A TAVOLA CON SALVINI E CALDEROLI, COMUNQUEMENTE AL GOVERNO

DI RAFFAELE VESCERA


Al tavolo della trattativa per definire il contratto di governo M5s-Lega, simbolicamente impiantato a Milano e non a Roma, siede anche Calderoli, lo stesso che definì Napoli “una fogna infestata da topi da derattizzare, perché anche i topi votano”, lo stesso che, ministro delle riforme con il governo Berlusconi varò una legge che assegnava più risorse per la sanità alle regioni del Nord, e meno a quelle del Sud, che già lamentano una durata della vita media inferiore di cinque anni e non hanno neanche le risorse minime per far funzionare gli ospedali. Perchè rubano, direbbe il solito portatore sano di pregiudizi, disinformato del fatto che nella sanità del Nord, più di tutto a Milano, si ruba molto ma molto di più.

Dunque, caro Di Maio, anche tu da napoletano, secondo Calderoli “ratto di fogna da sterminare”, e secondo Salvini “puzzolente da lavare con la lava del Vesuvio”, come ti senti a sedere con chi è in odore di nazismo e meriterebbe pernacchi, ove non ti chiedesse scusa? Non ci risulta che tali scuse ci siano state. Sì, sappiamo che sei un tipo perfettino, ben ordinato sempre in giacca e cravatta d’antan, sappiamo che non manifesti mai alcuna emozione, sempre così compito e istituzionale, tutto sommato triste pur nella giovane età della gioia e della ribellione alle forme borghesi, ma ugualmente vorremmo sapere  che cosa ti dice il cuore nell’ascoltare tali pesanti insulti contro un popolo di venti milioni di esseri umani, civile da tremila anni. Il tuo popolo, quello del Sud, che ti ha dato fiducia affinchè tutto cambiasse per vedere che invece nulla cambia.

E tu dovresti chiederti che cosa ci dice il nostro cuore nell’apprendere che, pur di fare un governo, “qualunquente” sia, rinunceresti alla premiership, e poco male per noi se non fosse anche che dal tavolo delle trattative al ribasso è sparita la parola Sud e quella Povertà, la stessa in cui versa un terzo dei meridionali, più di tutti anziani a 600 euro al mese di pensione, che costretti a chiedere elemosina per strada pur di mangiare, sono costretti anche a rinunciare a curarsi, mentre sul tavolo del contratto aleggiano parole minacciose come flat tax, un bel regalo per i ricchi cumenda del Nord, e contrasto all’immigrazione ma non all’emigrazione, visto che centinaia di migliaia di giovani meridionali, colti, intelligenti e volenterosi, sono costretti a fare le valigie per sopravvivere, in virtù del trattamento coloniale che l’Italia riseva al Mezzogiorno. Il tutto mentre aleggiano terribili sospetti sulla coincidente riabilitazione di Berlusconi.  Che tristezza pensare che la scalata al potere infine ha cambiato chi diceva di voler cambiare il potere.

Ancora una volta, le questioni del Nord sono salve, mentre quella del Sud aspetta da 158 anni che almeno se ne parli. Da quel 11 maggio 1860, quando un avventuriero emissario degli inglesi consegnò le Due Sicilie ai Savoia, grazie all’ingenua e interessata complicità dei meridionali che aspiravano al cambiamento, per ritrovarsi poi a saltare dalla padella alla brace.
Sì, è vero il contratto è ancora da farsi, come il governo. Se si farà o non si farà Di Maio ne uscirà comunque con le ossa rotte. Il Sud non si accontenterà dei trenta denari che porterebbe in cambio della svendita della propria dignità, ancora una volta tradita, dopo la fiducia data ai due falsari Berlusconi e Renzi. Non siamo cani da accontentare con l’osso mentre ci sputano addosso, o almeno non lo siamo più. Pretendiamo ciò che ci spetta, equità di trattamento con i “fratelli” del Nord, in lavoro, salute, trasporti, istruzione, difesa dell’ambiente, ma poichè in politica come nella vita non si vive di solo pane ma anche di valori, ancor di più pretendiamo rispetto, dopo 158 anni di razzismo antimeridionale, più di tutto agitato da quella lega nord con la quale si siede a un traballante tavolo su cui banchettare le sorti del Sud.