MORTO PHILIP ROTH, VOCE D’AMERICA. LA LETTERATURA PERDE UN GIGANTE

DI ANNA LISA MINUTILLO

Con la morte di Phlipe Roth avvenuta oggi, si viene a perdere lo scrittore che ha maggiormente influenzato con le sue opere la letteratura contemporanea.
Roth si è spento all’ età di 85 anni per una insufficienza cardiaca, era considerato se non il più grande, uno dei più grandi scrittori viventi.
Gli ultimi tempi da scrittore erano stati durissimi. Roth aveva raccontato di scrivere in piedi, usando un leggio, a causa dei terribili dolori alla schiena
Nato a Newark (New Jersey) nel 1933, figlio di una famiglia della piccola borghesia ebraica, nipote di ebrei europei che facevano parte dell’ondata migratoria negli Stati Uniti del XIX secolo, Roth attraverso la sua carica espressiva ha raccontato la condizione ebraica inserendola nel contesto dell’America di oggi.
Nei suoi scritti si passa dal registro grottesco a quello ironico, senza tralasciare le varie tipicità umane, i pettegolezzi, le leggende che da sempre hanno ruotato intorno a quella comunità.
Uno sguardo sempre attento ed originale tanto da essere d’esempio per molti altri scrittori che mai sono riusciti ad imitare il suo stile.
Sesso, religione, morale sono i temi ricorrenti della sua produzione caratterizzata da uno stile crudo e realista.
Sono oltre trenta i romanzi pubblicati in Italia da Einaudi e raccolti in tre Meridiani (il primo, curato da Elena Mortara, è uscito lo scorso novembre). L’esordio è nel 1959 quando, appena ventiseienne, pubblica la raccolta di sei racconti Addio, Columbus.
Nel 1969 riesce ad ottenere il suo primo grande successo con Il lamento di Portnoy, Dal 1979 con Lo scrittore fantasma Roth affida le sue ossessioni al suo alter ego letterario più celebre, lo scrittore Nathan Zuckerman.
Nel 1981 esce Zuckerman scatenato, seguono: “La controvita” (1986), “Pastorale americana”, del 1997, con cui vinse il Premio Pulitzer nel 1998 ” La macchia umana”.

La produzione narrativa si ferma nel 2010 con Nemesi. Dopo aver smesso di scrivere (lo aveva annunciato nel 2012 ) Roth si divideva tra il villino nella campagna del Connecticut dove ha scritto molti dei suoi libri, e l’Upper West Side di New York.
La morte di Philip Roth avviene a poche settimane dall’annuncio dell’Accademia di Svezia che il premio Nobel 2018 non verrà assegnato. Questo appare come una sorta di “ultimo scherzo” che Roth sembra aver destinato a quel riconoscimento dove è stato candidato quasi ogni anno a furor di popolo senza mai riuscire ad ottenerlo.
Uno scrittore che in modo semplice è riuscito sviscerare le inquietudini dell’animo umano scardinando le regole del romanzo, in modo nuovo e particolare.

Particolare fino all’ultimo anche il suo modo di dire addio a questa terra, infatti convinto di aver composto le sue opere migliori e che qualunque altro libro non sarebbe stato abbastanza buono, ha dato disposizione che i suoi archivi vengano distrutti
Un saluto alla letteratura che non lo separerà mai dai suoi libri.