#CANNES2018. L’ESTASI SECONDO GASPAR NOE

DI GIOVANNI BATTAGLIA (nostro inviato a Cannes)

Lo aveva annunciato a chiare lettere Gaspar Noé: “se avete odiato i miei film precedenti non perdetevi Climax”
Genio o grande bidone, Il regista argentino resta sempre uno straordinario enigma del cinema mondiale, osannato e odiato allo stesso tempo, Gaspar Noé è volontariamente prigioniero del suo bisogno di disturbare lo spettatore, di generare repulsione, rabbia, sconcerto e la sua ultima opera, anche se è forse la più divertente e dove per la prima volta sembra voler mostrare uno sguardo divertito sul suo mondo cupo, non viene meno alla sua missione principale: scandalizzare.

La storia è molto semplice: un gruppo di ballerini inizia una festa all’interno di un capannone dove sono soliti allenarsi, tutto procede bene fino a che iniziano a capire che qualcuno ha messo dell’ LSD nella sangria e la loro serata inizia una lenta escalation verso la follia.
Il film apparentemente è diviso in due parti, una prima gioiosa in cui il ballo descritto da una telecamera straordinaria incollata ai ballerini con angolazioni spregiudicate ci fa sentire il ritmo della danza fino all’esasperazione ed una seconda angosciante in cui tutti cadono nell’incubo della paranoia dovuto alla consapevolezza di essere stati drogati con LSD e non sono in grado di controllare le allucinazioni scivolando in una sorta di follia collettiva.
Il lunghissimo piano sequenza della prima parte del film è una delle scene di danza più avvincenti e coinvolgenti mai viste al cinema, i movimenti dei loro corpi sono così pieni di energia che si fatica a stare fermi durante la proiezione e l’abilità di Noè nel porgerci questo quadro è data anche dalla rapidità con cui le immagini passano da un corpo ad un altro da una angolazione ad un’altra per confluire in un unico potentissimo bocco di immagini-sensazioni mai viste prima in un film.
Il collegamento tra le due parti è dato dalla musica, un vero e proprio martello nelle orecchie dello spettatore e dalla fisicità dei protagonisti che da ballerini diventano praticamente degli automi iniziando una lenta discesa negli inferi della mente diventando progressivamente degli zombies.
Dalla consapevolezza dei movimenti di ognuno dei ballerini si passa alla tensione data dalla paura per una costante e crescente violenza nei rapporti tra tutti i protagonisti ed ognuno sembra essere una minaccia per l’altro e per se stesso.
“Climax” è la rappresentazione dell’estasi sia nella parte della danza che nella parte tormentatissima che sfiora l’horror della follia collettiva, è un film di una potenza visiva incredibile si esce dalla sala con un senso di vertigine profondo che ci fa credere di essere stati anche noi vittime inconsapevoli di un cocktail a base di LSD.
Come per il film di Godard siamo davanti ad un’opera radicale e potentissima davanti alla quale le reazioni possono essere lontanissime ed entrambe valide.
Girato e montato in soli quindici giorni ( Noè ha ironizzato sul fatto che un film fatto in quindici giorni non poteva non essere presentato alla quinzaine ) rappresenta la sua migliore opera ed indipendentemente dal giudizio che si possa avere sul regista è un film che deve assolutamente essere visto.

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