IL CAGLIARI PASSA A FIRENZE E LA FIORENTINA SALUTA L’EUROPA

DI- STEFANO ALGERINI

Giocando una delle sue peggiori partite dell’anno (superata, ma solo di poco, dalla indecorosa sconfitta interna col Verona) la Fiorentina perde di misura, ma solo nel punteggio, col Cagliari e molto probabilmente dice addio all’Europa. E’ vero che Atalanta-Milan potrebbe lasciare una porticina aperta nonostante tutto, ed è vero anche che in questo campionato la squadra viola ha abituato i suoi tifosi a cambiamenti “del cielo” che nemmeno nella Londra di qualche lustro fa, però tutto dovrebbe passare comunque da una vittoria a San Siro col Milan, e dopo la partita di oggi questa sembra un’ipotesi probabile come lo sbarco degli alieni in settimana.

Cosa sia successo non è facile capirlo: l’entusiasmo, dopo la rocambolesca vittoria di Genova, era ai massimi. Lo stadio era bello pieno e molto più che ben disposto, e la squadra era quella solita, tranne la scelta di Esseyric preferito a Saponara. E se è vero che il francese, dopo la buona apparizione al Ferraris, è tornato quello lento ed inutile visto per tutto il campionato, non può essere solo la sua presenza ad aver provocato la sconfitta. Sarebbe ingiusto, e anche stupido, pensarlo. Giusto invece dare meriti al Cagliari: si pensava che i sardi venissero a fare partita di totale contenimento, e invece la squadra di Lopez è stata costantemente alta nel campo, creando grossi problemi alla Fiorentina in fase di costruzione già dal portiere. Il risultato come detto non spiega neanche bene la partita: la Fiorentina di vere occasioni da gol non ne ha creata nemmeno una, mentre i sardi hanno visto Farias fare scempio di due palle che urlavano solo di essere spinte dentro a non più di cinque-sei metri dalla linea di porta.

Come detto talmente povera di contenuti la partita della Fiorentina che è anche difficile fare valutazioni sui singoli. Certo la prova di Biraghi in fase difensiva ha ricordato l’inizio del campionato, e con questo abbiamo detto tutto. Ma anche Benassi e Varetout hanno toccato “profondità” di rendimento del tutto inesplorate. Per non parlare dei subentrati nella ripresa (Falcinelli, Saponara e Gil Dias): in tre non un’azione decente, non uno spunto, non un lampo. Come fermarsi ad una stazione di servizio con la riserva accesa e farsi svuotare definitivamente il serbatoio. Forse l’unico che si può salvare in sede di giudizio è Simeone: pur arruffone e impreciso l’argentino è sembrato il solo a metterci l’anima come la partita avrebbe richiesto.

Ad ogni modo risulta difficile calcare la mano verso la squadra (ed anche l’allenatore): se si è arrivati alla penultima giornata con ancora la voglia di andare allo stadio per vedere una partita con qualcosa di concreto in palio, e non per cominciare a lavorare sull’abbronzatura, lo si deve a questi tre mesi di “follia” positiva. Dunque malgrado la partitaccia di oggi lo striscione della curva Fiesole esposto nel secondo tempo (“Le storie che rimangono dentro non sono quelle dal lieto finale, ma quelle che fanno emozionare. Comunque vada orgogliosi di voi”) è da sottoscrivere parola per parola. Certo adesso si può sperare che Andrea Della Valle, presente in tribuna, si renda conto che con una panchina del genere i miracoli possono anche avvenire per una serie di partite, ma a gioco lungo è semplicemente impossibile raggiungere un risultato decente. Vedremo presto cosa hanno in mente i proprietari marchigiani: se un nuovo mercato di “plusvalenze grasse” e di “monticello ingaggi”, o se invece ci sarà la voglia di un piccolo rilancio. Forse, senza fare pazzie ovviamente, questa città un piccolo slancio di cuore (e di portafoglio) lo meriterebbe.