IL CAMBIAMENTO PUO’ ATTENDERE, IL SUD PURE

DI RAFFAELE VESCERA


È fatta, a meno di clamorosi sviluppi. La Terza Repubblica è fatta, anzi è disfatta. I leghisti dovranno ingoiare il rospo di essere governati da un “terun de merd”, i cinque stelle dovranno bere l’amaro calice di un accordo di governo fatto con un partito primitivo, vecchio di trent’anni, razzista, reazionario, tutto il contrario dei valori da loro agitati. I cittadini del Sud dovranno subire l’insulto di vedere al governo la lega antimeridionale, cui hanno dato una manciata di consensi, dopo aver votato per il 48% il M5s, illudendosi del cambiamento, mentre l’Italia intera piomba nel timore di tornare indietro di un secolo ai tempi bui delle leggi razziali e del taci, obbedisci e combatti.

Colpevoli gli elettori o quella sinistra che ha fatto scempio dei suoi valori, dandosi in pasto alla legge del profitto a vantaggio di pochi e danno di molti, inseguendo quella destra un tempo austera ridotta a un bordello di sesso e affari? La morte dei valori genera mostri. E di valori ne sono sopravvissuti ben pochi in questo Paese che dà tragici segnali di conservazione reazionaria, più di tutto in quel Nord avanzato, nel senso di avanzi che restano, e di rivolta in un Sud in cerca di nuovo, che non riesce ancora a pensarsi da sé per liberarsi dalla condizione coloniale cui è sottomesso da 158 anni. Capisco la difficoltà di chi agogna la presa del governo a rinunciarvi per via un alleato scomodo, e capisco altresì lo scoramento e il silenzio degli sconfitti da parte dei tanti attivisti ed eletti meridionalisti del M5s. Ne conosco molti nella mia Puglia, persone perbene e oneste cui affiderei ciecamente la mia casa. La loro delusione, seppur rimossa in una accettazione di facciata, pesa come un macigno nel sentirsi corresponsabili di tale esito infausto. Quella nostra ci toglie il sonno.

C’è un capo di movimento che, pur napoletano, nega l’esistenza della Questione meridionale (da me interrogato due anni fa rispose che non esiste) poiché l’Italia sarebbe una sola. Una sola con venti milioni di abitanti del Sud che vivono con la metà dei diritti economici e civili di quelli del Nord? Negli anni del fascismo era altresì vietato parlare di Questione meridionale, in nome della nazione “una e vittoriosa”, furono i vent’anni peggiori per il Sud, ridotto a colonia agricola, mentre il Nord cresceva industrialmente con i soldi dello Stato. Il divario Nord-Sud arrivò al 53%. Lo stesso valore cui è tornato adesso, dopo quasi trent’anni di leghismo antimeridionale e paraleghismo renzusconiano, e dopo una buona crescita del Sud avvenuta dal dopoguerra fino agli inizi degli anni ’90, anche grazie alla Cassa per il Mezzogiorno. Che pur rubava, vero, ma mai quanto Milano con le sue svariate tangentopoli.

C’è un “contratto di governo” che parla di sviluppo “omogeneo” del Paese. Può mai essere omogenea la velocità di un Nord che parte in salute, avvantaggiato tanto da aver recuperato i livelli pre-crisi, con un Sud indebolito che invece è indietro di dieci punti rispetto al 2008? Un corridore azzoppato può mai recuperare l’handicap se non gli fornisci “gambe speciali”? Misure speciali assolutamente negate nelle otto righe dedicate al Sud nel “contratto”. Un “contratto di governo” che in quelle otto righe prevede chiaramente il “federalismo a geometria variabile”, ovvero differenziato, che permetterà alle regioni arricchite del Nord di tenersi altri 35 miliardi di euro a danno del Sud che avrà ancora meno diritti sociali. Dopotutto l’alleanza lega-M5s era partita nel Lombardoveneto proprio su tale misura egoistica, come c’era stata in precedenza nell’accordare zero asili ai bambini meridionali, figli di nessuno. Un programma peggiorativo per il Sud, come denunciato dal candidato ministro Pasquale Tridico che s’è sfilato da tale contratto.

Un “contratto di governo” che dedica altresì solo otto righe generiche al contrasto delle mafie, ma più di cento, per tre pagine, a quello degli immigrati. Certo la mafia può dormire sonni tranquilli, soprattutto dove, come in Calabria, la magistratura ha fatto emergere relazioni pericolose tra alcuni candidati leghisti e certe famiglie chiacchierate. Prendiamo Foggia, la mia città tenuta in ostaggio dai clan mafiosi con rapine e ammazzatine un giorno sì e l’altro pure, ignorati dai pochi leghisti ossessionati dal controllo del quartiere ferrovia, “invaso” dagli immigrati, braccianti agricoli e venditori poveracci, dove s’è persa memoria di un reato violento. Ma che volete, la “razza” va difesa.

Un “contratto di governo” che prevede l’introduzione della Flat tax, per cui i ricchi pagheranno meno tasse e i poveri pagheranno il buco finanziario che si crea. Che volete, quando ti vogliono fregare danno sempre un nome straniero al bidone che ti rifilano, come jobs-act e voucher, mentre l’articolo 18 a difesa dei dipendenti non sarà ripristinato, ha un nome italiano.

Un “contratto di governo” che prevede una difesa armata sempre “legittima” che rischia di farci piombare nelle tragedie delle folli carneficine americane, misura introdotta per accontentare la ferocia di qualche svitato. Insomma, a dire di Zagrebelsky, si prevede un’Italia spietata con i deboli e debole con i forti.

Vero poi che ci saranno misure buone come l’acqua pubblica e il reddito di cittadinanza di là da venire, ma saranno misure assistenziali senza sviluppo reale, se mai arriveranno. Vero anche che ci sarà un premier meridionale dopo 29 anni, Conte è foggiano, di lui però sappiamo poco, ma contano i contenuti politici più del luogo di nascita. Foggiano è anche Nardella, il sindaco di Firenze, culo e camicia con Renzi. Intanto pare che ministeri chiave infrastrutture, agricoltura e turismo, settori in cui il Sud è già fin troppo penalizzato, andranno alla lega. Come dimenticare l’allora ministro leghista Zaia che nell’accordo Ceta pose solo tre oli d’oliva, tutti e tre del suo Veneto, che gli ulivi li vede in cartolina? Come dimenticare che le infrastrutture negate al Sud da questo Stato ne ritardano lo sviluppo economico e sconsigliano i turisti dal visitare regioni generalmente ritenute tra le più belle al mondo, che pur posseggono il 70% delle bellezze ambientali e dei beni culturali d’Italia?

In quanto ai rapporti di forza tra M5s e lega, è vero che Di Maio comanda truppe più numerose ma Salvini possiede un’arma in più, Berlusconi, la cui ombra da sempre influisce sulle decisioni del carroccio. Nessuno mi convincerà che l’opposizione morbida concessa da Forza Italia sia data gratis a un governo che al Senato si presenta con una maggioranza risicatissima. Salvini, facendo il doppio gioco, per forzare le decisioni di Di Maio potrebbe minacciare la rottura, paventando il ritorno a casa di papà Silvio. Ancora una volta, è il partito unico del Nord a vincere, partito unico al quale ora, a Salvini, Berlusca, Renzi et similia, si aggiunge il M5s, condizionato dalla coppia di forza liguro-piemontese, Grillo-Casaleggio. Il Sud può attendere, secondo loro, a parte clamorose sorprese che, stanco di tutto, potrebbe riservare.