IL DIGIUNO DEL MESE DI RAMADAN

DI TINA CAMARDELLI

 

 

 

 

 

 

 

 

Crolla la presenza dei giovani nelle chiese. I dati Istat mostrano, come sta cambiando il modo in cui le persone vivono la religione. Provate a chiedere a un diciottenne se va in chiesa. Probabilmente vi guarderà con aria ironica e sbalordita. Su cento giovani cattolici, solo sedici sono credenti e frequentano luoghi di culto, il resto sostiene di andare in chiesa solo in occasione di matrimoni o funerali. L’Italia dei giovani non crede più.

I non credenti sono passati dal 23% del 2007, al 28% del 2016. I credenti sono ormai ridotti a una piccola minoranza del 10,5%. Pochi, molti, il punto è che sono sempre meno! Sembra che la chiesa non sappia più parlare ai giovani.

La Pew Research Center ha realizzato uno studio sul futuro panorama mondiale religioso, che suscita interesse e perplessità: sostiene che tra 10 anni circa, il numero di musulmani nel mondo supererà quello dei cristiani. L’Islam si avvia a diventare la religione più grande del mondo e a superare già nel giro di qualche decennio, la popolazione cristiana in termini di nuovi nati.

La fede dei musulmani è fondata su 5 pilastri, che il fedele è tenuto a rispettare. Essi sono la testimonianza della fede, la preghiera, l’elemosina, il digiuno nel mese di ramadan e il pellegrinaggio alla Mecca, da fare almeno una volta nel corso della vita. Ci soffermiamo sul ramadan, che quest’anno è iniziato il 16 maggio e si concluderà il 14 giugno.

Il digiuno è seguito da circa 1,6 miliardi di persone al mondo; il 73% sono uomini e il 68% donne e la maggioranza di coloro che lo osservano è compresa tra i 18 e i 24 anni. Franck Frégosi, esperto di Islam, afferma che “il Ramadan è una pratica tanto culturale quanto religiosa, rispettata dall’insieme della comunità, ma anche da coloro che non credono o non praticano più.”

Non è un rituale esteriore, ma un’esperienza di fede profonda, che i musulmani vivono con partecipazione, gioia e grande intensità. Il digiuno ha svariati obiettivi: insegnare ai musulmani la pazienza, l’umiltà e la spiritualità;  chiedere perdono per i peccati passati, affinchè Allah li guidi e li aiuti ad astenersi dai mali quotidiani e li sostenga nella purificazione attraverso l’autocontrollo e le buone azioni.

Una ragionevole pratica del digiuno è da sempre raccomandata dalle religioni, e dalla cura della salute fisica.  Una moderata, volontaria, periodica astensione dagli alimenti, soprattutto quelli più pesanti per la salute, ci aiuta sotto diversi aspetti: quello religioso, in quanto esso rappresenta un sacrificio cultuale e quindi avvicina a Dio; morale, in quanto, mediante un saggio dominio del cibo, modera le passioni, rafforza la volontà e favorisce la vita intellettuale; sanitario, in quanto evita di affaticare le funzioni digestive, snellisce e irrobustisce l’agilità del corpo, allunga la vita.

Ramadan è  il nome di un mese. Il calendario arabo è fatto da 12 mesi lunari, che durano 29 o 30 giorni ciascuno. Il nono mese si chiama “ramadan”, un nome che significa pressapoco “mese caldo, torrido”, ciò non vuol dire che sia un tipico mese estivo… Infatti, i giorni totali dei 12 mesi sono 354, 11 in meno dell’anno solare, quindi i mesi “scorrono” lungo l’anno, cadendo ogni volta in periodi diversi. Durante questo mese è prescritto il digiuno dall’alba al tramonto.

Digiuno significa astenersi dal mangiare, dal bere, dai rapporti sessuali, dal fumo e in generale dai comportamenti ingiusti. L’obbligo religioso vale per tutti, escluso i bambini, le persone malate, quelli che viaggiano, le donne in gravidanza e altre situazioni particolari. Il digiuno va accompagnato con l’intenzione, con la preghiera, con la lettura del Corano, con iniziative di fratellanza e solidarietà con i bisognosi. L’Islam non impone il digiuno come mortificazione o privazione. La purificazione è spirituale e fisica allo stesso tempo, coinvolge il corpo e l’interiorità. I bambini inferiori ai dodici anni, non sono tenuti al rispetto del digiuno, ma vengono invitati a sperimentarlo comunque, seppur in forme più brevi. E lo fanno volentieri.

Sappiamo che nel mondo moltissime persone soffrono fame e privazioni, questo mese è un tempo propizio per provare in prima persona cosa significa vivere in queste condizioni.Sono questi i valori e gli esempi , oltre alla generosità, all’autodisciplina e all’altruismo che si insegnano ai bambini, coinvolgendoli nella festa.

La cena notturna, allegra e festosa, è un momento di forte condivisione, si sta insieme con familiari e amici stretti, si preparano piatti in più da poter offrire a chi ne ha bisogno, ma anche gli stranieri lontani da casa. Il Ramadan celebrato in un paese islamico, vede coinvolta l’intera comunità, che adegua i ritmi e gli orari. Le attività lavorative rallentano, i negozi sono chiusi di giorno e aperti di notte, l’annuncio dell’alba e del tramonto risuona per le strade e nei cortili… Chi vive in Italia si trova invece in una situazione diversa, più privata e intima.

Con il sorgere della luna nuova del mese di Shawwalha termine il mese di Ramadan e con esso finisce l’astinenza ed inizia‘Id al-Fitr, la festa della rottura.

Pregare insieme e digiunare è una prova di forza, una sfida al mondo tecnologico moderno, apparentemente forte e solido, ma debole sotto altri aspetti.

Michel Lagarde, sacerdote cattolico francese, studioso di fama internazionale di dottrina islamica, premio Unesco per la cultura araba. Durante un incontro con la comunità religiosa islamica italiana, davanti ad ascoltatori musulmani e cristiani, ha messo a confronto la preghiera islamica al Padre Nostro, mettendo in luce la similarità dei testi, pur nella diversità delle fedi. Ha inoltre esortato, ad aprire le moschee per far conoscere a chi non è musulmano la realtà del mondo islamicoin un momento particolarmente difficile e travagliato, per l’immagine dell’islam nel mondo.

In fondo Dio è uno solo e Lui ama le differenze e le accoglie.