DISTOPICO

DI MARCO GIACOSA

Distopico.
Il governo durò fino al 2023. Nel 2023 i partiti che lo formavano trionfarono alle elezioni.
Italia 2028.
Le elezioni non si svolsero, ritenute superflue.
La ricchezza continuava a essere drenata dalla popolazione parassita alla popolazione produttiva. I poveri vennero rinchiusi in grossi capannoni alle periferie delle città e sedati. Era allo studio una soluzione del problema.
Il lavoro più diffuso era il vigilante, la proprietà privata era blindata. La tutela della medesima era ritenuto principio fondativo della nuova democrazia: era incentivato l’uso della forza. In pochi anni i ladri erano spariti, i furti cessati. Nessuno denunciava più l’assassinio del marito, o del figlio, o del padre, che sbagliando strada era finito nel cortile di una cascina.
Nessuno usciva più di casa.
Il 3% della popolazione deteneva il 100% della ricchezza. Il 97% della popolazione era in schiavitù. Il consumo di psicofarmaci in cinque anni decuplicò. Il problema del biennio 2028-2030 era il tasso di suicidio nei bambini, definito “allarmante” dal portavoce del Consiglio del governo. I vecchi che parlavano di libertà erano ritenuti folli e rinchiusi nei capannoni. Alcuni evasero, ma vennero ritrovati e eliminati. I cittadini chiesero più vigilanza ai capannoni. La ottennero. “Buonsenso”, dicevano.