STRAGE DI CAPACI, PALERMO RICORDA GIOVANNI FALCONE

DI CLAUDIA SABA

Da quel 23 maggio 1992, sono trascorsi 26 anni.
Un tempo infinito, durato solo un istante.
Una data tragica che tutti hanno segnata sul
calendario, il giorno in cui la mano mafiosa ha colpito al cuore le istituzioni macchiandosi con l’omicidio del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta.
Protagonisti del coraggio, morti che si devono ricordare.
Il giorno dopo, 24 maggio, e’ il giorno del dolore.
Il giudice Borsellino è davanti al Palazzo di Giustizia che dopo la strage, è stato adibito a camera ardente.
Tutto è pronto ad accogliere le bare del giudice Falcone, di sua moglie e dei tre agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Attorno al giudice Borsellino, il vuoto, il senso di solitudine che lo pervade.
Deve essere devastante sapere, come lui ben sa, di avere un destino ormai segnato.
È tutto scritto nel suo sguardo mentre arrivano le bare.
Borsellino sorregge quella di Falcone mentre i suoi occhi guardano oltre.
E dopo aver appoggiato le bare, si rivolge con voce ferma ai suoi colleghi indicando le bare. “Chi vuole andare via da questa Procura se ne vada. Ma chi vuole restare sappia quale destino ci attende. Il nostro futuro è quello. Quello lì”.
E’ un ricordo che prende forma, 26 anni dopo la strage di Capaci.
È come se un flashback volesse ricordarci quegli uomini e quelle donne che hanno dato la loro vita per un futuro migliore.
E il grido di Rosaria Costa, la vedova dell’agente di scorta di Giovanni Falcone, Vito Schifani, arriva nelle coscienze di tutti durante i funerali:
” A nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato… “si sofferma un po’ Rosaria e poi continua “chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia. Adesso, rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono anche qui dentro i mafiosi… e non… ma certamente non cristiani: sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono. Io vi perdono, però voi vi dovete mettere in ginocchio… se avete il coraggio di cambiare… ma loro non vogliono cambiare… loro, loro non cambiano…”.
La forza delle sue parole rimbomba ancora nella città di Palermo. Ma rimbomba sopratutto nell’Italia delle trattative, che non accetta una verità scomoda e che come disse lei, “non vuole cambiare”.
È agli uomini e alle donne delle scorte che verrà dedicato quest’anno l’anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio. I nomi degli agenti di scorta che hanno perso la vita nelle stragi, saranno ricordati a gran voce: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Rocco Dicillo, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Claudio Traina.
Oltre ovviamente, ai giudici Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Francesca Morvillo.
Protagonisti delle commemorazioni saranno i giovani perché il messaggio arrivi a loro forte e chiaro.
Dal porto di Civitavecchia, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e’ salpata ieri la Nave della Legalità.
A bordo oltre mille ragazze e ragazzi che oggi arriveranno a Palermo.
Ad accoglierli, un “equipaggio” speciale formato da 50 giovani dell’Università degli Studi di Milano accompagnati dal loro docente, Nando Dalla Chiesa.
Sulla nave anche Claudia Loi, sorella di Emanuela Loi, uno degli agenti della scorta di Borsellino.
Raggiungeranno l’Aula Bunker dell’Ucciardone, il luogo in cui si è svolto il maxiprocesso.
Qui ci sarà il presidente della Camera, Roberto Fico e i magistrati Pietro Grasso e Giuseppe Ayala.
Nel pomeriggio due cortei si ritroveranno sotto l’Albero Falcone, alle 17.58, l’ora della strage di Capaci.
Solo un mese fa la storica sentenza al processo sul patto tra Stato-mafia.
Solo un mese fa si continuava ad inveire contro quel procedimento e contro i pm che l’avevano istruito.
Ma l’antimafia continua a sgretolarsi sotto la scure delle inchieste giudiziarie.
I ricordi indelebili da un lato con quel grido di Rosaria:” loro, loro non cambiano…” dall’altra l’immagine di un Paese dove si continuano a confondere le acque.
E dove, ancora nulla, cambia.
Giovanni Paparcuri, l’unico agente sopravvissuto alla strage e che ha vissuto per vent’anni a fianco del magistrato, ha fatto sapere che non sarà presente nell’aula Bunker.