IL SALUTO DEL PAPA A METER. IMPEGNO COSTANTE NELLA LOTTA ALLA PEDOFILIA

DI MAURIZIO PATRICIELLO

Roma, piazza san Pietro. Francesco si affaccia alla finestra ed è un tripudio. Il Papa ci conferma nella fede. Tra l’altro: «Saluto i rappresentanti dell’associazione Meter che incoraggio a continuare nell’impegno a favore dei bambini vittime della violenza» dice. Il Papa incoraggia la missione di “Meter” fondata da don Fortunato Di Noto e la invita a continuare a salvare i bambini dagli artigli dei pedofili. Continuare a fare luce su un dramma oscuro dalle dimensioni immani. Continuare e credere che per un solo bambino tratto in salvo, fanno festa gli angeli del cielo. Lavorare, continuare, perseverare. Lo ha chiesto il Papa, lo chiede Gesù. Ce lo chiedono i bambini di tutto il mondo. La violenza sessuale sui bambini, sovente neonati, è un crimine talmente angosciante e devastante che, inconsciamente, tentiamo di rimuoverlo, dimenticarlo. Fa troppo male, non riusciamo a sostenerne il peso. Almeno fino a quando, come da uno schiaffo in pieno viso, non saremo colpiti dall’ultima notizia di uno stupro su un minore. Eppure io lo so che, mentre sto leggendo questo articolo, da qualche parte un bambino sta per essere segnato per sempre nel corpo, nell’animo, nella psiche. Nella vita. Della pedofilia si parla poco e male, della pedopornografia ancora meno.

Migliaia di foto e di video pedopornografici circolano nei meandri di internet per essere venduti e comprati a prezzi incredibili. Un mondo invisibile, malato, sporco, angosciante; affari milionari a danno dei bambini, i nostri bambini. I bambini di Gesù. Ma chi è un pedofilo? Dove si nasconde? Come si camuffa? Che cosa il mondo civile ha fatto e sta facendo per liberare i piccoli da queste persone che riescono a trasformare le loro lacrime, il loro dolore, le loro grida di sofferenza in un piacere insano e deviante?

Occorre avere un faro continuamente acceso su questo scempio. Occorre un impegno forte, continuo, intelligente. Questo dramma lo si può sconfiggere solo studiando e lavorando insieme. Con grande umiltà, umanità, professionalità. A noi non interessa se un minore violentato sia italiano o straniero. È un bambino indifeso che ci chiede aiuto, ci implora. Ma anche ci condanna. Deve essere salvato. A tutti i costi deve essere salvato. I Paesi più ricchi e democraticamente più avanzati debbono aiutare, sostenere, mettersi accanto, per quanto possibile, costringere i Paesi più poveri e quelli meno sensibili a prendere di petto questo dramma. I pedofili – ma perché continuare a chiamarli così? Loro odiano, distruggono, non amano i bambini – i pedofili, dicevamo, debbono avvertire il fiato sul collo di tutte le persone di buona volontà. Le pene per chi si è macchiato di questo delitto debbono essere esemplari, ma esemplari debbono essere anche gli sforzi per correre in soccorso di chi avverte dentro di sé quest’attrazione insana e chiede aiuto. Medici, psicologi, psichiatri, giornalisti, uomini di legge, di intelletto, di fede debbono affrontare insieme il problema per capire dove nasce, come si sviluppa, dove si annida questo verme che rode e consuma e cosa fare per poterlo schiacciare prima che faccia ulteriori vittime. La posta in gioco è troppo alta.

Domenica la voce di Francesco è risuonata ancora una volta a favore dei bambini. Le parole rivolte a “Meter” erano rivolte a tutti, preti e laici, credenti e non credenti. Don Di Noto, ha obbedito alla voce dello Spirito, ha aperto un varco, ci ha indicato la strada. Gli vogliamo dire grazie. A nome di tutti i bambini del mondo. L’opera da lui fondata è una fiammella accesa nel fetido, oscuro, gelido abisso della pedofilia. Una luce che deve divampare, diventare un fuoco scoppiettante anche grazie al nostro sostegno e al nostro impegno. Rimaniamo accanto a questo gigante buono. Con i fatti, l’amicizia, la preghiera. Lasciamoci consigliare, istruire, guidare da lui. Don Fortunato si è caricato sulle spalle un pesante fardello che rischia di schiacciarlo. Ha bisogno di noi, del nostro aiuto, del nostro sostegno. Non tiriamoci indietro.

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