QUANDO LA RIABILITAZIONE NON URLA

DI MARIO RIGLI

C’era una volta un ragazzo che amava la politica, poi diventò, seguendo l’esempio del padre, giornalista. La passione giovanile però ebbe il sopravvento, si candidò alla Presidenza della Regione Lazio e divenne Governatore. Poi la storiaccia di via Gradoli, viene ricattato da carabinieri per la sua vita privata.
“Ho sbagliato per fragilità, chiedo scusa. Un uomo pubblico deve controllare le sue debolezze”. E poi: “Non ero drogato né omosessuale. Ma ricattabile sì. Perché i trans? Sono donne all’ennesima potenza, rassicuranti”.
Possiamo scrivere fiumi di parole su queste dichiarazioni, stigmatizzando o comprendendo, non importa.
Gianguerino Cafasso, coinvolto nello scandalo con il ruolo di mediatore nella vendita del video, viene trovato morto per overdose. Brenda, una delle due transessuali coinvolte nello scandalo, viene trovata morta soffocata dal fumo nel suo appartamento in seguito a un incendio, probabilmente di origine dolosa.
Il Governatore si autosospende, il provvedimento viene contestato e si dimette allora da Commissario per la sanità regionale e da Presidente della regione.
Esce completamente di scena. La sua vita è distrutta, distrutta la vita degli affetti familiari, la vita politica, la vita professionale. Ma la sua scelta è il silenzio, spesso fra le pareti di un monastero.
Nessuno parla più di lui, non cerca riabilitazioni forzate. Torna al lavoro, quello di prima, quello di suo babbo.
Ma non al sicuro dietro una scrivania, non in una redazione, fa il corrispondente di guerra. I suoi servizi dai luoghi caldi della terra hanno bisogno dell’elmetto in testa, ma nessuno, quando ci parla mentre, a volte sibilano pallottole, si ricorda di via Gradoli.
Quando la riabilitazione avviene nei fatti e nella dignità e non urla.