10 IDEE PER PARLARE DEL FILM “LORO” ANCHE SENZA AVERLO VISTO

DI LUCA MARTINI

10 cose più o meno intelligenti da dire di “Loro” del regista Paolo Sorrentino (la prima parte già nelle sale da giorni, la seconda in arrivo il 10 maggio), se volete parlarne in società senza scomodarvi per andare al cinema. Vi diamo questo piccolo aiuto con un semiserio prontuario perché il film è lungo (204 minuti in due puntate) e forse non desiderate stare immersi per così tanto tempo – di nuovo! – in un universo a misura di Silvio B.

1 Prima di tutto, non si può prescindere dal protagonista Toni Servillo: chiedetevi chi avrebbe potuto sostituirlo (non viene in mente nessuno, vero?). Per certi versi qui Servillo è un mattatore sobrio. Il Berlusconi autentico è così ritoccato da maestri del make-up e della chirurgia plastica che l’attore partenopeo sembra quasi al naturale sebbene sia incatramato come un albatros dopo un disastro ecologico. Notate che il persistere di un insistito accento napoletano è voluto, per scongiurare l’effetto imitazione, detto anche effetto Crozza (vedi il punto 10). Si può aggiungere che il personaggio di Silvio B. aiuta Servillo perché ha più spessore e storia dello scettico Jep Gambardella de La Grande Bellezza. E qui finite diretti al punto 2.

2 Ebbene sì. È un film che può addirittura provocare nostalgia del berlusconismo. In particolare ai più anziani e ai più sensibili – accade come ai vecchietti che, giovani ai tempi del fascio, pensano che Mussolini in fondo in fondo… Soprattutto Loro2, perché è puntato sul declino, sulla vecchiaia, sul senso di nulla e di morte che attanaglia il protagonista. Il padrone del mondo? No, un omuncolo dalle palpebre pesanti in pigiama e ciabatte. Questo fa di Loro un gemello di Youth e lo allontana dalle raffigurazioni più scontate e politiche di Berlusconi (vedi Il Caimano di Nanni Moretti) e pure dal Sorrentino satirico de Il divo. Se volete, mettetela così: questo è un saggio antropologico sul potere (virile) e la sua perdita impostato in modalità Canale 5.

3 Lodate la mancanza di trama in senso tradizionale e il gioco di rimandi continui tra situazioni e personaggi. È tutto calcolato, attese e indugi compresi, come aspettare per un’ora in Loro1 che entri in scena Silvio B. Sorrentino ha note abilità alchemiche, e va applaudito anche il co-sceneggiatore Umberto Contarello. Se proprio si desidera trovare un difetto: troppo lungo e troppo didascalico il dialogo finale tra Silvio B. e Veronica L., una sobria e infelice Elena Sofia Ricci. Ma qui è compendiata in maniera un po’ pedante la vera resa dei conti storico-politica del regista napoletano con il berlusconismo.

4 Il senso di Sorrentino per Fellini. È altissimo come di consueto e, per esempio, l’intera scena conclusiva (quella della statua del Cristo) rimanda scopertamente all’inizio de La Dolce Vita. Però il film felliniano di riferimento, stavolta, e per quello che si diceva poc’anzi, è piuttosto il senile e stralunato Ginger e Fred (rivedetelo), con protagonisti i due anziani e patetici entertainers interpretati da Marcello Mastroianni e Giulietta Masina. Manca per fortuna la poesia, peraltro un po’ appiccicosa, del tardo Fellini.

5 Se amate le parodistiche sortite pop alla Quentin Tarantino o quelle artistiche di Francesco Vezzoli, non potete che apprezzare i finti trailer delle fiction ambite dalle olgettine in odore di raccomandazione. Quello più divertente è dedicato a Lady D. ma si desidererebbe vedere per intero lo sceneggiato con Rita Levi Montalcini sexy e con capello bianco vaporoso. Potete aggiungere a latere che Sorrentino non sembra – Young Pope a parte – avere un grande concetto dell’universo televisivo, berlusconiano e non. Vedi la brutta fine della pecora teledipendente che stramazza davanti al video in Loro1.

6 L’opzione politica. Nonostante tutto, nonostante il film voli più alto, è ineludibile. Se siete di Forza Italia o dovete discutere del film con un amico berlusconiano, tenete presente oltre agli anatemi di Brunetta il punto di vista snob di Maria Rosa Mancuso de Il Foglio. Dite che il film apparirebbe sciatto allo stesso Cavaliere: «Anche esteticamente, Loro è piuttosto misero, il trasferimento sui prati all’inglese delle ville in Sardegna non giova…». Ne parlate con un renziano? Suggeritegli che il senatore di Scandicci avrebbe dovuto farsi prestare per tempo il copione per imparare qualche trucco da maestro. Con un leghista? Spiegate che si comprende perché Salvini non possa lasciare da solo un leader così disperato. Con un 5 Stelle? Dategli ragione e raffreddate il discorso con luoghi comuni condivisibili da tutti, del tipo «è molto bella la fotografia’» (la firma il fuoriclasse Luca Bigazzi).

7 Qualche voto agli attori. Servillo 10. Riccardo Scamarcio e Kasia Smutniak, uno pseudo Tarantini e la più intelligente delle donne da cena elegante, un 9 a testa. Elena Sofia Ricci – Veronica 8. Gli altri, alla pari, con menzione speciale per un bizzarro Bentivoglio simil-Bondi.

8 La scena che vale il film. I critici su questo sono abbastanza concordi. Quando in Loro2 Silvio B., per provare a se stesso di essere ancora un magnifico e seduttivo venditore, telefona a una signora a caso, pescata sulle Pagini Utili, e tenta di venderle al volo un appartamento “da sogno”. Un’alternativa per gli amanti delle serate disinvolte: imperdibile la scena di Kasia Smutniak («per me è stata la più difficile di tutte«) che balla seminuda su un tavolo.

9 Il film è una miniera di piccole perle e di preziosi cammei. Ce ne sono a bizzeffe ma noi ve ne suggeriamo uno piuttosto sofisticato. Abbiamo particolarmente apprezzato il Mike Bongiorno spento come una tv rotta e leggermente indementito nella versione di Ugo Pagliai: in un duetto dimesso con il vecchio compare Silvio B., abbiamo rivisto in controluce il Pagliai simbolo della televisione antica, non ancora berlusconizzata, il professor Foster del mitico Il segno del comando.

10 Ed eccoci pronti, dopo tante lodi, all’ultima opzione del nostro prontuario. La stroncatura netta. Nel caso abbiate visto gli altri film di Sorrentino e pensate che il maestro sia un sopravvalutato e antipatico simbolo della gauche caviar, oppure se volete essere semplicemente cattivi con lui, be’, questi sono affari vostri. Noi vi consigliamo solo come essere perfidi. Potete notare per esempio che in alcune scene vi è sembrato di rivedere una puntata di Fratelli di Crozza. Ma se proprio non avete cuore potete persino spingervi a citare il Bagaglino.