UMILIATA PERCHE’ VUOLE PORTARE A BORDO IL TIRALATTE, LE SCUSE DELLA COMPAGNIA AEREA

DI ANNA LISA MINUTILLO

Un viaggio in aereo tra Los Angeles e Chicago, una donna, Kelsey Myers, ed il suo bambino, un bagaglio che la stessa voleva portare con sè, in cabina, una borsa contenente un tiralatte per poter alimentare il suo piccolo.
La compagnia di volo è l’America Airlines, ed il comportamento “discutibile “ed adottato nei riguardi di Kelsey, proviene proprio dal personale della compagnia.
Vessata ed umiliata perché le hanno richiesto di mettere il bagaglio nella stiva, dato che “secondo loro” non poteva rientrare nella categoria del “ bagaglio a mano”, ma anche etichettata con parole offensive che nulla di male aveva fatto per meritare.
Kelsey non ci sta, e decide di rendere nota la sua brutta esperienza raccontandola ad alcuni media americani ma anche pubblicandola su Facebook.
La compagnia le ha rivolto le sue scuse, ma sicuramente il senso di frustrazione e di delusione resta.
La vicenda inizia quando Kelsey, al momento della verifica dei bagagli, incappa nell’addetto che le fa notare che un bagaglio a mano, una borsetta e un altro involto con latte e tiralatte sono troppo.
La policy interna dell’ American Airlines consente ai passeggeri di portare con se medicinali, inclusa l’attrezzatura per il tiralatte.
E’ qui che si decide di interpellare una responsabile, superiore all’addetto ai controlli, la quale senza rivolgere a Kelsey alcuna domanda circa il contenuto della borsa la apostrofa dicendole che lei sta violando la policy della compagnia.
Inutile il fatto che Kelsey cerchi di spiegare alla responsabile che ciò che la sua borsa contiene le servirà per dare da mangiare al suo piccolo durante il volo e che riporlo nella stiva non le è possibile.
Inutile anche ricordare alla responsabile che i dispositivi medici sono permessi dai regolamenti aerei, perché quest’ultima forse perché punta sul vivo, forse solo perché in una “giornata no” pensa bene di rivolgersi a Kelsey usando questa espressione : “Quante tette hai?”. Oltre a non violare alcuna regola Kelsey resta basita da questo modo di esprimersi, quando questa umiliazione fatta davanti ad altre 50 persone si sarebbe benissimo potuta evitare.
Kelsey riesce a salire sull’aereo ed a portare il tiralatte con se con l’invito a riporlo sotto il sedile situato di fronte a lei.
Una vicenda non giustificabile poiché l’ingombro della borsa era minimo e lei non aveva bisogno di uno spazio maggiore, la policy della compagnia rispettata, ma a non ricevere il giusto rispetto è stata proprio lei, un passeggero che ha regolarmente pagato il suo biglietto.
Salita a bordo si è lasciata andare ad un pianto liberatorio causato dalla molta indelicatezza ricevuta, così ha deciso di affidare ai social il suo sfogo.
Dopo la sua azione, la reazione della compagnia che ha deciso di rivolgerle le scuse attraverso un portavoce il quale ha confermato che la donna aveva tutti i diritti di fare richiesta per tenere il tiralatte con se.
Oltre se a domandarci se le scuse ,

sarebbero giunte comunque se non si fosse creata attenzione su questa vicenda, perché sicuramente tutto ciò non rappresenta una buona pubblicità per la compagnia, ci si dovrebbe soffermare anche ed in modo attento sull’atteggiamento tenuto da una donna nei riguardi di un’altra donna.

Si perché le donne sanno essere molto più perfide degli uomini, sanno dove andare a colpire per ferire, si rivelano propense ad azioni violente nei confronti della vittima perché consapevoli che i loro comportamenti saranno sottovalutati dagli altri, e spesso va proprio così. Ma la violenza, l’aggressività, la mancanza di rispetto non sono solo atti da attribuire agli uomini, questo deplorevole primato sta finendo con l’accompagnare anche i comportamenti femminili.

Si diventa impopolari parlandone, ma non è purtroppo negando l’esistenza del problema che lo si può risolvere. Social, interviste, video girati quando l’oggetto dello stesso è distratto e modi sempre meno garbati per discriminare chi magari non ha l’avvenenza richiesta dai modelli del momento. La rete è piena di commenti inenarrabili che vanno a colpire le insicurezze, sempre più si fa leva su un aspetto fisico non soddisfacente, sul look datato, sull’acconciatura demodè, ma mai ci si sofferma a pensare ai danni che queste dimostrazioni di pochezza contengono.
Si perché questo non diventa argomentare ma solo puntare l’indice giudicando qualcuno di cui non si conosce nulla, e solitamente appartiene a chi ha molte più insicurezze di quante ne abbia invece l’oggetto dell’aggressione.

Parole come armi affilate che si conficcano nell’anima di chi le riceve, ma che non si incastrano nel luogo comune che vuole la violenza dell’uomo legata a uno stereotipo maschilista, a un senso del possesso. Che evidentemente c’è anche nelle donne.

Un possesso che non è legato all’altro, ma che mira ad annientare l’altro, legata ad insicurezze o a frustrazioni personali, legata a conflitti mai risolti con se stesse, ma alquanto dannosa.

L’aggressività che si sviluppa tra donne è differente da quella che si instaura fra uomini. Le donne, competono solo con le altre donne e non con i maschi; molte di loro sviluppano idee sessiste, nonostante di solito tendano a negarlo anche a se stesse. L’oppressione di cui il genere femminile è vittima nella nostra società si traduce spesso anche nelle opinioni e nei comportamenti delle donne verso altre donne.

Si condanna sempre e comunque ciò che le donne sono costrette a subire, ma ci si dimentica di restare distanti da questi modi di fare, modi che non vanno emulati e tantomeno imitati ma che diventano un’arma per chi si esprime solo attraverso atti di questo tipo.

Ecco che allattare un bambino viene ancora visto come un atto che fa storcere il naso, se avviene in pubblico, quando è solo un momento che racchiude in se qualcosa di prezioso che infonde tenerezza in chi con purezza lo guarda.

Ecco che ostentazioni di atti violenti invece vengono elevate alla massima potenza, perché fanno erroneamente passare il messaggio che essere “cattivi” nella vita paga.

Ci si aspetta che le donne affrontino le difficoltà con grazia e gestiscano le avversità con dignità ed equilibrio. La violenza, non é solo la violenza fisica, ed ha sempre rappresentato per le donne qualcosa da attenuare, non da alimentare. Le donne vengono giudicate più duramente perché si tratta fortunatamente di eventi più rari, ma questo non vuol dire che non ve ne siano. Controlli leciti quelli delle compagnie aeree in questo caso, ma forse carino sarebbe stato condannare fermamente la “cattiveria riservata” ad un passeggero di sesso femminile da un membro della compagnia stessa di sesso femminile, che sarebbe stato scorretto comunque, anche se rivolto ad un uomo, per altre motivazioni, per intenderci, ma su cui volutamente o inconsapevolmente si è glissato..