RIPASSINO VELOCE SULL’ATTUALE STALLO PER LA FORMAZIONE DI UN GOVERNO

DI ALESSANDRO GILIOLI

1. Nessun partito arrivato primo – e nessuna coalizione arrivata prima – può dire che un governo che lo/la esclude non è legittimo o “democraticamente rappresentativo” se tale governo è sostenuto da una maggioranza parlamentare, ancorché composta da partiti arrivati secondi, terzi, quarti e pure merdultimi; ancor meno può dirlo se questa maggioranza parlamentare è anche espressione della maggioranza assoluta dei votanti (condizione quest’ultima non necessaria ma politicamente rafforzativa).

2. Nessun partito per quanti pochi voti prenda – compreso il 3,0001 per cento – può sostenere di essere stato votato per stare all’opposizione, dato che difficilmente è in grado di conoscere la volontà dei suoi elettori, i quali in generale votano invece il proprio partito nella speranza che vada al governo.

3. Nessuno può obbligare il presidente della Repubblica a dare l’incarico né al primo, né al secondo né al terzo partito; lo dà a chi ritiene abbia più probabilità di formare una maggioranza.

4. In caso non vi sia accordo per formare una maggioranza, il presidente della Repubblica può costituzionalmente rinviare alle Camere il governo uscente – quale che esso sia – quindi farlo bocciare dalle Camere e andare a elezioni con questo; o, in alternativa, nominare un governo che ritiene più adatto a gestire le elezioni, farlo giurare e mandarlo alle Camere a farsi bocciare, in modo che si limiti a gestire il passaggio fino al voto; sta alla sensibilità politica del Presidente (ancorché non a un suo dovere costituzionale), evitare di far gestire la fase di transizione al voto a forze poco rappresentative dell’elettorato, per quello che l’elettorato ha espresso all’ultimo voto politico.

Risultati immagini per QUIRINALE E CONSULTAZIONI DI OGGI