DOPO 30 ANNI VIENE LICENZIATO, UN ROBOT PRENDERA’ IL SUO POSTO

DI RENATA BUONAIUTO

Lahbib Oussmou ha 61 anni, una moglie, due figli, e lavora, ma sarebbe più giusto dire lavorava, presso la Greif Italia S.p.A.una ditta che produce taniche a Melfo vicino Milano, da oltre 30 anni.
In quest’azienda ha messo tutto se stesso i suoi progetti, il suo futuro e quello dei figli. Quando il 6 marzo del 1991, perse la mano destra per un infortunio causato da una pressa, Lahbib non ebbe alcun dubbio, doveva continuare ad impegnarsi perché quella menomazione non compromettesse il suo lavoro.
Diventò, sempre per la Greif, il “posatore di tappi”, un lavoro forse noioso, ripetitivo ma non importava, per Lahbib era fondamentale non incrinare i suoi sogni, far studiare i ragazzi, vederli crescere sereni, sentirsi importante per loro e per la moglie, che come lui, tanti anni prima, aveva lasciato il Marocco, per arrivare in questa terra sconosciuta l’Italia, nella speranza di un futuro migliore.
Tutto procede serenamente fino al 3 aprile, quando con una raccomandata Lahbib, viene licenziato. Il motivo? Un Robot prenderà il suo posto.
Nella lettera è tutto chiaramente e sinteticamente raccontato:
La nostra società, in seguito ad una riorganizzazione aziendale e ottimizzazione dei processi produttivi, in data 23 febbraio 2018 ha installato una macchina, denominata Paint Cap Applicator, che svolge in automatico il medesimo lavoro sino ad oggi da Lei svolto. È stata così soppressa la Sua posizione lavorativa”.
Una lettera da brividi, una lettera priva d’anima, che così prosegue:
Abbiamo valutato la possibilità di assegnarLe altre mansioni, anche di livello inferiore, riconducibili alla Sua professionalità e comunque a Lei utilmente affidabili. Purtroppo non è stata reperita alcuna posizione lavorativa vacante, essendo tutti i posti già occupati da altri dipendenti”.
In altre parole, la nostra coscienza è pulita, abbiamo cercato di trovarle un altro utilizzo anche “inferiore”, ma non ci serve proprio più…
Lahbib Oussmou tesserato CGIL, chiede aiuto al sindacato, scrivono all’Ispettorato del lavoro ma non arriva alcuna risposta, questo silenzio è assordante, rimane un’unica speranza rivolgersi ad un avvocato, per ottenere almeno i contributi ed arrivare alla pensione.
Forse è proprio questo quello che ferisce più di ogni altra cosa. L’insensibilità di un’azienda che dopo trent’anni di costante collaborazione, dopo il devastante incidente avvenuto all’interno di quelle pareti che avrebbero dovuto proteggerlo e tutelarlo, non si fermi nemmeno un istante a pensare che quest’uomo ha 61 anni un’invalidità permanente, ma una vita ancora da vivere, con la dignità e la serenità che merita, visti i sacrifici fatti in tutti questi anni.
Mancano umanità, rispetto, riconoscenza, mancano i valori della civiltà, della responsabilità.
Trent’anni non possono essere racchiusi in queste venti righe, fredde e formali, una vita umana non può essere “rimpiazzata” da un robot.
Ed è questo quello che il lavoratore reclama a viva voce “Delusione su tutti i fronti…Quell’azienda era la mia casa, ho sempre lavorato… Non mi aspettavo un trattamento del genere”.
La solidarietà intanto, gli giunge dalle centinaia di telefonate che da giorni arrivano al suo numero e con loro speriamo possa anche arrivare una “rivalutazione”, per questa “insensibile” sostituzione.
Del resto dovranno ricordarsi, alla Greif, che quando il loro nuovo “posatore di tappi”, il robot super efficiente, avrà le pile scariche o andrà revisionato o peggio ancora rottamato, servirà un uomo per prendersene cura, per sostituirlo, ripararlo e speriamo lo faccia mettendoci anche un po’ di amore, perché nella vita è proprio quella l’unica forza in grado di reggere e far grande il mondo.