A PROPOSITO DELL’ATTENTATO A PARIGI E DEL KILLER CECENO

DI GUIDO OLIMPIO

Su Parigi.
Khamzat Azimov, l’autore dell’attacco all’Opera, ha seguito l’esempio e lo diventerà a sua volta per altri, magari elementi con mezzi e ambizioni maggiori.
Il ventenne ceceno ma cresciuto in Francia rappresenta una conferma di quanto avvenuto in questi ultimi anni in numerosi paesi occidentali. Ha usato l’arma suggerita dallo Stato Islamico – il coltello -, ha prestato giuramento al leader ed ha postato il video prima della missione. Tutto secondo copione, compresa la rivendicazione del movimento che gli concede il titolo di «soldato del Califfato»dopo che è morto sotto il fuoco degli agenti. Resta da capire l’esistenza di ispiratori e complici. Il gesto rientra comunque nell’offensiva organica alla fazione. Che, tra lunghe pause, continua ad uccidere anche nell’Unione europea.

Il killer si richiama poi – solo idealmente – ai militanti dell’ex repubbliche sovietiche attivi in Occidente da oltre un decennio. C’è sempre stata questa presenza, prima inglobata da al Qaeda e adesso dall’Isis. Un rapporto dei servizi sostiene che il 7-8% dei jihadisti francesi hanno origini cecene, dato riferito a quanti sono andati in Siria-Iraq e ai semplici simpatizzanti mai partiti. Diversi uzbeki sono stati i protagonisti di attacchi, a Stoccolma e New York per citare un paio di casi. E’ un rapporto rinsaldato da un’ampia propaganda e dall’impegno al fronte dove i «caucasici»hanno rappresentato le forze scelte. La madre di Azimov, inoltre era stata accolta in Francia come rifugiata, situazione che ricorda l’ambiente familiare dei fratelli Tsarnaev, responsabili della strage a Boston nel 2013. Anche loro erano emigrati in America ed erano stati accolti, un percorso poi interrotto dalla scelta eversiva.

L’imminenza dei Mondiali in Russia aggiunge preoccupazione, esperti e intelligence hanno avvertito sui rischi di attentati spettacolari. Isis e qaedisti (mai dimenticarli) hanno Mosca nel mirino per il supporto al regime siriano e per la consolidata ostilità. Gli attentati dall’Indonesia a Parigi sono la prova che lo Stato Islamico può agire lontano dal suo «cuore»affidandosi alle risorse disponibili.

Infine un’annotazione sulla Fiche S, ossia la schedatura che classifica una persona a rischio. Azimov era stato inserito in questo database per contatti con una persona che voleva partire per la Siria, ma in seguito non erano emersi dettagli. Situazione vista e rivista, con solite polemiche. Attualmente in Francia ci sono 20 mila individui con la Fiche S, di questi 12 mila vicini ad ambienti radicali islamici. Il numero dice tutto: impossibile tenerli d’occhio, uno passerà sempre, specie se si lancia in attacchi rudimentali.
Guido Olimpio (Corriere cartaceo)