MISTERO MH370

DI GUIDO OLIMPIO

Ancora poche settimane e le ricerche del MH370 si chiuderanno, poche le speranze di trovare tracce del jet malese scomparso l’8 marzo del 2014, con 234 persone a bordo. Un mistero sul quale continuano a circolare tesi. Un team di esperti ha rilanciato uno scenario noto: il disastro è da imputare al capitano Zaharie Ahmad Shah, che si è suicidato portando alla morte anche passeggeri ed equipaggio.
Le mosse
La trasmissione della tv australiana “60 Minutes” ha dedicato una lunga inchiesta al dramma del Boeing 777 svanito mentre era sulla rotta da Kuala Lumpur a Pechino. Un programma dove sono stati intervistati “tecnici” e addetti ai lavori che hanno partecipato alle indagini. Secondo la loro conclusione, basata sull’analisi dei dati a disposizione, il comandante ha deviato dalla rotta verso sinistra, in direzione dell’Oceano Indiano. Prima mossa accompagnata da altre determinanti: in particolare ha de-pressurizzato la cabina per far perdere conoscenza ai passeggeri. In almeno due momenti – affermano gli esperti – è certamente ai comandi. Non è però chiaro come si riuscito a neutralizzare il suo secondo, a meno che non abbia approfittato dell’assenza momentanea.
La città natale
Shah avrebbe poi condotto l’aereo in una zona dove si sovrappongono i controlli dello spazio aereo tra più paesi, una mossa per favorire il suo piano, probabilmente provato e riprovato al simulatore che gli inquirenti troveranno nella sua abitazione. Secondo un istruttore intervistato dalla tv il capitano, prima di spingere il 777 verso l’Oceano, sarebbe voluto passare sopra Penang, la sua città natale. Una sorta di ultimo saluto: “Se osservate attentamente l’MH370 si vede che vira a sinistra, quindi conduce un’ampia manovra a destra, infine di nuovo a sinistra”. Un’interpretazione – quella del saluto – tutta da dimostrare.
Guai familiari
Quanto ai motivi del gesto suicida si è tornati a parlare dei problemi familiari del comandante. L’uomo stava per separarsi dalla moglie, forse era depresso per questa situazione. Ma sono ovviamente delle ipotesi, come altre, compresa quella – riemersa poche settimane fa – del jet “dirottato” a distanza oppure dell’azione da parte di “pirati dell’aria”. Mai esclusa neppure l’avaria. C’è anche chi ha ritenuto che l’area delle ricerche, al largo dell’Australia, non fosse quella giusta mentre sarebbe stato necessario cercare più a nord. Ad oggi, dopo anni di pattugliamenti, sono stati trovati solo dei rottami spinti dalle correnti verso le coste africane.
Guido Olimpio