L’ONDA LUNGA ANTI-MOLESTIE

DI SILVIA GARAMBOIS

Dal Nobel al Festival di Cannes: l’onda contro le molestie si fa lunga e cresce. Non era -come forse qualcuno sperava – una meteora, un’esplosione travolgente dopo la quale tutto sarebbe tornato solo spenta cenere.
Sei membri dell’Accademia svedese si sono dimessi per protesta poiché restava come polvere sotto al tappeto una brutta e continuata storia di molestie (che ha avuto vittima, ormai tanti anni fa, persino la principessa Vittoria…): risultato, quest’anno il Nobel per la Letteratura non verrà assegnato, mentre la stessa principessa e la regina madre partecipano a manifestazioni della campagna #metoo contro le molestie.
Il Festival di Cannes fa ammenda per aver “creato” l’onnipotente Harvey Weinstein – così titola “Le Monde”! – ovvero il produttore cinematografico che ha fatto delle molestie un “sistema”, e #metoo è quest’anno senz’altro protagonista: sulla Croisette viene pubblicizzato persino un numero telefonico anti-molestie, a cui si invita a denunciare i comportamenti scorretti, e nel “kit del Festival” fa bella mostra un cartoncino con su scritto “È richiesto un comportamento corretto. Non rovinare la festa”. Senza contare che c’è una donna, Cate Blanchett, alla guida di una giuria a maggioranza femminile (e la stessa Blanchett denuncia di essere stata lei stessa vittima), e finalmente tre registe in concorso, nonostante la superiorità numerica degli uomini resti comunque schiacciante.
Dopo le denunce delle attrici, dopo i clamorosi allontanamenti dai set che molto hanno fatto discutere, il mondo del cinema cerca di ritrovare un punto diverso di equilibrio. E altrettanto nel mondo dei premi letterari, fino a quello altissimo di Stoccolma: uno scossone che c’è da aspettarsi sarà ancora contagioso.
Ma… Il ma sta nella reazione – anche di casa nostra – di tutti quei commentatori che mostrano e dichiarano fastidio, parlano di post-femminismo con toni d’accusa, denunciano cacce alle streghe, pronosticano persino vittorie femminili a Cannes “in quanto donne”.
Chiacchiere da bar – quale che sia il luogo in cui avvengono – come se la molestia dovesse continuare ad essere considerata “male minore”, un così-fan-tutti: quando al contrario per le donne rischia di significare ricatto sul lavoro, mobbing, disparità sessista. E insieme anche dolore e vergogna.
Ma l’onda è diventata lunga. I “codici contro le discriminazioni e le molestie” si affacciano nei contratti di lavoro, dalla Pubblica amministrazione alle Ferrovie, dalla Rai a Alpitour, da Gucci a Starhotel, da Tnt alle Terme di Salsomaggiore. E alla prossima riunione dell’Ilo (l’organizzazione del lavoro dell’Onu), a fine maggio, dovrebbe essere approvata la convenzione contro la violenza di genere. L’onda si fa alta.