LE NOZZE REALI DI HARRY E MEGHAN

DI GIORGIO DELL’ARTI

Si indaga sul senso politico di questo matrimonio reale, con mezzo mondo collegato e miliardi di spettatori, l’America incollata ai televisori 24 ore su 24, tutta Londra per strada…

Alt, non creda di cavarsela con i discorsi generali e le analisi politiche. Oggi ci vuole la cronaca.
No, la questione è seria, più seria di quanto lei creda. La monarchia è perennemente in bilico e almeno la metà degli inglesi pensa che si tratti di un’istituzione superata, folcloristica, costosa, priva ormai di ogni funzione, buona per le riviste patinate e i serial televisivi, che sta in piedi solo per una certa affezione sentimentale e per la straordinaria capacità comunicativa e, diciamolo, simpatia della vecchia Elisabetta. La quale non abdica anche per i dubbi su Carlo, tanto bravo ed ecologico ed elegantissimo, ma senza la faccia da re e con un passato da romanzo pornorosa. Diana sembrava aver dato il colpo di grazia al sistema e Stephen Frears, con la straordinaria Helen Mirren, ha raccontato come The Queen, grazie all’aiuto di Tony Blair, quella volta se la sia cavata (per il rotto della cuffia). Ma stavolta? Abbiamo a che fare con un’attrice di serial televisivi, americana, mezza nera, divorziata, con una famiglia che la detesta, padre che si vende le foto, madre impiegata in un’ospedale psichiatrico, sorellastra che scrive un libro contro di lei, fratellastro che manda una lettera al marito Harry in cui lo avverte «stai per commettere il più grande errore nella storia dei matrimoni reali. Lei farà impazzire te e tutta la famiglia Windsor». Ed è più vecchia di lui. Le premesse sono queste e la regina è estremamente preoccupata. Lei vuole la cronaca? Ci sono elementi dissolutori anche nella cronaca di ieri. La sposa è entrata in chiesa da sola – dato che il padre era impresentabile e se n’è rimasto in Messico – e Carlo, col suo fiore rosso sul dresscode grigio, l’ha presa con sè solo a metà navata. La sposa Windsor che entra in chiesa da sola era successo solo un’altra volta: Wallis Simpson con Edoardo VIII. E non so se mi spiego. Poi ci sono state una quantità di infrazioni, che in quel mondo significano molto. Il sermone l’ha tenuto un vescovo americano, che ha parlato troppo e ha pronunciato troppe volte la parola «love», per giunta collegandola a Martin Luther King, nero e campione di libidine. Anche i canti: mica troppo sacri alla fine. Oltre a Bach, Haendel, Schubert, Faurè e Widor, abbiamo sentito anche Ben E. King e, fatto in quel contesto davvero sensazionale, un gospel. Pure Harry ci ha messo del suo e ha pronunciato il suo «I will» prima che il celebrante finisse di parlare.

Naturalmente tutto quello che lei considera «dissolutorio» potrebbe essere definito col termine «modernizzatore» e risultare fondamentale per la sopravvivenza della monarchia.
Giusto. E così la storia di Harry con Meghan e l’esibita simpatia di Elisabetta per la ragazza è stata interpretata fin dall’inizio. Ma il mio amico Antonio Caprarica, che di inglesi se ne intende e ha scritto adesso un altro libro sui reali (si intitola Royal baby
, editore Mondadori), dice che per Meghan sarebbe meglio fare un figlio il prima possibile.

Passiamo alla cronaca.
Meghan è arrivata alla George Hall in una Rolls-Royce. La accompagnava la madre, Doria Ragland. La sposa è entrata in chiesa da sola, lunghissimo velo bianco, abito Givenchy firmato da Clare Waight Keller, tra i capelli la tiara portata dalla regina Mary nel 1932 e che Elisabetta le ha permesso di mettere in capo (Elisabetta le ha pure regalato la fede di oro gallese), dieci piccoli paggi dietro che le reggevano lo strascico, bouquet di peonie e mirto a cui Harry ha aggiunto i fiori che aveva raccolto il giorno prima nel giardino di Kensington. A proposito di fiori: Meghan aveva espresso il desiderio di avere tutti e 53 i paesi del Commonwealth con sè e la Waight Keller ha scelto per ogni singolo Paese un fiore distintivo e li ha uniti in una grande composizione. Harry è arrivato a piedi, accompagnato dal fratello William che gli ha fatto da testimone, in uniforme Blues and Royals, l’unica che si può indossare con la barba. Alla fine se ne sono andati una carrozza “Ascot Landau” scoperta, con interni bianchi e trainata da quattro cavalli Windsor Grey: Storm e Tyrone (padre e figlio), Milford Haven e Plymouth. Si tratta di una delle cinque carrozze di questo tipo presenti nelle scuderie reali ed è la stessa che Harry aveva guidato in occasione del matrimonio di William e Kate.

Invitati famosi?
Oprah Winfrey, George Clooney con consorte, David e Victoria Beckham (con abito disegnato da lei), Elton John e suo marito David Furnish. Eccetera. Una lista che non finisce mai, Hary ha fatto venire due sue ex. Non c’erano né Theresa May né Trump.

Che cosa è esattamente a questo punto Meghan? Principessa di Qualcosa? Futura regina?
Futura regina è difficile. Harry è sesto nella linea di successione al trono dopo suo padre Carlo, suo fratello William e i tre figli di William, George, Charlotte e Louis. Poco prima delle nozze, Elisabetta ha nominato tutt’e due duca e duchessa di Sussex. «Principessa», per lei, forse era troppo.