ROBERTO: NON E’ FACILE ESSERE GAY

DI ANTONIO AGOSTA

In Italia, come in altri stati europei, esternare le proprie inclinazioni sessuali è considerato un reato, meglio il suicidio che vivere una vita avversa.
La storia di Roberto, nome di fantasia per ragioni di privacy, può sembrare la sceneggiatura di un film scritto e diretto dal regista Pedro Almodóvar, se non fosse che è realmente accaduta in una piccola borgata della provincia di Milano e non in Spagna.

Roberto è un ragazzo di 26 anni, insegnante di lettere precario, non è rientrato nella riforma della “Buona Scuola”, piano straordinario di assunzione per poter dare alla scuola i docenti di cui ha bisogno, voluta da Matteo Renzi, ex Presidente del Consiglio. “Sei ancora giovane e hai tutta la vita davanti”. Come dicono i nostri cari politici a quei giovani in cerca di quel lavoro che non c’è”.

Roberto è gay, lo ha sempre saputo, sebbene fingesse che amare le donne fosse l’unico suo scopo nella vita.  Adesso, delle sue inclinazioni sessuali, ne sono a conoscenza tutti, familiari, amici e parenti, nonostante fosse pronto a sposare la ragazza del suo quartiere conosciuta da quando giocava con i compagnetti a pallone. Roberto ama un ragazzo della sua stessa età, operaio presso un’azienda edile della grande città, Milano, un’azienda dove devi fare il macho con i tuoi colleghi nascondendo le preferenze sessuali per non essere discriminato.

Roberto, con il suo giovane fidanzato, vorrebbe unirsi civilmente grazie all’approvazione della legge Cirinnà del 5 giugno 2016, come avviene in Spagna, in Germania e in altri paesi dove l’omosessualità, attrazione sessuale verso individui dello stesso sesso, non è un crimine ma solo amore appunto, così come per le coppie etero. “Non è facile essere gay”. Per gli altri la tua felicità a senso unico non conta, devi per forza apparire quello che non sei, anche soffrendo e piangendo in silenzio.

Era un giorno d’estate, Roberto, in abito da sposo, tight come desiderava la madre, era pronto a portare la sua amata all’altare per unirsi in matrimonio. Poi, preso da un momento di rimorso o di disperazione, si è tolto gli abiti di dosso e ha pensato bene di non andare in chiesa. Forse non era quello che voleva, sognava altro per il suo futuro. La sposa, abbigliata come fosse la principessa delle “mille e una notte”, rimase ore ad aspettarlo davanti alla chiesa, pur immaginando il motivo del perché non si fosse presentato all’evento. Può darsi che la ragazza lo abbia sempre saputo, ma riteneva che con il matrimonio la situazione potesse cambiare.

 

Oggi Roberto vive in un’altra città, la sua famiglia lo ha cacciato da casa, la sua presenza non era gradita perché non permetteva alle sorelle di continuare a vivere serenamente, dato che loro si, sono “felicemente sposati”…