LEGA E 5 STELLE PENSANO AI LORO INTERESSI, NON AGLI ITALIANI

DI LUCIO GIORDANO

Da Aosta, in campagna elettorale per le regionali, Silvio Berlusconi dà del traditore a Matteo Salvini. E’ la fine della finta alleanza della destra radicale, pensano in molti. D’accordo, potrebbe essere. Ma se, invece, tra i due fosse un semplice gioco delle parti? In effetti, tra il segretario della Lega nord e il padrone di Forza Italia, al di là delle reciproche antipatie conclamate, c’è una intesa non solo elettorale. Un’intesa quasi forzata. C’è chi dice per accordi economici sotto banco, il Berlusca che finanzia i leghisti da anni per evitare loro il default, chi è convinto che tra i due partiti esista invece  una identità di vedute totale, anche se i due personaggi non si sono mai amati.  Ma l’uno non ha potuto fare a meno dell’altro, finora . E uno dei due è una volpe della politica, e ha fatto l’impossibile per stanare i 5 stelle, d’accordo con Matteo Renzi.

Gigino Di Maio è caduto nella trappola con tutte le scarpe. Ingenuo o complice: scegliete voi. Perchè è chiaro che fare un accordo  con un partito xenofobo, legato alle idee fasciste di Orban e Le Pen, secondo molti fascista esso stesso, allontana alle prossime elezioni politiche previste  prima di quel che pensiate, un buon  50- 60 per cento di elettori delusi dal Pd che il 4 marzo hanno votato M5s. In molti già sostengono che con esponenti di un partito di destra reazionaria come quello della Lega Nord, non ci andrebbero nemmeno a prendere un caffè. Figurarsi  votarli. E dunque quel 32, 7 per cento, per i 5 stelle, a conti fatti è stata una maledizione. Obbligati a governare, ora si trovano incaprettati. E invece di  lasciare governare quell’armata brancaleone guidata da Salvini, Berlusconi,  Meloni, che a dar retta al  Rosatellum bis aveva vinto le elezioni, si sono lasciati convincere. Senza pensare al fatto che, tempo un anno,  quella alleanza farlocca al governo, si sarebbe disintegrata al primo scoglio e loro senza faticare,  ne avrebbero raccolto i frutti.

Errori su errori, ingenuità su ingenuità, complicità su complicità della Casaleggio associati. Sia come sia, il risultato è un contratto che lascia a casa molti dei temi cari ai 5 stelle che furono. E’ chiaro infatti che nell’accordo di governo firmato e sottoscritto da Di Maio e Salvini ci sono molti degli argomenti da campagna elettore dei leghisti: Rom, legittima difesa, migranti , riforma della legge Fornero e la famigerata Flat tax, in cui viene sbiadita anche  la parte eticamente ingiusta ma di sicuro indispensabile al rilancio dell’economia:  la Pace fiscale, buona per rimettere in pista i tanti debitori dell’agenzia delle entrate, che non spendono più e hanno perso la speranza di risanare i propri conti.

Certo, le cose migliori del programma sono sicuramente quelle proposte dai 5 stelle: Acqua pubblica, Green Economy, lotta alla mafia e alla corruzione , legge sul conflitto d’interessi, nero su bianco temi che hanno fatto venire un coccolone a Berlusconi. Ma, ad essere onesti,  sono rimasti fuori alcuni degli argomenti con i quali il movimento ha vinto le elezioni: sud, cultura, reddito di cittadinanza , obiettivamente annacquato, investimenti statali seri per l’economia e soprattuto serie politiche sul lavoro, sparite dai radar e che sono al contrario  l’emergenza numero uno del Paese. In più, contorni troppo sfumati riguardano sanità e istruzione pubblica, che avrebbero bisogno di essere rimesse in sesto e farle tornare alla grandezza di trent’anni fa.

La piattaforma Rousseau ha già votato in maniera plebiscitaria questo accordo di governo, ma i numeri sono inunfluenti: su 130 mila iscritti hanno cliccato in 44 mila con il sì al 94 per cento.  Lontanissimo il concetto  di democrazia diretta. L’idea è che anche nei 5 stelle sia in atto una mutazione genetica, come nel Pd ai tempi di Renzi. Oggi intanto la Lega nord attende il parere delle urne nei gazebo. Salvini, sotto sotto, spera che qualche manina impertinente voti contro. Perchè è chiaro che anche il segretario della Lega nord  è alla prova del 9, in questi giorni si gioca tutto  e, al primo intoppo, rischia seriamente  di sparire per sempre dal panorama politico italiano. Non a caso, Berlusconi è in agguato e  punta a tornare alla guida del Paese. In più, se questo tsunami che ha travolto la destra radicale fosse vero,  inevitabilmente portererebbe alla dissoluzione delle giunte regionali in Lombardia, Veneto, Liguria. Un terremoto di proporzioni devastanti.

L’amara constatazione  è che la tarantella durata più di settanta giorni partorirà un topolino, un libro dei sogni da cento miliardi con coperture incerte o del tutto insufficienti . Certo, così è facile fare politica.  Perchè alla fine della fiera l’interesse principale dei 5 stelle e della Lega è  quello di  andare al governo per loro stessi, per i loro interessi e non per quello degli italiani. Nulla è insomma diverso da quelli che furono gli esecutivi di  Berlusconi o Renzi.  Il governo del cambiamento si rivelerà una grande presa in giro. E mai come ora si sente maledettamente la mancanza di una classe politica preparata e pronta a spendersi davvero per il Paese. Ah, sinistra di una volta, dove sei?