LE ALTURE DEL GOLAN SONO LA NUOVA FRONTIERA FRA IRAN E ISRAELE

DAL NOSTRO INVIATO SUL GOLAN

LUCIANO ASSIN

 

In questi giorni il panorama del Golan è contemporaneamente spettacolare ma bugiardo. Soprattutto dopo ieri sera. E’ il tempo delle ciliegie, i frutti sono già maturi e praticamente ad ogni incrocio c’è qualche baracchino improvvisato che li vende. I drusi dei quattro villaggi del Golan sono fra i più intrampendenti e aprono le loro piantiagioni a chi voglia coglierle autonomamente pagando un tanto al cestino. Gli scontri a fuoco di ieri sera sono ancora tangibili nell’aria, e anche se lo sforzo di tornare alla normalità è reale, per tutti è chiaro che l’episodio di ieri è soltanto il prologo di un’escalation per il momento imprevedibile.

I venti missili sparati verso Israele dai pasdaran iraniani sono finiti per la stragrande maggioranza esplosi sul suolo siriano, e solo quattro hanno oltrepassato il confine per essere intercettati dalla batterie antimissilistiche dell’IDF, l’esercito israeliano. Le diverse stazioni radio israeliane non fanno che tessere le lodi dell’esercito e delle sue possibilità, ed il risultato parla chiaro. Fonti russe parlano di un’operazione in grande scala a cui hanno partecipato 24 aerei di tipo F15 e F16, 50 obiettivi distrutti e decine di missili terra-terra sparati verso le varie destinazioni.

Secondo il portavoce dell’IDF e vari ministri e commentatori che si sono succeduti ai microfoni, la stragrande maggioranza delle infrastrutture militari iraniane in terra siriana sono state distrutte o seriamente danneggiate. Tutto questo non poteva certo succedere senza il tacito consenso di Vladimir Putin, che per pura combinazione si è incontrato ieri poche ore prima della dura risposta militare israeliana.

Non soltanto è la settima volta che i due leader si incontrano nell’arco di pochi mesi, ma Netanyahu era l’unico leader occidentale presente alla tradizionale Parata della vittoria. E’ indubbio che fra i due ci sia un rapporto privilegiato, anche se alla fine dei conti ognuno dei due non farà che garantire i propri interessi. Ma se i numerosi raid israeliani di questi ultimi mesi non hanno mai procurato degli attriti con le forze russe presenti in Siria, ciò significa che esiste un coordinamento fra i due eserciti, e che questa collaborazione funziona.

Quali potrebbero essere i prossimi sviluppi di questa situazione così delicata a cui basta poco per trasformarsi in poco tempo in un conflitto di ampie proporzioni?

Gli israeliani sono decisi a non ripetere l’errore libanese, e cioè di non permettere in nessun modo agli iraniani di creare una testa di ponte sul confine siriano, allargando così le minacce verso lo stato ebraico. Il pericolo per gli israeliani è quello di riposarsi sugli allori sottovalutando i possibili sviluppi sia logistici che militari di una milizia ancora in formazione. E’ possibile anche che i Russi decidano di dividere la Siria in due sfere d’influenza promettendo ad Israele una fascia smilitarizzata larga qualche decina di chilometri, una proposta che non si può rifiutare se questa viene dall'”amico” Putin.

Gli Iraniani devono decidere se considerare chiuso in modo definitivo questo primo scontro o aspettare un momento più propizio per lavare l’onta subita. Nel secondo caso non è escluso che la vendetta degli Ayatollah possa effettuarsi all’estero, colpendo un’ambasciata israeliana per esempio. Agli iraniani la pazienza non manca, ma dal loro punto di vista è molto più importante tappare le falle che si stanno aprendo dopo il ritiro americano dall’accordo sul nucleare iraniano. Il Real, la moneta iraniana, dopo il discorso di Trump è in picchiata libera, cosa che non fa che acuire una crisi economica che colpisce la maggior parte della popolazione.

La situazione attuale è paragonabile al tiro alla fune, che non è solo un gioco di forza come si potrebbe pensare, ma che necessita una buona tecnica e una strategia di lungo respiro. Per il momento ognuno sta mostrando i propri muscoli, ma solo chi saprà usare meglio il cervello avrà una concreta possibilità di uscire da questo scontro con meno danni possibili.