VIVIAMO MEDIAMENTE 80 ANNI SU QUESTA TERRA E LI PASSIAMO A FARCI LA GUERRA

DI MARCO GIACOSA

Mi piacerebbe qualcuno potesse accorgersi dell’umiliazione, dell’ipocrisia, del senso di sconfitta collettiva, il fallimento di una qualunque idea di comunanza, di comunità, di compartecipazione, di condivisone. Viviamo mal contati 80 anni su questo pianeta, possibile passarli a far la guerra, a segnare i confini di una casa immaginaria?

Il fenomeno lo vidi per la prima volta a Roma. C’era un migrante con una ramazza in mano che camminava, fingendo di usarla, anzi usandola ma senza proficuità, inutilmente, spostava la spazzatura per una decina di metri, un terreno entro cui si era messo volontariamente, tra due torrette – erano due ceste per la frutta, in piedi – che avevano addosso due cartelli, uno su una torretta l’altro sull’altra a dieci metri, dove stava scritto che lui era qui e si voleva integrare, per cui teneva pulito quel pezzo di strada, in cambio, se qualcuno voleva, era ben accetto un contributo.

L’ultima frontiera del marketing pezzente, quello per cui un accattone italiano scrive: SONO ITALIANO, e quello straniero scrive: MI VOGLIO INTEGRARE, PULISCO LA TUA TERRA.

Con tanti saluti ai concetti di bene pubblico e bene privato: quando dimenticherà l’ultimo – probabilmente è già nato – che sa che è dovere pubblico la pulizia delle strade pubbliche, e non gesto generoso, in concessione, del dio privato?

La moda, il marketing dei poveracci, è arrivata a Torino. Lo aspettavo, l’ho letto per la prima volta oggi. Mi fa male, leggere queste cose. Che però per la maggior parte della popolazione, ormai dominante, funzionano: non è soltanto un decadimento morale – di cui ogni epoca è responsabile, e per ora non porta a estinzione, fondamentalmente chissenefrega, the best has yet to come -, è un decadimento di civiltà: questo sì molto pericoloso, potenzialmente letale.

[Fotografia da La Stampa di oggi, cronaca di Torino]