CONFERMATO: E’ GIUSEPPE CONTE L’UOMO DI DI MAIO-SALVINI

DI GIORGIO DELL’ARTI

E così i due hanno pronunciato sul serio, davanti a Mattarella, il nome di Giuseppe Conte, confermando le indiscrezioni dei giornali e ritirandosi subito dopo in attesa delle decisioni del presidente della repubblica.

Il quale non potrà fare a meno di dargli l’incarico.
Sì, la cosa dovrebbe avvenire oggi, probabilmente già stamattina. I familiari del professor Conte, che per via del suo mestiere di avvocato e insegnante fa su e giù soprattutto tra Roma e Firenze, vivono a San Giovanni Rotondo, in provincia di Foggia. E le agenzie raccontano che sono arrivati tutti a Roma per star vicino al loro caro nel momento in cui riceverà l’incarico. Il professor Conte, bisogna sapere, è foggiano, nato 54 anni fa in un  minuscolo paese di appena cento abitanti che si chiama Volturara Appula, e da questo microscopico borgo ha poi preso il volo per le capitali del mondo, New York, Parigi, Vienna, dove ha studiato sempre col massimo dei voti. Un curriculum formidabile in tutti gli ambiti in cui avrebbe senso presentarlo. Ma per Palazzo Chigi? Per Palazzo Chigi, dicono quelli che se ne intendono, ci vuole la leadership, e la leadership non te la dà nessuna accademia. O ce l’hai o non ce l’hai.

Troppa leadership, con Di Maio e Salvini ai fianchi, potrebbe persino essere controproducente. Gli altri ministri?
Girano gli stessi nomi di ieri, e cioè Salvini agli Interni, Di Maio a capo di un nuovo superministero che accorperebbe Sviluppo economico e Lavoro, Giorgetti sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Bonafede alla Giustizia. C’è il problema di Paolo Savona all’Economia: Savona è un nemico dell’euro, che considera «un cappio per l’Italia». Forse la sua candidatura non è estranea al balzo dello spread che ieri ha infranto quota 180. Del resto vuole uscire dall’euro anche Claudio Borghi, la mente economica di Salvini, e infatti il mondo è in allarme, ieri c’è stata una dichiarazione forte di Manfred Weber, leader dei popolari tedeschi. Rivolgendosi direttamente a Di Maio e Salvini ha detto: «State giocando col fuoco perché l’Italia è pesantemente indebitata. Le azioni irrazionali o populiste potrebbero provocare una nuova crisi dell’euro. Lancio un appello perché restiate entro i confini della ragione».

Risposta dei due?
Salvini: «Dopo i francesi, oggi è il turno delle minacce tedesche. Weber pensi alla Germania, che al bene degli italiani ci pensiamo noi». Di Maio: «Scherza col fuoco chi non rispetta la democrazia e chi vuole calpestare l’esito delle elezioni del 4 marzo cercando di imporre l’ennesimo governo tecnocratico. Il Movimento 5 Stelle è un’occasione di cambiamento per un’Europa che ha deluso i cittadini con politiche di austerity fallimentari e una gestione egoistica dell’immigrazione». S’è fatta avanti anche Marta Bizzotto, capogruppo leghista al parlamento europeo: «È Weber che scherza col fuoco, pensi agli affaracci suoi, gli italiani sono stanchi di prendere ordini da Bruxelles e da Berlino! Weber si metta l’anima in pace: sono finiti i tempi in cui la Merkel e i suoi proconsoli a Bruxelles montavano e smontavano i governi italiani a seconda degli interessi tedeschi e delle loro banche. Da oggi, con l’accordo di governo Lega-M5S, ci sarà finalmente un governo scelto dai cittadini italiani che farà gli interessi del nostro Paese e non quelli dei tedeschi».

Pesante. Tutto questo non potrebbe far venire qualche dubbio al noto europeista Sergio Mattarella?
Mattarella può far poco, in realtà. Non può dare l’incarico che alla personalità scelta dai partiti di maggioranza, i quali hanno il diritto/dovere di perseguire le politiche approvate dal voto popolare. È vero che toccherà a lui, d’intesa con il presidente del consiglio incaricato Giuseppe Conte, scegliere la lista dei ministri. Ma potrà al massimo spingersi a consigliare prudenza sui nomi più tadicali. Poiché una maggioranza esiste e si è dichiarata, credo che non possa neanche, a questo punto,  sciogliere le camere.

Chi risulta vincitore della partita, in definitiva?
Guardando i sondaggi, si direbbe Salvini. E basandosi sul voto in Val d’Aosta, che replica quello che ci aveva fatto capire il Friuli, la Lega sta andando come un razzo. Il Movimento 5 stelle registra una flessione paurosa rispetto alle politiche, ma un avanzamento sulle regionali precedenti. Catastrofe invece per il Pd e per i partiti di centro-destra, cioè Forza Italia e Fratelli d’Italia, che non hanno eletto nemmeno un consigliere regionale.