A VOLTE, ANZI TROPPO SPESSO, RITORNANO

DI NELLO BALZANO

Quante volte è stata invitata la ex ministro Fornero nella trasmissione di Floris su LA7, quante volte abbiamo sentito le difese che la stessa faceva ai suoi provvedimenti, si sa era chiamata anche lei nel governo Monti per sanare buchi economici pubblici, in risposta alla famosa lettera dell’agosto 2010 dell’Europa nella quale si richiedevano enormi sacrifici.
Le sue motivazioni sono sempre accalorate, quasi convincenti, come le lacrime che sono uscite quando spiegava perché aveva dovuto agire così con severità economica, e non solo, nei confronti dei lavoratori in attesa di pensionamento.
In questi giorni un lavoratore di 61 anni è stato licenziato nella fabbrica di imbottigliamento di Melzo, dove lavorava da 30 anni, si occupava di tappare provvisoriamente i contenitori, la motivazione del licenziamento è semplicemente l’eliminazione di quella mansione umana, sostituita con un macchinario che soddisfa appieno quel compito, a nulla è servita la sua umile richiesta di vedersi almeno pagati i contributi per i 4 anni che gli mancano al pensionamento, nessun’altra pretesa nonostante quel lavoro gli aveva procurato la perdita di 4 dita in un infortunio.
Cosa c’entra la professoressa in pensione Fornero? Semplice, nelle sue modifiche legislative in tema di mercato lavorativo, c’era anche la modifica dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori, dove è stata aggiunta, tra le giuste cause per licenziamento, anche quella per motivi economici, in sintesi: non interessa se l’azienda va bene, se la tua presenza in una determinata posizione non serve più, ti licenzio con un piccolo indennizzo anche se potrei metterti in un altro posto, anche se i tuoi colleghi ti aiutano con un’operazione di solidarietà sindacale.
A questo punto viene da chiedersi cosa c’entra questa perfida modifica con le motivazioni per le quali era stato chiamato quel governo, ovvero tagliare i supposti eccessi di spesa di denaro pubblico, se alla fine non fa altro che favorire i privati nei loro maggiori profitti sulle spalle dei lavoratori?
Niente, è semplicemente uno dei tanti atti contro i diritti dei lavoratori dal 2011 in poi.