I MERCATI SONO MOLTO NERVOSI

DI GIORGIO DELL’ARTI

Ai mercati non piace la situazione politica italiana e ieri piazza Affari ha perso il 2,32% in un contesto europeo, al contrario, tutto positivo, mentre lo spread ha chiuso a 151 punti, +20 rispetto a martedì.

Ricordiamo che cos’è lo spread.
Lo spread misura la differenza di rendimento tra il Bot italiano a dieci anni e l’analogo tedesco, detto Bund. Intendiamo per «rendimento» quanto pagano di interesse lo stato italiano e quello tedesco per i soldi presi in prestito dai cittadini. È chiaro che più uno stato è a rischio più deve pagare di interessi. La differenza tra il tasso tedesco e quello italiano (cioè lo spread) sui titoli che scadono in dieci anni è, per tradizione, il misuratore del nostro stato di salute finanziaria. Nel 2011 Berlusconi fu mandato a casa perché lo spread era a 550. Nel numero 151, segnato ieri, non c’è nulla di drammatico, ma l’altro giorno eravamo a 130, dunque il balzo in su di venti punti è o potrebbe essere un segnale preoccupante. Idem le vendite alla borsa di Milano, che hanno colpito le banche e Telecom e risparmiato i titoli petroliferi, i quali hanno anzi guadagnato sulla prospettiva che il prezzo del greggio arrivi ai 90 dollari a barile.

Fino ad ora i cosiddetti mercati erano stati buoni.
Sì, ma l’altra sera, sul tardi, è stata diffusa la bozza di un accordo tra Movimento 5 stelle e Lega in cui si stabilisce che il nuovo governo gialloverde chiederà alla Banca centrale europea di cancellare con un solo colpo di penna i titoli del debito pubblico italiano che ha in pancia. Si tratta di 250 miliardi di euro, una cifra davvero consistente. L’operazione, allo stato dei trattati che regolano i rapporti tra coloro che hanno aderito all’euro, non sarebbe assolutamente ammessa, ma Salvini e Di Maio vogliono, appunto, ridiscutere questi trattati e potrebbe essere che in quell’ambito… Sapendo tuttavia quello che sarebbe successo, i vertici delle due formazioni politiche hanno subito fatto sapere che quel punto dell’intesa doveva considerarsi superato. Precisazione inutile: i cosiddetti mercati hanno capito che, in ogni caso, il governo giallo-verde non sarebbe amico dell’unione monetaria e hanno agito di conseguenza. Avrà pesato anche il fatto che le trattative si prolungano, il nome del premier non c’è e le professioni di ottimismo, diffuso a man bassa, lasciano dubbi.

Che cosa si intende, alla fine, con la parola «mercati»?
Già, sia Di Maio che Salvini, ancora ieri, hanno risposto con prese di posizione che significano questo: i mercati lo fanno apposta a vendere titoli italiani per contrastare la nascita di un governo rivoluzionario che finalmente presenterà il conto delle loro malefatte e li costringerà a operare nell’interesse nostro e non delle loro tasche. Potrebbe essere vero, il mondo è talmente complicato che sarà bene non dare niente per acquisito. Il problema è che i mercati, pure se esistono nella forma descritta da Salvini e Di Maio, sono in ogni caso molto forti e possono farci molto male. In linea generale è meglio andar d’accordo con i mercati che metterglisi contro. Qualunque cosa si intenda per «mercati».

Si stanno mettendo d’accordo oppure no?
Il Movimento 5 stelle ieri sera ha fatto sapere che il contratto è a posto, si tratta di un documento di 40 pagine, in cui la materia è stata suddivisa in circa 22 capitoli. I punti ancora controversi sono sei, «sei righe» secondo la simpatica espressione del portavoce Rocco Casalino. Uno di questi sei punti riguarderebbe i flussi migratori. Non si prevede l’uscita dall’euro e neanche il referendum sulla moneta unica, reclamato ancora ieri da Grillo. C’è invece una parte sui vaccini, tutta da capire. Per il resto, stando a quello che abbiamo letto. si prevede la reintroduzione dei voucher, il ritiro delle sanzioni alla Russia (ma gli Usa restano il partner principale), 780 euro di reddito di cittadinanza (17 miliardi di costo), estensione della legittima difesa domiciliare, inasprimento delle pene per la violenza sessuale, revisione del rito abbreviato, riforma della prescrizione, abrogazione delle norme varate dalla maggioranza di centrosinistra in questi anni volte a «conseguire effetti deflattivi in termini processuali e carcerari». Carcere «vero» per i grandi evasori. Infine una specie di consiglio dei ministri parallelo – composto dal premier, Salvini, Di Maio, i capigruppo e il ministro competente, più il responsabile per l’attuazione del programma come uditore – chiamato a risolvere gli eventuali contenziosi su provvedimenti qualificanti. Tutta la materia sarà sottoposta al giudizio dei gazebo da parte dei leghisti e a quello degli internauti da parte della piattaforma Rousseau. Salvini ha detto che lui e Di Maio potrebbero salire al colle e sciogliere la riserva anche prima di lunedì.

Il premier?
Al momento dovrebbe essere un grillino di secondo piano, incapace di far ombra a Di Maio. Ieri si facevano i nomi di Adriano Bonafede o Emilio Carelli.