QUELLA VOCE CALDA, ROBUSTA E DECISA DI PAOLO FERRARI

DI GIOVANNI BOGANI

Quella voce. Calda, robusta, decisa. Sembrava portarti in un luogo sicuro. La voce di Paolo Ferrari. Attore di teatro, di cinema, di televisione scomparso ieri, alla soglia dei novant’anni, nella campagna romana dove aveva scelto di vivere. Una voce come il motore di una Mercedes: bassa, potente, affidabile.È stata, per noi, la voce di Humphrey Bogart che, nel finale memorabile di “Casablanca”, lascia andare Ingrid Bergman nella nebbia, via per sempre dal suo amore. È stata la voce dello studente di Legge travolto da un insolito destino nell’assurdo mare di niente di un Ferragosto romano, studente che aveva il volto di Jean-Louis Trintignant nel “Sorpasso” di Dino Risi. È stata la voce. E questa volta anche il volto, di Archie Goodwin, l’aiutante tutto humour e precisione di un monumentale Tino Buazzelli in “Nero Wolfe”, serie tv epocale della fine degli anni ’60.

E poi, è stato anche la voce di una domanda che ha assillato l’immaginario di tutti i bambini degli anni ’70 all’ora di Carosello: “Scambierebbe il suo fustino di Dash con questi due fustini che le offro?”. Le eroiche massaie di quello spot in bianco e nero rispondevano, impavide, di no. E lui commentava con una voce che era una sentenza: “Visto? Dash lava così bianco che più bianco non si può”.

Era tutto finto, lo sapevamo. Ma ci piaceva farci raccontare ogni sera la stessa favola. E ci credevamo perché era lui a raccontarla. I suoi capelli brizzolati, il suo naso, la sua voce, sembravano la misura di tutte le cose.

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