LA CASA DELLE DONNE NON COSTA UN EURO DI DENARO PUBBLICO

DI GIULIA RODANO

Qualcuno si chiede perché le donne pretendano di non pagare l’affitto per la Casa Internazionale delle donne. Intanto, non è vero che non paghiamo l’affitto. Paghiamo tutto quello che riusciamo a pagare: più o meno la metà di un canone di più di 8000 euro al mese, insostenibile per chiunque svolga attività sociale.
Ma la Casa, a parte questo parziale mancato pagamento non costa un euro di denaro pubblico, non ha mai ricevuto un euro pubblico per le spese di gestione. Gratuitamente le donne tengono aperto tutto il giorno, sei giorni a settimana, a tutti e tutte il Buon Pastore, svolgono attività culturali e offrono servizi a donne che non se lo possono permettere. Pagano la manutenzione di un palazzo pubblico del 600, che spetterebbe al Comune di fare. Le donne della Casa, le associazioni femminili e femministe si stanno prendendo cura di un bene comune e, cosa, non certo da meno, stanno salvando e mantenendo aperto un luogo in cui si produce cultura e politica delle donne, si pratica la libertà e la solidarietà.
L’altra alternativa è che l’unica funzione del patrimonio pubblico sia servire per fare cassa, per essere venduto, come si dice nel nuovo “contratto di governo”, che l’unica misura che ne regola l’uso sia il mercato, che il patrimonio pubblico, che è di tutti noi, possa essere usato solo dai più ricchi.
Oppure che il suo destino sia essere abbandonato al degrado e poi svenduto, come è accaduto a Palazzo Nardini.
Si tratta, come sempre di fare una scelta.