L’ADDIO AL CALCIO DI PIRLO: “ LA NOTTE DEL MAESTRO”

Di VANNI PUZZOLO

 

Parata di stelle a San Siro per omaggiare uno dei più talentuosi giocatori di sempre: finisce 7-7 tra White Stars e Blue Stars, ma mai come questa volta, il risultato non contava.

Le luci di San Siro hanno illuminato l’ultimo capolavoro di Andrea Pirlo: “La notte del maestro” ha sancito l’addio definitivo al calcio di uno dei più talentuosi e visionari calciatori italiani di sempre.

Assieme all’ex Inter, Milan e Juve una parata di stelle da brividi: amici ed ex compagni di una vita da Del Piero a Totti, da Buffon a Vieri, da Lampard a Nesta, Donadoni, Tassotti.

Palmares da paura

Non poteva che essere la Scala del calcio il teatro ideale per celebrare e omaggiare il Maestro, colui che ha disegnato e visto il calcio come nessuna altro, colui che ha reinventato il ruolo del regista e del fantasista con una classe e una qualità impensabili per i comuni mortali.
Nessuno voleva mancare alla serata di Pirlo, che chiude la carriera con sei scudetti di cui cinque consecutivi, 2 Coppe Italia, 3 Supercoppe, due Champions, due Supercoppe europee, un Mondiale per Club e con la Nazionale un Mondiale ma anche ma anche un bronzo olimpico ad Atene 2004 e un campionato europeo Under 21.

Al minuto 36 del secondo tempo Pirlo ha lasciato il campo e il calcio ricevendo la standing ovation di San Siro e lasciando spazio all’ingresso del figlio Niccolò.
Finisce una carriera leggendaria, finisce l’epoca di un calcio geniale e bellissimo che ha fatto sognare tutti, per dirla alla Vecchioni, “dopo di lui, Luci a San Siro, non se ne accenderanno più “.

Corioni e Andreino da Brescia

Aveva ragione il grande Corioni, mi diceva se prendi in procura Andreino, vivi di rendita.
Avevo diversi giocatori in quel periodo al Brescia, Piangerelli, Schenardi, il povero Vittorio Mero, Bisonte Hubner, e in quella squadra ci giocava anche il “ divin codino” al secolo Roberto Baggio.
Ma Corioni andava a edere la Primavera, ci giocava Andreino, “quello che diventerà un campione” e lo vide anche Mazzone, che allenava la prima squadra.

Sor Magara, non Ancelotti

Si tende a dire che fu Carletto Ancelotti a trasformare Pirlo in regista, al Milan, ma non corrisponde a verità, lo fece già prima l’altro Carletto, “sor magara” che voleva farlo,giocare in prima squadra ma in quel ruolo vi giocava Baggio.
Mazzone disse:” quel piccoletto ( in realtà era 1,77, ma era così gracile che sembrava più piccolo) voglio provare a metterlo più dietro, ha calcio, ha visione di gioco, se non,mi dribbla troppo, dovrebbe funzionare”.
Iniziò così la carriera di Pirlo regista.
Corioni lo vendette a Moratti, ma diceva sempre :” l’ho svenduto, presto varrà tre volte tanto,”, questa volta sbagliò, il suo valore divenne molto più alto.

Pirlo all’Inter

I primi anni di carriera Andrea Pirlo li ha vissuti fra Brescia e Reggina, prima del grande salto all‘Inter.
E il regista, a proposito di quelle stagioni, ricorda un particolare aneddoto legato ai nerazzurri: «Era la squadra del mio cuore nonostante quando sono arrivato cambiarono molti giocatori e allenatori. All’inizio ero giovane, avevo appena 18 anni e i trasferimenti da casa al campo erano complicati. Sfortunatamente non ho avuto continuità di rendimento e mi hanno lasciato andar via».
L’Inter in realtà fece un grave autogol, vendette al Milan Pirlo e Seedorf, in cambio di Coco e Guglielminpietro ( !!!).

Pirlo al Milan

Il passaggio al Milan gli ha completamente cambiato la vita ed è in rossonero che il regista si è fatto apprezzare in tutto il mondo, con giocate da fenomeno assoluto.

Pirlo è stato uno dei più grandi giocatori ad aver vestito la maglia del Milan, club che lo ha reso grande a livello internazionale.
Carlo Ancelotti lo,confermo’ nel ruolo di regista e ha avuto ragione, perché Pirlo nel suo ruolo è stato semplicemente unico.
Non ci sono però soltanto ricordi positivi vissuti con i rossoneri, ma anche episodi negativi.
Uno di questi riguarda i quarti di finale di Champions League della stagione 2003-2004, quando il Milan venne ribaltato clamorosamente dal Deportivo La Coruna (in Spagna finì 4-0 per Valeron e compagni, mentre a San Siro la squadra di Ancelotti vinse 4-1).
Pirlo, nella sua biografia (intitolata «Penso quindi gioco»), ha raccontato le emozioni tremende vissute in quella serata: «Non sono in possesso di prove, per cui la mia non è un’accusa, mai mi permetterei di formularla. Semplicemente è un pensiero cattivo che mi sono concesso, però per la prima e unica volta nella vita mi è venuto il dubbio che qualcuno sul mio stesso campo potesse essersi dopato».

Pirlo alla Juve

Anche qui una leggenda vera, non fu Allegri a non volerlo più, semplicemente al Milan inizio una sorta di austerity e come strategia aziendale decisero di fare contratti solo annuali ai trentenni.
Così Pirlo decise di andar via, e fu bravo Marotta a cogliere l’occasione al volo.

Con la maglia della Juve Andrea Pirlo ha chiuso la carriera in Italia in maniera trionfale, regalando ai tifosi bianconeri delle gioie incredibili, che gli hanno permesso di scrivere delle pagine memorabili nella storia del club.
Il popolo juventino ricorda in maniera molto affettuosa un gol, che rimarrà scolpito negli annali: la frustata al minuto 94 nel derby dello Juventus Stadium contro il Toro del 30 novembre 2014, che regalò i tre punti alla squadra di Allegri, che beffarono i granata allora guidati da Ventura.
Indimenticabili anche le lacrime di tristezza nel giorno della finale di Champions League a Berlino persa contro il Barcellona nel 2015, il vero rimpianto della carriera di Pirlo. Ma la Juve ricorderà Pirlo soprattutto per aver segnato la rinascita bianconera nel ciclo vincente di Antonio Conte, con il quale il regista ha instaurato un legame speciale.

Pirlo privato

Andrea Pirlo è diventato per la terza volta padre il 7 luglio del 2017, quando ha avuto dalla compagna Valentina Baldini i gemelli Leonardo e Tommaso, quello che ieri sera ha fatto da staffetta con la sua uscita.
La notizia era rimasta segreta per parecchi giorni, vista la riservatezza di Pirlo per quanto concerne la vita privata, ma alla fine Valentina non ha resistito, annunciandolo quasi un mese dopo sul suo blog personale.
Per Valentina si è trattata della prima maternità, mentre Pirlo era già padre di due ragazzini: dalla ex moglie Deborah Roversi ha avuto Niccolò, ora quattordicenne, e Angela, che ha dieci anni.

Andrea Pirlo è reduce da un matrimonio particolarmente burrascoso, ma soprattutto da una causa legale milionaria che ancora sta facendo molto discutere.
Pirlo è stato sposato per dodici anni con Deborah Roversi, che ha vinto una causa giudiziaria (stabilita dal Tribunale di Brescia) che costringe l’ex calciatore a versarle ogni mese 55mila euro di alimenti per i figli Niccolò e Angela.

La vicenda ha fatto parecchio rumore anche nei mesi scorsi, quando la Roversi si lasciò andare sfogando tutto il suo rancore nei confronti dell’ex marito: «Non potrò mai dimenticare – ha spiegato a luglio la ex consorte – il lavoro silenzioso su me stessa e sulla mia vita per amore di lui che si apriva al destino di Campione e che anch’io ogni giorno ho aiutato a compiersi. È difficile raccontare l’abnegazione, la rinuncia e l’annullamento di me stessa al fianco di un campione».

L’attuale compagna di Andrea Pirlo è Valentina Baldini, nome piuttosto noto a Torino.
La Baldini è la ex fidanzata di Riccardo Grande Stevens, figlio dell’avvocato Franzo Grande Stevens, noto avvocato torinese e avvocato della famiglia Agnelli.
In qualche modo Pirlo, seppur in maniera casuale, rimarrà per sempre legato alla Juve anche nella vita privata.