IL NOBEL, IL PREMIO PIÙ AMBITO DEL MONDO NELLA BUFERA PER MOLESTIE SESSUALI

di MARIO COCO

Sette mesi prima della gloriosa cerimonia, i premi Nobel sono protagonisti delle nostre discussioni in seguito ad un inaspettato scandalo. Dopo il caso Weinstein, le molestie sessuali toccano Jean Claude Arnault, marito della giurata Katarina Frostenson.
Diciotto accuse hanno fatto sì che il premio per la letteratura quest’anno fosse annullato e rimandato all’edizione del 2019. L’ultima volta che accadde una cosa del genere era il 1943, ma non fu mai posticipato per lo stesso motivo che occupa le pagine dei giornali e i servizi televisivi in questi giorni.
D’altronde una vicenda del genere va contro le basi stesse della prestigiosa onorificenza, che nasce per premiare coloro i quali, nei propri campi, hanno apportato i maggiori benefici all’umanità. Proprio con questi propositi, rintracciabili nel testamento di Alfred Bernhard Nobel, nacque il premio svedese. La prima assegnazione risale al 1901, anno in cui vinsero Passy e Dunant per la pace, Van’t Hoff per la chimica, Rontgen per la fisica, Von Behring per la medicina e Prudhomme per la letteratura. Da quel momento in poi la Sala dei Concerti di Stoccolma ha visto gioire centinaia e centinaia di grandi personalità. Oltre ai celeberrimi Einstein (premiato nel 1921), Madre Teresa di Calcutta (nel 1997) e Martin Luther King (nel 1964), è doveroso ricordare i nostri Guglielmo Marconi (premiato nel 1909), Enrico Fermi (nel 1938), Rita Levi-Montalcini (nel 1986) e diversi letterati quali Giosuè Carducci, Luigi Pirandello, Grazia Deledda, Salvatore Quasimodo, Eugenio Montale e Dario Fo.
Esistono anche casi di Nobel mancati. Il più clamoroso è senza dubbio quello di Gandhi, che lo sfiorò sia nel 1937 che nel 1947, mancandolo la prima volta a causa delle critiche dell’Accademia nei confronti della sua attività da politico e la seconda per via delle particolari tensioni tra India e Pakistan.
C’è però chi il Nobel lo ha preso due volte. Marie Curie, che insieme al marito Bacquerel ha scoperto la radioattività, il polonio e il radio, è stata insignita del premio nel 1903 per la fisica e nel 1911 per la chimica. Un altro caso particolare è il Nobel di gruppo. Nel 1962 il premio per la medicina venne assegnato a Watson, Crick e Wilkins per la rilevante scoperta della struttura a doppia elica del DNA.
Stranamente, nonostante la fama del premio e l’importanza assunta nell’immaginario culturale di tutto il mondo, il Nobel è stato sfruttato pochissime volte, da scrittori e sceneggiatori, come cornice narrativa. Un valido esempio è “Premio Nobel”, episodio della serie televisiva “TuttoTotò” (1967) scritto da Bruno Corbucci per la regia di Daniele D’Anza, in cui Totò si reca alla cerimonia in Svezia, dove viene premiato per aver inventato una pipa con combustibile proprio.
Nonostante l’annullamento di una delle categorie più rilevanti, il 10 dicembre la Sala dei Concerti brillerà come sempre di grandi nomi, più o meno celebri. A proposito di ciò, Umberto Eco, parlando della difficoltà di riconoscere una persona stupida, diceva: “Uno stupido può prendere anche il premio Nobel”. Potrebbe darsi che tra gli innumerevoli vincitori ci siano parecchi stupidi, ma è sempre opportuno e bello valorizzare chi utilizza la propria vita per migliorare il nostro mondo.