LA ‘NDRANGHETA IN GERMANIA E LA LAPIDARIA ANALISI DI NICOLA GRATTERI

DI MARINA POMANTE

Il 23 maggio l’Italia ha ricordato la tragica strage di Capaci dove perse la vita Giovanni Falcone. Conosciamo tutti la sua tenacia, il suo coraggio e la sua determinazione a scavare nei meandri e nei loschi affari politico-mafiosi. Conosciamo il suo percorso nella lotta alla mafia con l’istituzione del Pool antimafia, voluto da Rocco Chinnici e dopo il suo assassinio, guidato da Antonino Caponnetto, nel quale operarono oltre a Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. La loro battaglia era suffragata dalle leggi che permettevano di mettere con le spalle al muro gli uomini della mafia.

Grazie a leggi speciali, attuate allo scopo specifico del contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso, abbiamo inferto colpi mortali ai vertici mafiosi. E’ per le leggi, il valore e l’abnegazione di uomini che vanno considerati eroi, che è stato possibile per lo meno smorzare lo strapotere mafioso che ormai si era insediato nella politica stessa e nelle banche.

A livello europeo il controllo su questi affari sporchi di soggetti mafiosi è evidenziato dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri che nello specifico, pone l’accento sulla Germania. Da un servizio inchiesta del Corriere della Sera, è proprio Gratteri che spiega come il fenomeno delle mafie e in special modo della ‘ndrangheta, abbia fagocitato parte dell’economia tedesca, divenendone la parte attiva imprenditoriale, poichè come specifica meglio il procuratore di Catanzaro l’obiettivo della ‘ndrangheta o meglio, dell’elite ‘ndranghetista non è arricchirsi, ma giustificare la ricchezza.

La mafia arriva in Germania negli anni ’70 con i “gastarbeiter”, cioè quei lavoratori migranti che poi hanno trovato sede stabile nel Paese.
Come spiegato nell’inchiesta dalla coautrice del saggio Margherita Bettoni: Die mafia in Deutschland, “La mafia è presente soprattutto nelle regioni economicamente forti in Germania, quindi nel Baden – Wuttenberg, La Baviera, Essen, nel North Rhine-Westphalia, ma è molto presente anche nell’est della Germania, per esempio in Turingia, nella città di Erfurt. Abbiamo zone che sono contaminate in modo molto forte come per esempio l’Algovia, nel sud della Baviera, Monaco, Stoccarda, Francoforte, e dintorni. La più forte delle mafie in Germania, al momento è la ‘ndrangheta. Il territorio tedesco può essere quasi diviso in due: c’è un asse nord-sud sul quale ha il dominio il clan Farao e un asse ovest-est sul quale sono predominanti i clan di San Luca”.

Le radici del radicamento mafioso in Germania sono evidentemente scaturite dalle migrazioni di un considerevole numero di calabresi che, ad iniziare dagli anni ’50 e poi via via fino agli anni ’70, si sono trasferiti in Germania e successivamente, negli anni ’80 alcuni di questi hanno avviato una serie di investimenti, comprando pizzerie, ristoranti, ma anche alberghi, villaggi turistici e poi case e ville in Turingia, Sassonia, Renania settentrionale-Westfalia e nel Baden-Württemberg.
Hanno poi avviato un traffico di droga col Sudamerica e un’inchiesta della rivista Berliner Zeitung ha raccontato che secondo i servizi segreti tedeschi, pacchetti azionari di società energetiche come la Gazprom, sono stati acquistati da calabresi.

Il primo pentito della ‘ndrangheta, Giorgio Basile, confessò negli anni ’90 le attività del traffico di stupefacenti e dello spaccio di marchi falsi.
L’organizzazione criminale, con la caduta del muro di Berlino, arrivò ad allargarsi anche in Turingia, dove l’attività preminente era quella dl riciclaggio con l’apertura di molti ristoranti.
All’indomani dalla caduta del muro di Berlino, nel corso di una intercettazione telefonica ad alcuni ‘ndranghetisti, la frase emblematica fu: Kaufen Kaufen Kaufen. Comprare, comprare comprare. Ad intercettare questa conversazione fu il team di investigatori diretto da Bernd Finger che ricoprì il ruolo di capo della sezione contro la criminalità organizzata della polizia tedesca, per circa trent’anni.

La ‘ndrangheta, come riportato dal Bundesnachrichtendienst, arrivò a godere anche di influenza politica sia in Parlamento che nella Pubblica Amministrazione.
La nota rivista Stern, ha pubblicato una dichiarazione di Jürgen Roth, esperto di criminalità organizzata, il quale afferma che la mafia calabrese conta sull’appoggio di almeno 1.800 persone con molti “locali”.
La prima volta che la ‘ndrangheta compie un atto evidentemente clamoroso che porta alla conoscenza dell’opinione pubblica la propria presenza sul territorio, accade nella notte del 15 agosto 2007 (la strage di Ferragosto), sono uccisi sei italiani tra i 16 e i 39 anni nei pressi della stazone di Duisburg.
La Polizia federale tedesca a marzo 2009 rende noto che nel Paese sono presenti 230 ‘ndrine con centinaia di affiliati e sono in tutte le regioni, prevalentemente in Renania Settentrionale-Vestfalia, Baviera e Assia.

Il procuratore di Catanzaro, Gratteri, sostiene che “se il potere politico dovesse ammettere l’esistenza e la presenza della mafia in Germania, dovrebbe dire anche che c’è da venticinque-trent’anni. E a questo punto è legittimo chiedersi in questi venticinque-trent’anni cosa fatto la politica? Per quale motivo l’ha nascosta? Per non spaventare gli abitanti? Per non scoraggiare gli investitori stranieri?”.

La “politica” della conquista territoriale che alcune organizzazioni mafiose adottano, è proprio quella della progressiva acquisizione di immobili commerciali e residenziali nell’area che si prefiggono di controllare, tutto avviene legalmente (almeno nell’ufficialità delle compravendite) e una volta arrivati a detenere una considerevole parte degli immobili e delle azioni delle principali aziende, si conclama il controllo dell’area. E’ responsabilità di una Politica disattenta al fenomeno, che favorisce suo malgrato il concretizzarsi di tutto questo.

Dopo i fatti di Duisburg, ci fu un convegno indetto da “Mafia nein danke” un’associazione contro la mafia, che si occupa di contrastare i pregiudizi contro gli italiani, fornisce informazioni contro la criminalità organizzata e attiva azioni antiracket.
In seguito ad una interrogazione parlamentare sulla presenza mafiosa italiana in Germania, le autorità tedesche risposero che c’era una presenza di 590 persone tra mafiosi, camorristi, ‘ndranghetisti ed esponenti della Sacra Corona Unita. Questi erano quelli noti alle autorità, ma una cifra più aderente alla realtà, come evidenziato dai magistrati italiani e soprattutto da Gratteri, dovrebbe essere cosiderata dieci volte tanto. I procedimenti penali delle autorità tedesche sulla criminalità orgnizzata sono nell’ordine di una decina all’anno o poco più. Questo rivela come in Germania, il fenomeno non pare sia attenzionato sufficientemente…

Negli anni che seguirono la strage di Duisburg, ci sono state varie operazioni di polizia che hanno permesso l’individuazione di cellule di clan italiani in Germania e una delle ultime (l’operazione Stige), della procura di Catanzaro, ha portato all’arresto di 169 persone. Nicola Gratteri ha accusato senza mezzi termini le autorità tedesche, “In questi decenni non hanno voluto capire, perché io 10 anni prima della strage di Duisburg, quando sono stato in Germania e mi hanno fatto ascoltare delle intercettazioni in cui si parlava di locali, gli ho spiegato che il Locale non è un magazzino. Il Locale è l’organizzazione base della ‘ndrangheta e gli ho detto chiaramente: “Voi tra 10 anni avrete lo stesso problema che abbiamo noi in Italia. Purtroppo però la Germania non si è attrezzata sul piano normativo”.

L’accusa di Gratteri è giustamente critica, poiché in assenza di Leggi che consentano azioni mirate contro la mafia, diviene complesso oltremodo, ogni procedimento teso alla lotta contro la criminalità organizzata di stampo mafioso e il lavoro stesso dei magistrati incontra ostacoli oggettivi che di volta in volta offrono una via d’uscita agli indagati.
Il nostro Paese vanta suo malgrado una grande esperienza in materia e tra commissariamenti per infiltrazioni mafiose, racket, carcere duro (meglio noto come 41 bis), vittime, attentati, connessioni politiche, ha maturato profonde capacità di ingaggiare la lotta contro questo cancro che sembra impossibile da estirpare, allora, quando da un magistrato o dalla procura, arriva un grido d’allarme, questo dovrebbe essere ascoltato con la massima attenzione, perchè in caso contrario l’epilogo è quello che sta accadendo in Germania.