MARCELLO FONTE, IL TRIONFO DELLA VERITA’

DI MARIO COCO

Marcello Fonte, ieri proclamato miglior attore protagonista al Festival di Cannes, è probabilmente la testimonianza perfetta di come il nostro cinema autoriale stia recentemente sperimentando nuove intuizioni stilistiche con ottimi risultati.
In “Dogman” di Matteo Garrone, accanto al Simoncino grosso, rude e in fondo tenero del bravissimo Edoardo Pesce, Marcello Fonte ha dato volto ad un canaro pasoliniano e poetico, ma anche sofferto ed esasperatamente violento.
Recentemente avvistato in “Io sono tempesta” di Daniele Luchetti, a fianco di Marco Giallini, prima di questa importante prova, aveva sempre ricoperto ruoli minori. Habitué del Teatro Valle ed appassionato di recitazione, Marcello Fonte parte dalla Calabria e in particolare dal suo paese Melito di Porto Salvo, dal quale si sposta nel 1999 per tentare l’attività artistica.
Il primo film al quale partecipa è “Concorrenza Sleale” (2001) di Ettore Scola, cui seguono, sempre in piccoli ruoli, “Apri gli occhi e… sogna” (2002) di Rosario Errico e il celebre “Gangs of New York” (2002) di Martin Scorsese, del quale conserva tutt’ora una foto sul set in compagnia di Leonardo DiCaprio. Aveva, però, già partecipato a degli sketch comici diretti da David Emmer nella seconda edizione di “Stracult” (Rai 2, 2001) e in un episodio della fiction “Don Matteo” (Rai 1, 2001). Seguono tanto teatro ed altri ruoli cinematografici, sotto la direzione di registi come Francesco Laudadio e Michele Soavi, per giungere poi a “Corpo Celeste” (2011), film d’esordio di Alice Rohrwacher, che è stata tra l’altro insignita a Cannes del premio come Miglior Sceneggiatura per il suo “Lazzaro Felice”. Nel 2012 prende parte anche al bellissimo “Troppolitani – Valle Occupato”, documentario realizzato da Antonio Rezza e Flavia Mastrella.
Nel 2015, insieme a Paolo Tripodi, avviene il suo debutto alla regia grazie l’autobiografico “Asino vola”, presentato al Locarno Festival. Nello stesso anno gira “Codice Silenzioso”, film mai uscito diretto dal glorioso Enzo G. Castellari. Tra il 2016 e il 2017 partecipa alla serie televisiva “La mafia uccide solo d’estate” (Rai 1) di Luca Ribuoli e al film “L’Intrusa” di Leonardo Di Costanzo e fa diventare il suo “Asino vola” un libro per Curci Editore.
L’incontro fondamentale è, però, quello con Matteo Garrone che lo sceglie per “Dogman”. E pensare che il primo attore al quale era stato proposto il difficile personaggio del canaro è stato proprio Roberto Benigni, che lo ha premiato sul palco durante la cerimonia. Tra i nomi plausibili, in fase di sceneggiatura, si fece anche quello di Massimo Ceccherini, ma il corpo scenico perfetto, immerso in una Magliana gialla e deliziosamente lugubre, è quello di Marcellino, che ieri è riuscito a far emozionare tutti i presenti in sala.
E’ curioso, ma allo stesso tempo affascinante, notare come un attore piuttosto distante dal cosidetto “cinema d’industria” sia riuscito a far amare così tanto un nostro eccellente film all’estero. Era già capitato altre volte, come nel caso di Salvatore Cascio in “Nuovo Cinema Paradiso”, ma alla simpatia infantile stavolta si contrappone una determinante maturità artistica ed un grande studio emotivo, capace di non far dimenticare al pubblico quanto sia bello sognare.