MARIJUANA LIGHT : ORA E’ DAVVERO LEGALE, PRODUZIONE E COMMERCIO RICONOSCIUTI DAL GOVERNO

DI ANNA LISA MINUTILLO

Ed è così che solo dopo un anno dal lancio della cannabis light, ci si può apprestare a festeggiare il commercio e la produzione delle infiorescenze della Marijuana. In modo particolare a fare festa saranno i produttori ora che il commercio è stato finalmente riconosciuto anche dal ministero. Grande l’entusiasmo di Luca Marola, ideatore e fondatore di Easy Joint, fra i primi esempi di cannabis light la marijuana “legale” in commercio con un limite di Thc inferiore allo 0,2%, che nell’ultimo anno ha rivoluzionato il mercato. A renderlo noto è il ministero dell’Agricoltura, il Mipaaf, che tramite una circolare e dopo un anno di numerose richieste giunte dai coltivatori e dai lavoratori dell’indotto, si è espressa sulle regole della legge in vigore dal gennaio 2017: produrre e vendere l’erba legale è possibile, senza più dubbi. Un modo questo per rassicurare le migliaia di italiani che negli ultimi mesi hanno pensato bene di investire anche se il tutto si è svolto in un clima dove albergavano numerose incertezze.

La coltivazione della canapa è consentita senza necessità di autorizzazione, cosa che invece viene richiesta se la pianta ha un tasso THC che si attesta oltre lo 0,2% come previsto dal regolamento europeo. Nel caso in cui la percentuale risulti superiore ma entro il limite dello 0,6% l’agricoltore non ha alcuna responsabilità e sarà l’autorità giudiziaria a disporre il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa. Viene inoltre chiarito nella circolare che saranno impedite le importazioni che non rientrano nel catalogo europeo, frenando così ibridi, incroci ed erbe svizzere. Il perché della circolare Mipaaf viene spiegato dal vice ministro Andrea Olivero che dichiara: “Si tratta di un provvedimento necessario per chiarire i possibili usi della canapa coltivata nell’ambito del florovivaismo in modo da attuare pienamente una buona legge e precisarne il suo campo di applicazione. In questo modo agevoliamo anche l’attività di controllo e repressione da parte degli organi preposti”. Attraverso la circolare sono stati fissati paletti e regole che dovranno essere rispettare dai vari settori produttivi dove la cannabis può essere utilizzata. Si spazia dalla cosmesi all’alimentazione, dall’industria e artigianato al settore energetico e alle attività didattiche e di ricerca industriale. Un settore quello della “New Canapa Economy” che nell’ultimo anno ha avuto una espansione enorme, si è passati dai 400 ettari di terreno coltivati del 2013 ai quasi 4mila stimati per il 2018. Secondo quanto riferito dalla Coldiretti “sono centinaia le nuove aziende agricole che hanno avviato nel 2018 la coltivazione di canapa” in tutti i campi. Il giro d’affari della “marijuana legale” ha un potenziale stimato in oltre 40 milioni di euro.

La “marijuana legale” è quella che viene fumata ma non sballa, e che ha visto solo lo scorso Giugno un ordine ogni 30 secondi giungere nei tanti siti che imperversano sulla rete, ma anche negozi presi letteralmente d’assalto tanto da costringere i gestori a posizionare transenne davanti all’ingresso. 20mila sono stati i barattoli venduti solo dopo poche ore dal lancio di Easy Joint, l’azienda che vende l’erba Eletta Campana. Questa non è la marijuana per come la si intende di solito, ma è un’erba che ha bassissimo Thc e fino al 4% di cannabidiolo (CBD), ovvero il principio contenuto nella cannabis che non ha effetti psicoattivi, ma soltanto sedativi. Presentato alla fiera di Bologna lo scorso anno ha creato non poco interesse infatti tra persone che volevano provare l’erba per problemi di ansia, insonnia, dolori mestruali, si è sparsa la curiosità tanto da portare all’apertura di 85 negozi in Italia. La “cannabis tecnica italiana” viene venduta in vasetti da 8-10 grammi a un prezzo di 17 euro. Vendite inaspettate ma anche una sorta di esperimento sociale che ha consentito di farsi un’idea sul come potrebbe essere la legalizzazione in Italia. Anche nel nostro Paese, così come già avvenuto in America e molte altre zone del mondo, si potrebbe fare molto. Soltanto un anno fa ci si lamentava per l’iter di legge per la legalizzazione fermo da tempo, ad oggi almeno qualcosa si è mosso, e qualche passo è stato compiuto.

Easy Joint basandosi sull’ idea della “canna light” nata in Svizzera, dove la sua vendita avviene presso le tabaccherie, sfrutta una serie di agricoltori che coltivano canapa a uso industriale in varie regioni di Italia acquistandone i fiori, materiale che prima veniva “scartato” e usato come fertilizzante. Questo è un modo per dare vigore anche alla “filiera italiana”. Nelle Marche i fiori carichi di semi vengono imbarattolati dando vita a un indotto che coinvolge aziende di barattoli, grafica per l’etichette, trasporti e altro.

Non si sono fatte attendere le critiche che riguardano la presenza del seme nel prodotto: in futuro ci sarà anche una varietà sinsemilla, senza semi. Quindi critiche che sono di natura etica o politica per una situazione che presto verrà risolta. Un dibattito acceso ma anche una mancanza di cultura e/o preparazione che interessa molte persone in quanto la “prima marijuana vendibile” serve anche per una alfabetizzazione del fenomeno cannabis, e per far si che anche nel nostro paese si inizi a parlarne. Non è infatti un prodotto da fumo, ma ben altro. Gli effetti riguardano l’utilizzo come miorilassanti, antipsicotici, tranquillanti, antiepilettici, antiossidanti ed antinfiammatori, tutto tranne che “lo sballo” da fumo che magari potrebbe interessare i giovani. Ad informarsi ma soprattutto ad esserne incuriositi sono persone che hanno superato i 35 anni di età che vogliono sapere come viene realizzato il prodotto. Scuole di pensiero che finiscono con il dividere le varie opinioni, per capire qualcosa in più dobbiamo spiegare cos’è il Thc? È una sostanza psicotropa prodotta dai fiori di cannabis, capace cioè di alterare lo stato mentale.

E’ droga, insomma. Nonostante la legge che autorizza la produzione e la vendita della cannabis light sia del 2017, il “cannabusiness” con tanto di negozi ha cominciato a muovere i primi passi in Italia dal 2005. Roma è la capitale dei cosiddetti “grownshop”, circa 400, una crescita del 300 per cento. Anche a Milano grazie al rapper J-Ax che ha aperto il primo punto vendita si è dato il via a quella che sarà una lunga serie di aperture. Bisognerebbe avere la possibilità di controllarle tutte le coltivazione per sapere se arrivano a contenere lo 0,6% di Thc, e capire attraverso questi controlli se si tratta di commercio legale o se invece in qualche modo ci sono persone collegate con il mondo della criminalità, in questo business. La marijuana quindi che si acquista nel nostro paese in questi punti vendita nella forma e nel tipico odore sembra marijuana autentica, ma il suo effetto è praticamente nullo. Se messa nell’acqua calda, si otterrà l’effetto camomilla. Forse per questo non è strano trovare all’interno di questi esercizi pochi giovani. La cannabis è sempre stata vissuta da loro come parte della cultura dello sballo: se non vai fuori di testa che senso avrebbe fumarla? La marijuana è in realtà un sonnifero e capita di sovente che dopo aver fumato mezzo spinello ci si addormenti. La pericolosità è dietro l’angolo se ci si mette alla guida di auto o moto, un pericolo che oltre interessare il guidatore, riguarderebbe anche l’altrui incolumità.

Quindi resta da chiederci chi si reca a fare shopping in questi negozietti?

Soprattutto quelli che una volta si definivano radical chic, persone di mezza età che sanno che è meglio non stordirsi ma che fa sicuramente più figo  offrire agli amici uno spinello seppur finto. I prodotti più richiesti e venduti negli headshop italiani sono i semi di cannabis (ne esistono almeno 300 varianti), al secondo posto c’è poi la cannabis light, ossia le infiorescenze di canapa a contenuto legale di Thc e al terzo posto gli articoli per la coltivazione e il giardinaggio, che spaziano dalle lampade ai fertilizzanti, dalle serre domestiche fino ai manuali. Quello compiuto dal ministero è un passo importantissimo, quale sarà il l prossimo? Riprendere in mano la lotta “antiproibizionista” . Di fatto i negozietti di cannabis light appaiono come un cavallo di Troia usato al fine di instillare nelle menti altrui il concetto di una sostanza che non fa male, e che rappresenta la “new economy” , quella che porta notevoli guadagni fiscali anche per lo stato. Se un papà offre al figlio un easy joint, si può essere certi che questo ragazzo in breve tempo passerà al joint vero e proprio, poichè questo non gli offrirà gli effetti di cui solitamente si sente raccontare. Insomma una sorta di sistema per avviarsi alla legalizzazione della droga, quella vera, che a questo punto diventa necessaria.

Tanti i giri di affari che ruotano intorno alle sostanze stupefacenti che poi dati i problemi che creano a chi le assume di stupefacente hanno solo il nome. Tutto diventa un modo per lucrare e spesso proprio sulle spalle di chi ne resta vittima. Gli studi e le ricerche affrontati sulla marijuana ad oggi non hanno ancora portato sufficienti prove per poter trarre conclusioni sui principali usi e disusi sul suo utilizzo. Ragion per cui bisognerebbe proseguire con la ricerca e stimolarne l’approfondimento. Il THC della marijuana NON uccide le cellule del cervello, contrariamente a quanto si pensa. I più recenti studi effettuati su pazienti e soggetti di 18 anni, a cui è stata prescritta la Cannabis, ne hanno evidenziato la veridicità Assumere marijuana può alterare la memoria a breve termine, ma solo nell’arco di tempo in cui questa sostanza agisce sul nostro cervello.

Ciò può essere ritenuto plausibile soprattutto quando vengono assunti grandi quantitativi di marijuana e non ci sarebbe da stupirsi se si presentassero problemi di memoria anche dopo l’assunzione. Gli effetti o danni permanenti, invece, sulla memoria a breve e a lungo termine non sono mai stati dimostrati esaustivamente attraverso uno studio clinicamente attendibile. Tuttavia, i consumatori di Cannabis spesso riferiscono di aver avuto conseguenze sulla memoria anche dopo più di un anno da quando avevano smesso di fumare. Quando una persona fuma o assume marijuana, il THC si lega ai recettori del sistema nervoso centrale (SNC), il quale può alterare temporaneamente il ritmo cardiaco e la pressione sanguigna della persona. Tuttavia, questi effetti non sono mai permanenti. Fumare marijuana, soprattutto quando non viene filtrata, può innescare condizioni preesistenti e creare una situazione di forte stress generale sul cuore e sul sistema circolatorio. Arteriosclerosi coronarica, ipertensione, malattie cerebrovascolari e le cardiomiopatie possono essere accelerate e complicate dal monossido di carbonio e da altre sostanze chimiche contenute nel fumo della marijuana.

L’idea che la marijuana spinga i suoi consumatori all’uso di droghe più pesanti e più pericolose non è mai stato dimostrato. Questa opinione venne introdotta da una campagna diffamatoria diffusa contro la Cannabis dalla più antica dottrina statunitense (riferisce Harry Anslinger). Gli studi che vennero avviati nei Paesi Bassi dimostrarono il contrario, facciamo riferimento alla depenalizzazione della Cannabis avvenuto nel 1970, la quale venne seguita da un forte calo di consumo delle droghe pesanti. La parola “anticamera”, ( che si usa per indicare il passaggio dato per assunto alle droghe più pesanti che seguono il consumo della marijuana ) non tiene conto del fatto che la stessa rientra in un rango completamente diverso di droghe psicoattive, e non ha niente a che vedere con sostanze come cocaina, eroina e metanfetamine.

Gli Effetti benefici della Marijuana

La marijuana è stata osservata durante alcuni trattamenti contro sintomi di diverse patologie come sclerosi multipla, spasticità e epilessia. Molti Stati stanno liberalizzando la prescrizione medica di marijuana quando ai pazienti vengono diagnosticate queste patologie, o altre.
La marijuana è, inoltre, un ottimo palliativo della nausea. È stata prescritta a diversi pazienti costretti a sottoporsi alla chemioterapia e si sono osservati evidenti successi nella riduzione della sensazione di nausea che questo trattamento provoca.
Il THC è rinomato per stimolare l’appetito ( non a caso dopo aver fumato canne si parla di “fame chimica” ). È per questo che assumere marijuana ogni giorno per persone anoressiche o malate di AIDS sta ottenendo ottimi risultati. Oggi, è sempre più diffusa la prescrizione di Cannabis medicinale ai pazienti affetti da glaucoma negli Stati Uniti, nei Paesi Bassi ed in altre zone sparse per il mondo. Il THC abbassa la pressione del sangue nelle arterie ed intorno agli occhi. Ciò rende questa pianta una valida alternativa naturale ad altri trattamenti più aggressivi contro il glaucoma (in questo caso bisogna, però, prendere sul serio a che dosaggio assumere questa sostanza.

Si continuerà a discutere circa l’argomento, ci saranno sempre differenti chiavi interpretative, tutto pare mandarci indietro nel tempo, fino agli anni 60 quando c’erano i primi dibattiti sul tema ma anche quella grande voglia di libertà che portava all’approccio con mondi e realtà differenti da quelle in cui si viveva. Solo una moda del momento questa dell’apertura di nuovi negozi? Solo un modo per rilanciare l’economia del paese mettendo in moto qualche numero di assunzione lavorativa?. Una strategia per impedire traffici loschi da parte del mondo malavitoso e criminale?. Una forma di responsabilizzazione da parte di chi decide di consumare qualcosa che poi alla fine una canna vera e propria non è e quindi destinata a deludere le aspettative pregresse? Domande lecite e valide, anche perché saranno balenate nelle menti di chiunque per un modo o per l’altro si sia accostato a questo argomento. Reti che impazzano di siti dove vengono proposti prodotti a base di canapa dei più disparati, si va dal cioccolato a base di canapa, per arrivare alla pasta, attraverso prodotti di cosmesi ed igiene personale. Non mancano però al loro interno anche, borse, zaini, portafogli che con la canapa da fumare, poco hanno a che fare ma si fregiano di piastrine decorative che riportano l’effige della “famosa foglia” a cinque punte Vengono utilizzati per la loro realizzazione principalmente materiali grezzi rinnovabili che possono essere riutilizzati al 100% nel ciclo ecologico.

Il tessuto è composto dal 55% di canapa e dal 45% di cotone biologico e, per alcuni articoli, pelle conciata con metodo eco-compatibile, insomma attenzione per l’ambiente e cura l’assenza di sostanze pericolose e agenti inquinanti, qualcosa che dovremmo avere sempre e comunque, ma che sfugge sempre più di mano. Unica “nota dolente” sono i costi di questi prodotti, ad esempio, per uno zaino il costo in media ammonta a 89.90 euro, cifra che se collocata all’interno di una famiglia dove ad andare a scuola non è solo un figlio diventa onerosa da sostenere in tempi di ristrettezze economiche come quelli in cui viviamo. Si “trasgredisce” facendo ciò che si sarebbe dovuto fare da tempo e ci si illude di farlo introducendo nella vita” sostanze” utilizzando il termine solo nella sua accezione negativa.

Una battaglia tra modi di pensare ormai radicati e innovazione culturale a cui spesso non si è preparati ne correttamente informati, ma anche una sorta di “scommessa” tra “l’accontentarsi” di qualcosa che non fa male e il bisogno concreto invece di stordirsi per rifuggire ad una realtà che non va bene così com’è e che cela radici più profonde di quelle di una pianta di marijuana.