BUFFON, ADDIO ALLA JUVE, MA NON AL CALCIO

Di Vanni Puzzolo

 

 

Difficile non apprezzare, e tanto  il campione Buffon, quello che è stato, quello che è ancora, tutti i suoi trofei vinti, l’icona che tutti i tifosi, gli sportivi veri, hanno ammirato sia in bianconero che in azzurro.
Il personaggio, l’uomo Buffon, forse è piaciuto un po’ meno, qualche gaffe, qualche uscita a vuoto di troppo, l’ultima a Madrid, anche se ultimamente ha trovato modo di scusarsi e di ridimensionare le accuse fatte all’arbitro inglese Oliver, che sicuramente gli costeranno come minimo due giornate di squalifica e forse anche una sanzione superiore.

Lui, anche oggi, il giorno fissato del suo addio, della sua festa allo Stadium, in una lettera ha ribadito il suo grande amore verso i colori bianconeri, che definisce una seconda pelle, e anche verso la società ringraziando e dimostrando affetto sincero per il presidente Andrea Agnelli.

Ma nel suo addio alla Juve, qualcosa non quadra.

La Juventus ha programmato per tempo, come suo costume, il suo addio, ha ingaggiato anno scorso a parametro zero il suo successore ( Szczesny), ha sicuramente chiesto ad Allegri di cominciare a fargli fare sempre più partite quest’anno ( cosa puntualmente avvenuta) e, una volta testata la sua assoluta affidabilità, ha proceduto come da protocollo, così che nella conferenza stampa di giovedì, tutti erano presenti, coesi e con grande armonia.

Andrea Agnelli gli avrebbe pure fatto, così ha detto Gigi, una proposta, la più interessante, per il dopo calcio, però lui ha detto che ci penserà in 7/10 giorni e poi darà una risposta, perché da quello che si evince, lui di smettere non sembra avere una grande voglia.

Nelle sue parole dice, infatti, che non giocherà più nella Juve, ma fa capire che, probabilmente, giocherà ancora, e per grandi sfide, quindi escludendo Cina e America.

E’ questo passaggio che potrebbe risultare incomprensibile ai tifosi juventini: farebbero fatica, in questo caso, capire il perché andar via dalla Juve.

Delle due una, o la Juve gli ha comunicato che i programmi proseguivano senza di lui, che ormai la programmazione del dopo Buffon era iniziata e che indietro non si torna, così tanto per evitare un’altro caso Del Piero o anche la telenovela Totti,  e sarebbe legittimo, anzi in linea perfetta con il modus operandi Juventus, che si  è sempre dimostrata più lungimirante  e più avanti di tutti.

La seconda ipotesi potrebbe essere che lui aveva deciso di smettere, ma durante la stagione avendo capito di stare ancora bene fisicamente e mentalmente, e di sentirsi ancora valido per provare a raggiungere quell’unico trofeo che ancora gli manca, la Champions League, ha da una parte maturato l’idea di continuare e dall’altra avendo capito che non c’era più posto ormai per lui nella Juve, ha deciso di cambiare aria.

Se così fosse quell’aria da “famiglia del Mulino Bianco” non vi sembrerebbe un po’ ipocrita?

Chissa, forse no, perché bisogna dare atto che la cosa è stata gestita con grande serenità da tutti, e la faccia di Buffon non sembra certo di uno di quelli arrabbiati e rancorosi.

Certo la Juventus si aspetta che accetti una proposta per rimanere in famiglia con un percorso di studio per diventare dirigente, insomma fare di lui un altro Nenved, è ovvio che se lui, per esempio, accettasse la proposta che, sembra, gli sia arrivata dal Psg, dall’ex direttore generale Blanc, forse non sarebbero contentissimi, ma anche in questo caso, come si usa fare in casa bianconera, farebbero buon viso a cattiva sorte.

Capiremo più avanti, se la favola del calciatore Buffon finisce qui, o se, a quel libro che dice di aver scritto, con la sua toccante lettera ai tifosi, deve essere aggiunta un’ulteriore gloriosa pagina.