ARMENIA, SPODESTATO IL PREMIER FILORUSSO: MA A MOSCA PARE NON DISPIACERE

DI ALBERTO TAROZZI
 
Nikol Pashinyan è il nuovo premier dell’Armenia. Il leader della Rivoluzione di velluto è stato eletto martedì dal Parlamento: 59 i deputati a favore; 42 i contrari. Il leader dell’opposizione ha 15 giorni di tempo per presentare il nuovo Governo.
Pashinyan ha guidato le proteste che il 23 aprile hanno portato alle dimissioni del suo precedessore, Serzh Sargsyan. Un cambio della guardia nel nome dei valori democratici occidentali, contro la gherminella del predecessore il quale, per restare in sella, da presidente che era ha conseguito il premierato.
 
Una rivoluzione come ne abbiamo viste parecchie, poche a dire il vero con un happy end. Questa volta si parla di velluto, ma il termine significa poco o nulla. Pashinyan è un ex giornalista, divenuto in fretta molto popolare. La prima cosa che si nota di Pashinyan è il cappellino, una questione di look alla quale ci hanno abituato nel crollo dei sistemi dei paesi ex socialisti.
Personaggi osannati oggi e vituperati e dimenticati domani, dagli stessi che li osannavano, per lo più dall’estero. Chi parla più con entusiasmo dell’alcoolista Eltsin, chi della superstar ucraina Timoschenko. Per non citare qualche meteora della Jugoslavia anni 90. Il nazionalista e monarchico Vuk Draskovic ebbe buona stampa a suo tempo per finire in breve nel dimenticatoio. Ma più di tutti è la parabola di Lech Walesa, dagli altari al retrobottega della storia polacca che fa pensare al riprodursi di glorie effimere.
 
In questo caso però gli entusiasmi della piazza paiono clamorosi.
Ma soprattutto si assiste a una novità. L’agenzia di stampa vicina a Mosca, Sputnik, cita gli eventi senza l’ombra di esecrazione, anche se il defenestrato parrebbe fosse vicino al Cremlino.
Come mai? Liquidazione concordata di un passato impresentabile?
Ravvedimento di Mosca che non difenderebbe più a oltranza collaboratori non molto perspicaci?
 
Al di là della retorica e dei luoghi comuni una parola fa pensare. Nagorno Karabakh, l’enclave di lingua armena proclamatasi indipendente in territorio dell’Azerbaigian. Che ne farà il nuovo premier?
La scaricherà violentando i sentimenti nazionalisti degli armeni? Riprenderà gli scontri con gli azeri, diventando più filorusso di Putin?
Pashinyan dice di voler risolvere la questione. Probabile che sotto il berrettino buono per l’immagine, stia covando un compromesso intelligente, tanto intelligente da non dispiacere nemmeno a Putin