LE COLPE DI MATTARELLA DI SAVONA E DI SALVINI

DI PAOLO DI MIZIO

Mattarella ha bocciato il governo 5 Stelle-Lega. Non era mai accaduto che un presidente della Repubblica bocciasse un governo che gode in parlamento di un’ampia maggioranza. È una delle crisi più gravi mai registrate in 70 anni di storia della Repubblica.

A pochi minuti di distanza dall’annuncio di Mattarella, si sono già levate voci che parlano di ‘Impeachment’ e ‘messa in stato di accusa’ del Presidente. Si sono levate da Fratelli d’Italia e dai 5 Stelle. Era prevedibile ed era previsto.

In questa storia, a mio avviso, ci sono diversi responsabili. Uno è indubbiamente Mattarella che si è assunto una facoltà che solo in apparenza gli è concessa dalla Costituzione. La Carta infatti va letta non in solo articolo ma in tutti i suoi articoli e nel combinato disposto degli stessi.

L’articolo 92 assegna al Presidente della Repubblica la facoltà di firmare o non firmare la nomina dei ministri e di assumersene la responsabilità. Ma non c’è dubbio che la Costituzione non conferisce al Capo dello Stato il potere di veto politico. Il veto può riguardare elementi non politici, come per esempio il fondato sospetto che un ministro non sia in grado di esplicare le proprie funzioni “con disciplina e onore”, come recita la Costituzione. Ma non era questo il caso dell’economista Paolo Savona, che per altro è già stato Ministro della Repubblica in un governo Ciampi.

Lo stesso Mattarella, oltre tutto, ha fornito delle motivazioni della sua scelta, che sono di indirizzo politico e non riguardano l’onorabilità della persona.

In nessun punto la carta costituente prevede che il Capo dello Stato possa sovrapporre il proprio indirizzo politico a quello dei partiti che godono di una maggioranza in Parlamento assegnata dal popolo in libere elezioni.

Ma le colpe, come sempre accade, non sono tutte di un’unica persona. Vedo almeno altri due responsabili del drammatico momento storico. Uno è lo stesso Paolo Savona.

L’81enne economista avrebbe potuto fare un passo indietro e, visto il conflitto nato sul suo nome, avrebbe potuto dichiararsi indisponibile alla carica di ministro dell’economia. Sarebbe stato un gesto magnanimo, nobile. Che avrebbe annullato in un attimo ogni motivo di frizione e avrebbe consentito al Paese di avere un governo dotato di larga maggioranza in parlamento, in una fase delicatissima per le sorti economiche del nostro martoriato Paese.

Savona non ha compiuto quel gesto, e questa macchia rimane indelebile sulla sua storia personale.

Infine, il terzo e a mio parere più grave colpevole della situazione è indubbiamente Matteo Salvini. Tutti sappiamo che avrebbe potuto dare segni di duttilità nella forma, senza rinunciare alla sostanza. Visti i contrasti sul nome di Savona, avrebbe potuto sostituirlo con un altro economista di livello, portatore di una visione anch’essa critica in materia di euro, ma meno esposto di Savona sul piano internazionale, meno palesemente ‘odiatore della Germania’, come Savona è stato definito dai giornali tedeschi.

Salvini non ha avuto questa duttilità per il semplice fatto che non ha voluto averla. Ha giocato allo sfascio, al tanto peggio, tanto meglio. Ha anteposto gli interessi del suo partito al bene del Paese. Le sue parole “Vogliamo solo il bene dell’Italia” sono false come l’ottone: pura ipocrisia.

Salvini ha puntato coscientemente, e non da ieri, alla prospettiva di accrescere i suoi voti nelle urne e conquistare nel prossimo parlamento una maggioranza assoluta dei seggi, insieme al centrodestra, cosa che lo metterebbe nella condizione di non dover dipendere dal Movimento 5 Stelle e anzi di essere non più il socio di minoranza in un governo giallo-verde ma invece l’azionista di maggioranza di un governo targato centro destra, stante la debolezza di Forza Italia e la scarsa rilevanza di Fratelli d’Italia.

A Salvini vanno le colpe maggiori, a mio parere. Il Movimento 5 Stelle andrebbe invece assolto perché le sue colpe si riducono all’ingenuità politica. È stato l’unico giocatore che ha giocato pulito, con fair play. Ha fiancheggiato Salvini in uno slancio sincero di collaborazione. L’intenzione degli stellati era sinceramente quella di dare vita a un governo, senza riserve e senza secondi calcoli.

Vedremo ora se Salvini saprà schierare tutto il centrodestra al suo fianco. Vedremo se e come Berlusconi potrà o vorrà seguirlo nella sua cavalcata anti sistema. Nella scorsa campagna elettorale il leader di Forza Italia si era presentato come campione filoeuropeista e come contrappeso alle pulsioni anti sistema del suo socio leghista, ossia nella posizione diametralmente opposta a quella che dovrebbe assumere ora per assecondare l’ascesa di Salvini.

Poco dopo il “licenziamento” di Giuseppe Conte, il Capo dello Stato ha conferito l’incarico per un “governo del Presidente” a Carlo Cottarelli, ex commissario per la revisione della spesa pubblica (per la quale suggeriva profondi tagli) ed ex direttore esecutivo di quel Fondo monetario internazionale contro il quale più volte i partiti della coalizione giallo-verde si sono scagliati.

Cottarelli difficilmente potrà presentarsi quale premier di un governo “neutro”, come lo aveva definito Mattarella nel corso delle consultazioni. Pesa il suo passato e pesa il fatto che nei giorni scorsi il premier in pectore Cottarelli aveva duramente criticato il ‘contratto di governo’ della coalizione giallo-verde.

Dunque, un potenziale presidente del consiglio non neutro ma orientato politicamente, che non otterrà la fiducia in parlamento ma che ugualmente guiderà la politica internazionale ed economica dell’Italia nei prossimi mesi da qui alle elezioni.

Questo ci riporta alla responsabilità che si è assunta il Capo dello Stato nel sovrapporre la sua visione politica a quella dei partiti legittimamente eletti e legittimi portatori di una proposta politica.