LI DOVE C’ERA L’ERBA ORA C’E’…

DI PAOLO VARESE

Chissà se è stato l’ascolto della famosa canzone di Celentano a suggestionare l’Assessore all’Ambiente di Roma Capitale, Pinucci Montanari, tanto da spingerla a proporre di usare pecore e capre per la manutenzione delle aree verdi di Roma. La proposta, subitaneamente rimbalzata in rete, ha motivato più di una battuta, e non poteva essere altrimenti, dato che stiamo parlando della Capitale d’Italia, e non di un centro agricolo della pianura Pontina. Dubitiamo fortemente che sia stata dato l’avallo a questa ipotesi da parte della Sindaca, anzi, probabilmente si tratta dell’ennesimo azzardo urbanistico di qualche consulente ad hoc chiamato dalla giunta, come avvenne per l’ex Bike Manager del Comune, assunto come uomo del miracolo e silurato dopo aver fatto realizzare piste ciclabili inutili. Quando è stato fatto notare che l’erba, in alcuni parchi, sarebbe più alta delle pecore e delle capre chiamate alla brucata comunale, sempre dall’Assessorato all’Ambiente del Comune è stato replicato che nelle fattorie comunali ci sono anche le mucche. E qui non può non scattare l’applauso per tanta sagacia, dopo la mucca Podolica, la Chianina, la Marchigiana, avremo anche la mucca Capitolina, razza pregiata allevata a vera erba di sanpietrino. Non è dato sapere come potrebbe essere risolto il problema delle deiezioni bovine, ma chissà, forse saranno messe in vendita su Amazon, in forma di pagnotelle, come avviene per quelle indiane, richiestissime per accendere il fuoco. Anche il logo sarebbe facile da realizzare, l’immagine di Nerone e sotto la scritta “di fuoco a Roma ce ne intendiamo”. Ovviamente la natura offre svariate possibilità, e se per l’erba alta si pensa ad ovini e bovini, come non pensare alle giraffe per potare gli alberi, attualmente lasciati all’abbandono? Anzi, si potrebbero organizzare safari fotografici la mattina presto, mentre le giraffe vengono condotte alla mangiatoia per le strade della Capitale, risparmio e guadagno al tempo stesso. Anche la disinfestazione della zanzara tigre potrebbe essere attuata lasciando librare nugoli di pipistrelli sui tetti di Roma, con buona soddisfazione degli amanti di Bran Stoker. Attualmente i romani, ironici per natura, commentano a modo loro il proliferare di gabbiani, definendoli i nuovi assunti dell’AMA, l’Azienda romana per la raccolta rifiuti, ed inoltre la comparsa dei cinghiali in alcune zone della città ha fatto ben sperare per la sparizione dei rifiuti strabordanti dai cassonetti. C’è chi ha proposto l’utilizzo di rettili per contrastare l’invasione dei ratti, chi sui social ha postato la provocatoria domanda sull’utilizzo degli elefanti per il ripristino dei sanpietrini sconnessi, e si può facilmente intuire che il filone degli sfottò non si esaurirà tanto facilmente. In realtà, come ha sottolineato qualche operatore del settore, in alcune zone d’Italia, già si usano gli ovini per livellare i prati, ma si tratta di zone che nulla hanno a che vedere con una metropoli, e se nel caso di Torino, dove le pecore sono utilizzate in tre parchi periferici sin dal 2016, il risparmio sul personale era stato anche amplificato dalle mancate emissioni di CO2 a causa del mancato utilizzo di macchinari, nel caso di Roma i parchi sono situati al centro della città, e quindi il trasporto e la gestione dovrebbero avvenire con modalità differenti . Perché la domanda su chi penserebbe agli animali bisogna porsela, bisogna pensarci. Verranno istituiti corpi scelti di pastori? La transumanza avverrà da Ostia a Montemario? Verranno costruite stalle ed ovili da appaltare a cooperative private, facendo temere un caso di Mafia Agroalimentare? Non si parla di nuove assunzioni di personale per la gestione delle aree verdi, ma forse se qualcuno fiutasse l’affare si potrebbe promuovere la cooperativapastoricapitolini, con tanto di licenza e percorsi prestabiliti. E chissà, forse un domani ascoltando la canzone di Celentano, si potrà davvero dire che dove c’era l’erba ora c’è di nuovo una città, mentre i romani potranno specializzarsi nella guida da ubriaco dovendo evitare oltre alle buche anche i residui del passaggio di mucche e pecore.