PAVE’ DISSESTATI, BUCHE E TROPPI RISCHI. SCATTA LO SCIOPERO DEI RIDER

DI ANNA LISA MINUTILLO

Il traffico, le consegne da svolgere rapidamente, il tempo che corre tiranno ed allora si salta in sella ad una bici oppure (quando va meglio) a bordo di uno scooter e si parte.
Si percorrono strade, si fanno slalom per giungere puntuali sul luogo della consegna correndo rischi sempre maggiori dovuti all’incuria, alla troppa superficialità che rende le strade da percorrere delle vere e proprie trappole da cui si esce la maggior parte delle volte indenni ma su cui si cade spesso e si rischia molto. Il tutto nell’indifferenza generale, nel traffico che procede, caoticamente concentrato sull’arrivare puntuali, sul non sprecare tempo inutilmente.
A volte si evitano le buche, ma non sempre ci si riesce e le conseguenze di incidenti come questi possono diventare fatali.


Solo tre giorni fa infatti al rider Francesco Iennaco è stata amputata mezza gamba a causa proprio di un tragico incidente avvenuto intanto che a bordo di uno scooter stava trasportando un pasto da consegnare a domicilio per conto della Just Eat.
E’ “fortunato” Francesco perché presta servizio per una compagnia che lo retribuisce con uno stipendio fisso che si aggira sui 1500 Euro mensili e di questi tempi, si sa, non è facile avere un lavoro e lo è meno ancora ricevere una retribuzione adeguata.
Non per tutti i rider presenti in città infatti le condizioni lavorative sono queste. Sono circa tremila le persone che svolgono questo lavoro e che quotidianamente devono cercare di evitare i masselli di pavé sollevati e instabili, situati vicino alle rotaie dei tram.
Strade che non consentono di lavorare in modo sicuro, rischi che si corrono, e la caduta che attende “beffarda” dietro l’angolo.


Inoltre la guida dei mezzi avviene trasportando sulle spalle grossi zaini che contengono la merce da consegnare e rendono maggiormente precario ed instabile l’equilibrio.
Nelle strade di Milano ogni due settimane si verifica una caduta con infortunio.
Francesco che ha subito un danno enorme era assicurato ma sarebbe stato ancora peggio se non lo fosse stato e chissà quanti saranno i raider a non esserlo.
E così, intanto che Francesco si sta riprendendo nel suo letto di ospedale, un altro collega è a casa con un piede rotto sempre per via di un incidente avvenuto tra Ripa di Porta Ticinese e Via Lodovico il Moro.
Sono molti i temi da affrontare ed anche con una certa urgenza proprio per garantire l’incolumità a chi si ritrova a viaggiare su due ruote nelle strade delle grandi città.
Non va tralasciato che chi svolge questo lavoro di consegne vede una parte della retribuzione dipendere anziché dalle ore lavorate, dal numero di consegne che si è riusciti ad effettuare.
A tale proposito
il gruppo Deliverance Milano ha organizzato per mercoledì un presidio davanti a Palazzo Marino, con l’hashtag #nonaspettiamoilmorto, mentre la Filt Cgil ha dichiarato per il 25 maggio lo sciopero di tutti i pony per chiedere un tavolo di confronto.
Evitare che si possano verificare situazioni con conseguenze pesanti o tragiche fino al punto di perdere la vita lavorando deve diventare un obiettivo da raggiungere nel più breve tempo possibile, impensabile ogni giorno trovarsi a stilare liste di nomi di persone che lavorando perdono la vita.


Ad accostarsi a questo lavoro sono cittadini italiani ma anche provenienti da altre Nazioni, a volte diventa un modo per sostenere le spese scolastiche, altre una sorta di ripiego per sostentare la famiglia dopo la perdita del “posto fisso” che si occupava diligentemente fino a pochi mesi prima.
I punti da bollino rosso, convergono su una trentina di strade Corso Genova, viale Gorizia, via Col Di Lana, via Torino, corso di Porta Romana e piazza Cordusio che versa in condizioni di estremo disagio.
Si cerca di evitare queste vie e si stila un elenco da mandare a memoria per evitare situazioni di incidenti, anche se in casi di ritardo si decide di usufruire ugualmente di questi percorsi.

Nove su dieci rider lavorano con ritenuta d’acconto, senza le coperture assicurative minime e periodi di formazione sulla sicurezza. Eppure vengono trattati come personale subordinato a tutti gli effetti, tanto che alcune piattaforme espellono i rider che rifiutano più di tre consegne.
Diventa necessario definire una normativa a livello nazionale, nonostante alcune regioni come Lazio e Toscana si sono mosse per regolamentare l’attività dei rider.

La corretta formazione per la sicurezza, un adeguato investimento sugli strumenti di lavoro, la necessaria tutela sanitaria e professionale sono aspetti su cui si deve lavorare.
Ciò che sta accadendo nel mondo lavorativo deve essere evitato, pensare di perdere la vita svolgendo il proprio lavoro è qualcosa da arginare, qualcosa che non deve più accadere, qualcosa su cui impegnarsi in modo concreto e fattivo ancora prima che si verifichino situazioni drammatiche come quella accaduta a Francesco.