CASA DELLE DONNE DI ROMA: LO SFRATTO E’ PIU’ VICINO

DI MONICA TRIGLIA

Si complica sempre di più la situazione della Casa internazionale delle donne di Roma, su cui pende da mesi la minaccia di sfratto da parte del Comune che chiede arretrati di affitti per oltre 800.000 euro.

Il consiglio comunale della capitale ha approvato giovedì 17 maggio la mozione del Movimento 5 Stelle a firma Gemma Guerini che prevede l’impegno per il sindaco e la giunta a «riallineare e a promuovere il “Progetto casa internazionale della donna” alle moderne esigenze dell’Amministrazione e della cittadinanza, attraverso la creazione di un centro di coordinamento gestito da Roma Capitale e prevedendo, con appositi bandi, il coinvolgimento delle associazioni».

Questo significa, secondo le attiviste della Casa, «cancellare un’esperienza importantissima per le donne e la città, una realtà viva della cultura, del femminismo e dei movimenti». E aggiungono che «la mozione è stata votata rifiutando il rinvio; impedendo l’intervento in consiglio comunale di una nostra rappresentante; negando all’opposizione la documentazione necessaria e il diritto di replica».

Dopo la votazione la seduta è stata sospesa per le proteste (nella foto).

Lunedì è in programma la riconvocazione di un tavolo di confronto tra le assessore della giunta e le donne della Casa.

Cresce intanto la mobilitazione.

«La Casa Internazionale delle donne di Roma, luogo storico, riferimento di oltre 30.000 donne che la visitano ogni anno e delle numerose associazioni che la fanno vivere, punto di incontro, confronto culturale e politico, di crescita personale e professionale,­­­­­­­ archivio del femminismo, sede di tante battaglie delle donne contro discriminazioni e violenze, è a rischio».

Inizia così l’appello firmato da scrittrici, attrici e intellettuali, a sostegno dello storico immobile di via della Lungara in Trastevere.

Tantissime le firmatarie: Lucia Annunziata, Teresa Ciabatti, Gigliola Cinquetti, Francesca Comencini, Lella Costa, Elena Giannini Belotti, Chiara Gamberale, Valeria Golino, Dacia Maraini, Giovanna Mezzogiorno, Valeria Parrella, Alba Rohrwacher, Chiara Valerio, Serena Dandini, Loredana Lipperini, Michela Murgia, Tosca, Jasmine Trinca e molte altre hanno sottoscritto un documento nel quale ricordano che «la Casa ha pagato per i 15 anni di gestione buona parte del canone e ha sostenuto gli ingenti costi di manutenzione di cui uno stabile storico, quale è il complesso del Buon Pastore, un palazzo del 1660, necessita. Il tutto senza contributi e finanziamenti pubblici, solo con l’autofinanziamento, rendendo così fruibile per la città questo splendido luogo: aperto, frequentabile, pieno tutti i giorni di attività e di servizi a disposizione delle donne, in particolare di quelle con minori possibilità».

E’ da mesi che la minaccia dello sfratto incombe. L’11 maggio le operatrici della Casa Internazionale delle Donne, che hanno già raccolto 45 mila firme a sostegno, si sono presentate in consiglio comunale per chiedere risposte che l’amministrazione guidata dal sindaco Virginia Raggi non ha dato. «Vogliamo che riconosca, con gli atti necessari, il valore politico, sociale e culturale della Casa Internazionale delle Donne così come di tante altre realtà romane» spiegano dal consiglio direttivo. «Abbiamo scritto alla sindaca, abbiamo mandato email, telefonato, ma dopo l’avvio di un tavolo tecnico a febbraio non è accaduto più nulla. Ci dicono che non facciamo profitto, ma teniamo aperto giorno e notte, estate e inverno, un edificio del ’600 senza spese pubbliche. Se non è imprenditorialità questa».
La struttura faceva parte del complesso del Buon Pastore che alla fine degli anni Ottanta è stato occupato dal movimento delle donne per diventare sede di iniziative culturali e politiche.

Quando nel 1992 è stata stipulata la convenzione con il Comune, la Casa si è assunta l’onere delle spese di manutenzione ordinaria, straordinaria e del pagamento delle utenze insieme a un debito pregresso di 150mila euro per gli anni dell’occupazione.

Nel 2013 la Giunta Marino stava arrivando a un accordo per il saldo del debito in virtù del valore economico dei servizi offerti gratuitamente, alla città e alle donne, dalle 40 associazioni che fanno parte del Consorzio che oggi gestisce la Casa.

Era stato calcolato in 700mila euro l’anno il valore delle consulenze psicologiche e legali per donne vittime di violenza, delle prestazioni svolte nei consultori medici e ginecologici, dei progetti di orientamento al lavoro e delle iniziative culturali, oltre alla cura di Archivia, una biblioteca del femminismo messo a disposizione degli studenti per studi e tesi di laurea.

La strada per regolarizzare la situazione è stata in un primo tempo condivisa dal Movimento 5 Stelle. L’attuale sindaco Virginia Raggi aveva visitato la Casa e c’erano stati segnali di apertura. Poi la svolta.

«Gli amministratori del Campidoglio dicono che vogliono valorizzare la Casa, che la considerano un valore per la città» scrivono nel loro appello le artiste, le scrittrici e le intellettuali. «Noi ci crediamo. Perché non dovremmo? Sarebbe del tutto paradossale che la prima sindaca donna della Capitale voglia passare alla storia per aver chiuso la Casa internazionale delle donne. Ci sentiamo in dovere di parlare perché “la Casa siamo tutte”. Noi la frequentiamo, vediamo quanta passione, quanto lavoro, quanta fatica richiede ogni giorno quel luogo per restare aperto e disponibile.

Vorremmo un gesto di responsabilità e di generosità. Vorremmo che alle parole seguissero i fatti. La Casa, le associazioni e le tantissime donne che la abitano e la rendono fruibile devono essere messe in sicurezza, devono poter continuare ad agire e progettare il futuro. Per ottenere questo risultato, basterebbe applicare le leggi che consentono di concedere alla Casa Internazionale un canone gratuito, mettere a valore il ruolo sociale e culturale che la Casa svolge, riconoscere il pregio dell’opera di manutenzione e salvaguardia di un bene culturale della città e il prezioso contributo dei servizi che alla Casa le donne trovano e quindi anche ristrutturare il debito, a partire dal riconoscimento della sua reale entità.

La Casa rappresenta anche un pezzetto della nostra storia, del presente e del futuro nostri e della città. E’ uno dei simboli delle battaglie e delle vittorie delle donne e ci aiuta, con l’impegno quotidiano che vi si svolge, a costruire scelte, passi che restano da compiere per superare discriminazioni e diseguaglianze. La casa siamo tutte. Tutte, anche Virginia Raggi».

A sostegno della Casa delle donne su Twitter è stato lanciato l’hashtag #lacasasiamotutte ed è possibile firmare una petizione online su change.org.