L’EUROPA ATTACCA IL DUO SALVINI-DI MAIO

DI GIORGIO DELL’ARTI

Discuteremo fino alla noia, e senza avere una risposta certa, se l’Europa abbia o no il diritto di intervenire nelle faccende nostre, e come. Quando Merkel e Sarkozy sfottevano Berlusconi nessuno disse mezza parola, anzi. E le lettere europee dell’estate 2011 servirono all’opposizione di quel momento (il Pd) per fare campagna contro l’odiato governo di destra. Ieri l’Europa è intervenuta di nuovo, non una, ma tre volte, e Salvini e Di Maio per tutta risposta hanno dato addosso agli eurocrati «non eletti da nessuno» e che si permettono di interferire. E però, assumendo l’altro punto di vista, siamo legati all’Europa da trattati di ferro e abbiamo concesso diritto di parola a Bruxelles e a Strasburgo molte volte in passato, accettando, per esempio, il fiscal compact e di tenere i nostri conti ben lontani dal rapporto deficit/pil del 3% e faremo prima o poi una manovra aggiuntiva da 5 miliardi come l’Europa vorrebbe ma non osa chiederci e giochiamo con le clausole di salvaguardia e i 12 miliardi e mezzo che ci vogliono per non aumentare l’Iva l’anno prossimo secondo le regole dettate dai nostri partner. I quali comandano, e di fronte ai quali siamo in posizione subordinata soprattutto per via del debito, e basta riflettere un po’ sulla storia del mondo dalle origini a oggi per sapere che il debitore è in qualche modo schiavo del creditore, non ha cioè sempre tutta la libertà di movimento che vorrebbe. E qualche volta non ce l’ha per niente.

Insomma l’Europa ci ha criticato.
Ha criticato quello che ha capito delle intenzioni del duo Di Maio-Salvini. Tre interventi più un articolo del Financial Times. Ha cominciato Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione. S’è fatto intervistare dal quotidiano Politico e ha detto: «È chiaro che l’approccio alla formazione del nuovo Governo italiano e l’approccio rispetto alla stabilità finanziaria deve essere quello di rimanere nel corso attuale, riducendo gradualmente il deficit e riducendo gradualmente il debito pubblico». Tra parentesi: ieri il debito pubblico ha sfondato quota 1.300 miliardi di euro. Altra parentesi: il responsabile economico della Lega, Claudio Borghi, dice invece che è il momento di riempire di soldi le tasche degli italiani. Dombrovskis a sua volta dice: «L’Italia ha il secondo debito pubblico della zona euro. È molto chiaro che in questa fase di crescita economica deve metterlo in discesa». Come sappiamo, il responsabile economico della Lega, Claudio Borghi, ha più volte sostenuto che il debito è un falso problema.

Passiamo al secondo intervento.
Dimitris Avramopoulos, commissario europeo all’immigrazione: «Speriamo che col nuovo governo in Italia non ci siano cambiamenti sulla linea della politica migratoria. Lodo l’Italia per quanto ha fatto, l’Italia è tra gli Stati che su questo hanno il maggior sostegno da Bruxelles». Siamo agli antipodi di quello che sostiene Salvini, il quale i migranti li vuole buttare a mare e che di nuovo ieri, proprio in risposta a Avramopoulos, ha detto: «Noi abbiamo accolto e mantenuto anche troppo, ora è il momento della legalità, della sicurezza e dei respingimenti».

Terzo intervento?
Jirki Katainen, vicepresidente della Commissione. È intervenuto sulla dichiarata volontà del duo di ridiscutere i trattati europei, punto sul quale s’era entusiasmato anche il finto presidente del consiglio Giulio Sapelli. Katainen ha detto: «Non vedo segnali che gli Stati membri vogliano cambiare le regole o concedere eccezioni a Stati membri sul Patto di Stabilità e Crescita. La Commissione è guardiano dei trattati e tutte le regole del Patto di Stabilità e Crescita si applicano all’Italia». Il Financial Times intanto se ne usciva con un editoriale assai sgarbato, chiamando i quasi-vincitori delle elezioni italiane «moderni barbari», e mettendo sotto accusa i vecchi partiti che hanno talmente male operato da rendere possibile l’ascesa «del governo meno convenzione e privo di esperienza che si sia visto in Europa dopo la firma dei trattati del 1957». Ancora: «I due partiti sono troppo russofili e la Lega è a favore di deportazioni su larga scala di migranti illegali». Quanto alle coperture da decine di miliardi di euro proposte per pagarsi reddito di cittadinanza e flat tax «colpisce quanto vecchie siano la maggior parte di queste idee».  Già provate in passato, «non sono mai state che solo parzialmente efficaci».

So per esperienza che queste intemerate preannunciano qualcosa.
La settimana prossima la Commissione raccomanderà, con un documento ufficiale, la riduzione di debito e deficit «indipendentemente dal governo che ci sarà». Lo ha annunciato Dombrovskis, dicendo anche che la Commissione non intende «coinvolgersi» nella discussione sulla formazione del governo, ma è «pronta a lavorare con le autorità democraticamente elette degli Stati membri». L’approccio dell’esecutivo comunitario non cambierà «indipendentemente da quale governo ci sarà».

E i due?
I due si sono incontrati un’altra volta ieri sera e, come sappiamo, non sono d’accordo su un sacco di cose e, al momento, non sono d’accordo soprattutto sul nome del premier. I leghisti potrebbero bocciare questa manfrina, che si teme infinita, sabato prossimo nei gazebo. Sull’Europa, però, vanno d’amore e d’accordo. Dopo Salvini, che ha parlato di «interferenza inaccettabile di non eletti», anche Di Maio, che fa da un pezzo l’amico di Bruxelles, contraddicendo tutte le posizioni pentastellate degli ultimi anni, se n’è uscito con uno sprezzante: «Sono degli eurocrati non eletti da nessuno». Poi: «Certo establishment ha paura, teme il cambiamento. I vincoli europei vanno rivisti perché è in Europa che si gioca la partita importante per finanziare tutte le misure economiche che ridiano diritti sociali agli italiani». Quanto al Financial Times, «come si permettono? Abbiamo 17 milioni di elettori. Se chiudiamo contratto sarà una bomba». Appunto. Devono chiuderlo, ’sto contratto.