siamo ottimisti” ha dichiarato un portavoce del governo, “in fondo in 50 anni di occupazione abbiamo ucciso soltanto cinque milioni di palestinesi e, tenendo questa media, lo sport può continuare ad esistere, prosperare e appassionare noi tutti ancora per diversi anni”.

Il portavoce ha ricordato che nell’impero romano non ci fu mai carenza di gladiatori e di prede per i leoni, nonostante lo sport fosse praticato non solo al Colosseo, ma negli anfiteatri di tutte le maggiori città d’Italia e anche fuori dai confini italiani, specificamente in Nord Africa e Medio Oriente.

A chi fa notare che oltre ai morti ci sono ogni venerdì oltre mille invalidi, spesso azzoppati e amputati, che quindi non potranno partecipare alle future manifestazioni, il portavoce del governo israeliano ha ricordato che il tasso di natalità dei palestinesi per fortuna è molto alto, quasi uguale a quello dei conigli, e quindi ha ripetuto che ancora per parecchi anni non dovrebbe insorgerealcuna carenza di materia prima.

Intanto si fa strada una nuova idea, nata in uno spirito di fratellanza sportiva. L’idea è che il prossimo anno il Giro d’Italia possa organizzare la sua prima tappa con una cronometro a Gaza, che si snodi lungo una pista disegnata dai cadaveri dei palestinesi.

La possibilità di collocare le salme nelle posizioni desiderate descrivendo le curve più efficaci, disegnando quindi in modo divertente il circuito, eviterebbe la necessaria rigidità dei tracciati urbani e potrebbe in qualche modo avvicinare il tracciato della tappa a una pista di Formula 1.

Insomma ci sarebbe una sorta di contaminazione tra il Giro e il tiro al palestinese con richiami anche al mondo delle corse automobilistiche.

Il progetto è ancora tutto da sviluppare, ma effettivamente si può dire fin d’ora che dal punto di vista sportivo sarebbe un evento altamente simbolico e sicuramente attirerebbe l’interesse dei grandi sponsor, che già ora sono numerosi. Alcuni nomi tra tutti: Mediolanum, Enel e Rizzoli-Corriere della Sera

Inoltre una fusione dei due grandi sport popolari, ciclismo e tiro al palestinese, accrescerebbe in misura notevole il prestigio sia del Giro sia di Israele e contribuirebbe a creare nuovi appassionati del tiro al palestinese anche in Europa, dove lo sport conta già numerosi fans ma è destinato a crescere ancora, senza dimenticare che la pratica sportiva “made in Israel” è ben vista da tutti i governi della UE per il suo alto contenuto educativo e per i valori morali che esprime.

 

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