I VELENI DELLA MALDICENZA.“IL DUBBIO”, PERCHÉ HOLLYWOOD NON SA PIÙ FARE FILM COSÌ?

DI MICHELE ANSELMI

L’ho rivisto per caso ieri sera su Sky (occhio alle repliche) e mi sono chiesto: perché il cinema americano non sa più fare, o quasi, film così? Quando uscì in Italia nel gennaio 2009 il caso volle che si potesse confrontare, volendo, film e spettacolo teatrale. Cioè “Il dubbio” con Meryl Streep e Philip Seymour Hoffman e “Il dubbio” con, negli identici ruoli, Lucilla Morlacchi e Stefano Accorsi.
Del resto, il testo, vincitore di un Pulitzer, è di quelli che fanno gola a ogni attore: per l’ambiguità pervasiva, la forza delle parole, i dilemmi morali che vi si rispecchiano, tra fede e pregiudizio, pietà e abiezione.
Fu lo stesso drammaturgo John Patrick Shanley a firmare la trasposizione per lo schermo del testo, con mano sicura, restituendo, dentro una cornice austera, grigia, invernale, molto ventosa, il duro corpo a corpo dialettico tra i due protagonisti cattolici.
“Il dubbio può essere forte e rassicurate quanto la certezza” teorizza Padre Flynn (Hoffman) nel sermone domenicale. Siamo nel 1964, a St. Nicholas, nel Bronx. Il prete, progressista e carismatico, finisce nel mirino dell’inflessibile preside della scuola parrocchiale, Sorella Aloysius (Streep).
L’accusa, sollevata senza malizia dalla tormentata insegnante Sorella James, incarnata dall’allora sconosciuta Amy Adams, è infamante: pedofilia, ai danni dell’unico bambino negro della scuola, forse già di tendenze omosessuali e per questo picchiato ripetutamente in famiglia. La preside, senza averne le prove, costruisce un’infame crociata colpevolista; e noi pubblico, pur simpatizzando con il prete di fronte alla calunnia, cominciamo a dubitare. Appunto.
Girato perlopiù in interni, tra echi del Concilio Vaticano II e durezze tradizionaliste mentre là fuori l’America sta vivendo nuovi rivolgimenti dopo l’omicidio di Dallas, “Il dubbio” non soffre della derivazione teatrale. Il match è appassionante, sul filo di un istrionismo recitativo che tuttavia non mortifica affatto la tessitura drammaturgica, così densa di sguardi, allusioni, rancori e fanatismi. Con una bella intuizione racchiusa nel sermone che Padre Flynn, sentendo su di sé l’alito della maldicenza, scandisce prima di andarsene ai suoi parrocchiani: il pettegolezzo come un cuscino squarciato a coltellate, le piume voleranno dappertutto e non sarà più possibile recuperarle ad una ad una…

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